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Arte Alimentazione Salute

Mostra degli Allievi del Liceo Artistico Statale G. C. Argan di Roma

Sapienza Università di Roma-Museo di Arte Classica (Gipsoteca)

23 Gennaio – 3 Febbraio 2018

Dall’antichità fino ad oggi le opere d’arte raffiguranti cibo e momenti conviviali attraversano tutta la storia dell’uomo. Presso i Greci, ad esempio, la convivialità aveva grande importanza e molte scene raffigurate sui Crateri a campana rappresentano banchetti, durante i quali si mangiava semisdraiati su triclini appoggiati sul braccio sinistro, e i cibi, già tagliati, si prendevano con le mani.

Per i Romani il triclinio (triclinium) era anche la stanza in cui veniva servito il pranzo, considerato un rituale nella loro vita, tanto da durare dal primo pomeriggio fino a notte fonda. I commensali prendevano posto intorno a tavoli allestiti in modo da enfatizzare la loro condizione sociale a seconda della vicinanza al proprietario della domus. Vista l’importanza, questo ambiente veniva decorato con mosaici e affreschi sulle pareti che facevano riferimento all’alimentazione o più in generale alle nature morte. Durante il banchetto venivano recitati anche degli spettacoli che, insieme a canti e danze, servivano per intrattenere ed allietare gli ospiti.

Notissimo è l’affresco di Pompei, Il banco del pane, I sec. d.C., che fa parte dei moltissimi dipinti che vedono protagonista il cibo in quella città. In questo caso è raffigurato un banco del pane, testimonianza della presenza e del valore di questo alimento già in quell’epoca.

Artisti noti e meno noti si sono cimentati con questo tema.

Una delle opere d’arte più note è certamente l’Ultima Cena che Leonardo da Vinci realizzò tra il 1495 e il1498 (460×880 cm, Santa Maria delle Grazie, Milano), nella quale viene rappresentato il momento in cui Cristo annuncia che verrà tradito da uno degli apostoli.

Paolo Veronese, pittore della Repubblica di Venezia, rappresenta mirabilmente la società veneziana del Cinquecento e il suo stile di vita ostentato, realizzando diverse opere raffiguranti banchetti. In Cena a casa di Levi (1573, olio su tela, 555×1280 cm, Gallerie dell’Accademia, Venezia) il tema doveva essere quello dell’Ultima Cena, ma le innovazioni proposte dal pittore, soprattutto l’ambientazione dello sfarzoso banchetto, non incontrarono il favore dell’Inquisizione, che ordinò delle modifiche al dipinto non accettate dall’artista.

Renato Guttuso, nel suo dipinto più celebre, Vucciria (1974, 300×300 cm Palazzo Steri, Palermo) rappresenta uno dei mercati storici di Palermo situato nell’omonimo quartiere della Vucciria. L’opera, con realismo sanguigno e crudo, raffigura carni, frutta, verdura e prodotti tipici esposti sulle bancarelle, che ben descrivono il mercato come luogo di aggregazione e  l’anima siciliana.

Tra le opere di Vincent Van Gogh spicca I mangiatori di patate (1885, 82×114 cm,  Van Gogh Museum, Amsterdam), dove il pittore olandese propone una autentica e non emendata rappresentazione della realtà portando alle conseguenze estreme la logica del Realismo.

Ma è  nel corso del Novecento  che il ruolo del cibo nell’arte assume aspetti impensati, tanto che negli anni Sessanta-Settanta, in seguito al cosiddetto “boom economico”, non ci si nutre più solo di cibo ma anche di immagini e di pubblicità. Con gli artisti della Pop Art, il cibo non viene più rappresentato nella sua veste “naturalistica” ma piuttosto nella sua nuova veste “industriale”. Gli artisti Pop considerano superata l’arte come forma espressiva dell’interiorità e si appropriano delle immagini fornite dai nuovi media, rielaborandole in chiave artistica. Il maggior rappresentante della corrente è Andy Wahrol che manifesta una forte sinergia con il cibo utilizzando per le sue opere oggetti della vita quotidiana, come le bottiglie di Coca-Cola o le lattine di zuppa. In particolare, per l’artista di Pittsburgh, già dal 1962 la zuppa non è un fumante piatto di brodo ma una fredda lattina sulla quale è riportata la piatta scritta  “Campbell’s” (marca di zuppa condensata in scatola), si tratta del  noto Barattolo di minestra Campbell’s del 1962.

