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06th
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Il Cavallo

Diciamo sempre che il cane è il più fedele amico dell’uomo, però dobbiamo ammettere che nessun animale è stato così utile all’umanità quanto il cavallo. Ormai abbiamo altri mezzi di trasporto ben più pratici ed efficienti, così un cavallo che tira la carrozzella ci fa un po’ sorridere, ma in passato era l’unico “motore” disponibile e senza di lui non c’era modo di viaggiare se non a piedi. Non è trascorso che un secolo, eppure se non fosse per il cinema tanti ragazzi non saprebbero nemmeno com’è fatto. È vero che negli ultimi anni l’equitazione è diventata uno sport abbastanza diffuso, ma sono ancora pochi quelli che si possono permettere divertimenti del genere.

Nei tempi antichi, prima che qualche furbo cominciasse ad addomesticarli come animali da soma o da cavalcare (il merito va probabilmente agli indiani d’Asia), l’uso che se ne faceva era di tipo mangereccio. Gli uomini non guardavano un cavallo pensando «ora lo prendo e faccio una bella passeggiata», no, loro pensavano «ora gli stacco una coscia e faccio una bella bistecca». Questa potrebbe essere una ricostruzione, probabilmente ispirata a pitture rupestri, di quanto avveniva nella preistoria.

Grandi come gatti

Verso il 3.000 o 2.500 prima di Cristo, il cavallo diventa un protagonista, sia nelle battaglie, sia nelle cerimonie, sia nella vita di ogni giorno. Sculture e pitture lo provano, antichi testi sacri lo confermano. C’è stato anche un tempo in cui il rapporto uomo-cavallo si è fatto così stretto che l’uno si è mescolato con l’altro e ha dato origine allo straordinario mito dei centauri, creature quasi divine, metà uomini e metà cavalli.

Sulla creazione del cavallo esiste una bella leggenda che si tramandano i beduini del deserto d’Arabia quando si raccolgono nelle sere d’inverno sotto le tende accanto al fuoco. Raccontano che un giorno Dio chiamò il vento del Sud e gli disse: «Condensati in modo che io crei da te un nuovo essere per glorificare i miei santi e umiliare i miei nemici». Il vento del Sud obbedì e rispose: «Signore, eccomi. Prendimi e crea quello che ti piace». Allora Dio prese una manciata di vento, vi soffiò sopra e creò il cavallo. Un cavallo arabo, ovviamente, che è il più elegante, il più leggero e il più quotato. Insomma, Sua Maestà Equina.

Leggende a parte, quando nacquero veramente questi magnifici ungulati, e chi furono i loro progenitori? Viene da ridere se si pensa alla faccia, o meglio al muso che farebbe un cavallo dei nostri tempi, intelligente e sensibile com’è, se si trovasse tra gli zoccoli un animaletto non più grande di un gatto e venisse a sapere – a fiuto, o per quel sesto senso che possiedono molti animali – che si tratta del suo bis-bis-bis-avolo, il più lontano che la scienza conosca. Chissà se riuscirebbe a guardarlo con riverenza e a tributargli il rispetto che si deve agli antenati.

Sembra che sia stato proprio quel piccolo essere, un mammifero che visse tra i 70 e i 50 milioni di anni fa, a dare origine alla stirpe degli equidi, molti dei quali sono ormai scomparsi lungo la strada che doveva portarli fino a noi. I paleontologi l’hanno battezzato Hyracotherium; i suoi resti fossili sono stati trovati nel 1839 in Inghilterra, nel Kent, da William Richardson. Prima venne alla luce un cranio, e lo studioso pensò che fosse appartenuto a una lepre, poi dovette ammettere che, denti a parte, somigliava di più al cranio di un cavallo, sia pure in formato molto ridotto. Per farsi un’idea della sua misura basta immaginare la grandezza di un’unghia rispetto a quella di una mano.

Fossili di un equide simile – aveva ancora cinque dita mentre i nostri praticamente hanno un dito solo, la cui unghia si è trasformata in zoccolo – sono stati trovati in America e appartengono al-Eohippus e da lui discende, 15-20 milioni di anni dopo, il Mesohippus che era già grande come un cane dobermann e nel frattempo aveva perduto il primo e il quinto dito. Con gli anni, e con ricerche più mirate, furono scavati molti altri fossili grazie ai quali si poteva ricostruire a grandi linee la storia cronologica degli equini. Bisogna tenere conto del fatto che nel Miocene – 25 milioni di anni fa – il clima sulla Terra è cambiato, molte foreste sono scomparse lasciando posto alle praterie, così i cavalli hanno imparato a brucare e chi domina la scena è il Merychippus, alto ormai 1,25 metri. Nel Pliocene (12 milioni danni fa) il Pliohippus cresce ancora mente il secondo e quarto dito si riducono a ossa, più o meno come nei cavalli di oggi.

L’Hipparion compare verso la fine di quell’èra. Ha solo tre dita, quindi lo possiamo considerare un modello destinato ad andare subito “fuori catalogo” e invece è durato fino al Pleistocene: dai 3 milioni di anni fa, giù verso l’Olocene. Si potrebbe dire che ormai il tempo stringe perché l’Homo erectus e l’Homo habilis sono alle porte, il Sapiens arriverà tra non molto, anche se il Sapiens sapiens è ancora piuttosto lontano. E qualche volta, a guardare come si comporta e quante guerre scatena, ci viene il dubbio che non sia arrivato neanche oggi (forse per vivere finalmente in pace dobbiamo aspettare un Sapiens sapiens sapiens?).



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