La fondamentale svolta nella produzione dell’artista contemporaneo  Agostino De Romanis si attua nella serie dei dipinti ispirati all’Indonesia, alla sua natura e ai suoi frutti. È come se riscoprisse nelle risaie, nelle bellezze di quei luoghi, nella potenza dei vulcani e dei fenomeni naturali, quella connessione primordiale dell’uomo con Dio, compiendo un’elevazione che la muta in verità universale. Lo stupore della sua anima tormentata si fa gesto istintivo che esplode nella policromia delle terre, dei rossi appassionati, dei verdi, dei cobalti, dei cieli di doloroso turchese. La luce pervade ogni dipinto, i volti primitivi dei balinesi, la ritualità dei loro gesti, animali, pesci e frutti esotici, la spontaneità delle scene nell’incanto cromatico del tempo di sogno. E’ il caso di Miraggio della foresta (2005), I pesci grandi in complotto (2003), Kiwi (2011).

Ci sono poi artisti dalla forte propensione alla sperimentazione che cercano nuovi stimoli espressivi  utilizzando cibi, vivande e caffè per realizzare le loro opere. E’ il caso di Giampiero Pierini, maestro dell’arte enoica, capace cioè di rappresentare la sua realtà artistica fatta di paesaggi, fiori, scorci di antichi centri storici, dipingendo con il vino, escogitando quindi un’altra sorprendente tecnica pittorica, quella chiamata comunemente del “vinarello”.

La Mostra degli Allievi del Liceo Artistico Argan di Roma

Il Liceo Artistico Statale Giulio Carlo Argan di Roma rappresenta un’eccellenza espressiva dell’arte in tutte le sue forme (Arti Figurative, Design per l’Architettura, Grafica, Architettura e Ambiente), mettendo al centro i giovani artisti che partendo dall’immobilismo che attende un cambiamento  riprende il dialogo con il mondo facendolo con il linguaggio dell’arte.

In questo  momento appare molto importante che un Istituto scolastico pubblico abbia voluto offrire un concreto segno dell’estensione del proprio impegno curando una mostra collettiva dei suoi Allievi dal titolo Arte, Alimentazione e Salute, allestita dal 23 Gennaio al 3 Febbraio 2018 nel Museo di Arte Classica (Gipsoteca)  dell’Università di Roma Sapienza.

Il tema dell’evento è una grande sfida su una materia rilevante che è quella della nutrizione, e il Liceo Argan dimostra una grande apertura e sensibilità, ad iniziare dal Dirigente Scolastico, prof.ssa Anna Messinese, e dai responsabili delle mostre, proff. Stefania Archilletti e Francesco Larocca, verso il problematico connubio Alimentazione-Salute, particolarmente tra i giovani.

La mostra, allestita magistralmente dall’arch. Williams Troiano, consente di apprezzare la creatività di molti giovani allievi che con entusiasmo e competenza si dedicano all’arte. La loro ricerca si estrinseca attraverso un lessico mentale che fonda le radici nella coscienza di un lavoro che non vuole possedere esiti esclusivamente narrativi, ma che si prefigge di sviluppare una capacità di riflessione inflessibile, in grado di parlarci del presente ma anche del futuro, spesso con una elevata capacità metaforica di anticipazione che soltanto gli studenti di un Liceo Artistico così rappresentativo come l’Argan riescono ad esprimere. Si tratta di una polifonia di immagini, ricavata dall’esperienza e dall’analisi approfondita di un modo personale di vedere l’essenza delle cose. Quindi, in questa collettiva, senza pregiudizi ideologici e critici ma con un principio di spontanea libertà e originalità espressiva, espongono giovani artisti alla ricerca di una giusta considerazione, tutti comunque legati con quel fil rouge che evidenzia l’essenza dell’essere artisti davanti all’argomento in oggetto.

È il pregio di una collettiva come questa, in cui tutti partecipano nel desiderio di mettere in risalto il prodotto di quanto realizzato con l’esercizio della fantasia e della tecnica nel chiuso degli attrezzati Laboratori scolastici. Le opere esposte sono pittoriche realizzate con diverse tecniche – ad olio, tempera, acquerello, inchiostro –  a cui si alternano sculture in terracotta, ceramica, legno e argilla, oggetti di design, installazioni, progetti architettonici, composizioni che fanno ricorso a tecniche diverse, dalla computer grafica ai collage, dalla fotografia alle applicazioni polimateriche.

Ma la pregevolezza tecnica otterrebbe modesti risultati se non fosse supportata e rinvigorita dalle qualità poetiche di chi le manipola, le utilizza e le rielabora con creatività, offrendo uno spettacolo inedito e originale agli occhi e al consenso del pubblico e della critica.

Al di là delle singole posizioni ideologiche, gli Allievi-Artisti del Liceo Argan sono capaci di rinnovare giorno dopo giorno la loro ricerca esistenziale attraverso un gioco sublime di invenzioni formali e sostanziali, fino a sovrapporre sulle tele, sulla carta, sulla terracotta le loro certezze o meglio, i loro dubbi. Il loro “scavo interiore” è antico come la loro tecnica: macera l’anima dell’artista fino a trovare l’armonia desiderata.

Il risultato della loro “visione interiore” è tutta in questa mostra collettiva, è in una varietà di forme che si omogeneizza in un unico amalgama affrancato dalla sua fisicità, cosicché l’immagine reale viene ricreata sui vari supporti con una serie di valori, rapporti ed armonie propri ma, al tempo stesso, pura espressione di creatività pittorica di un momento indefinito e indefinibile.

Se è vero che la rappresentazione delle opere è, prima di tutto, il riflesso dell’interiorità degli artisti, possiamo affermare che quelle dei nostri giovani allievi, in una sorta di onirico percorso immoto e temporalmente sincronico, sono una rievocazione interiore in cui l’immagine reale si sovrappone all’esperienza e ai ricordi.

Tutte le opere in mostra esprimono la ricerca di quello che c’è oltre ciò che si può toccare, aprendo una finestra al di là del tempo che scorre, oltre la carta che possiamo disegnare, oltre le forme che possiamo assumere, collegando la caducità dell’uomo con l’incorruttibilità di Dio, in un movimento corale in cui l’immagine diventa domanda a cui può rispondere solo lo sguardo dell’osservatore.

Questo importante evento è un riconoscimento doveroso ai giovani allievi-artisti del Liceo Argan di Roma, il cui discorso sta iniziando ad essere comprensibile in varie parti del mondo, continuando a essere la trama di un tessuto pittorico tra i più lirici e personali che appartengono alla più antica tradizione italiana.

DIDASCALIE:

Annibale Carracci, Mangiafagioli, 1584, Palazzo Colonna, Roma

Agostino De Romanis, Miraggio della Foresta, olio su cartone con inserto ceramico, 2005

Agostino De Romanis, I pesci grandi in complotto, olio su cartone, 2003

Agostino De Romanis, Kiwi, ceramica su base rotante, 2011

4- Lavoro collettivo allievi 5P, Pelle, 65×55 cm, 2018, terracotta (Prof. Salvo Maria Fortuna)

5- Lavoro collettivo allievi 5P, Autunno astratto, 2018, terracotta (Prof. Salvo Maria Fortuna)

7-Francesca Finocchi, Donna col panino (3Q, Prof. Stefania Russo)

8-Valerio Pacini, La dama anoressica (3Q, Prof. Stefania Russo)

10-Lavoro collettivo  allievi 2A  a.s. 2016-17, Sara D’Angelo, Silvia Sarnieri (3E) Cristina Tappi (2D) a.s. 2017-18, I suoni della terra, installazione, terracotta, germogli, inserti patinati, 186×85 cm  (Prof. Vita Cavino)

12-Anastasia Maria Luciani, Tavola imbandita, tecnica mista e ceramica su supporto ligneo, 60×30 cm (1A, Prof. Cinzia Leone)

13-Angelica Maria Luciani, Pane e cellulare, olio e inserti su tela, 50×35 cm (1A, Prof. Cinzia Leone)

14-Angelica Maria Luciani e Anastasia Maria Luciani, Portate dal vento, ceramica, 33x38x20 (1A, Prof. Cinzia Leone)

15- Gabriela Mihaela Croitoru, tutaverun Dulce, acrilico,pastelli e colori ad olio, 40×40 cm (3Q Prof.Vita Cavino)

18- Sara Ascione, Cuore di mela (3Q, Prof. Vita Cavino)

20- Simone Canova, Simona Panarello, Sabrina Ricci, Davide Tardivo, Enigma del piatto, tecnica mista, legno, ferro, specchio, ecc, (4P, Prof Badolato)

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