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Tra contagio e memoria. Liber familiaris

Una pandemia è per certi aspetti simile a una guerra. Anch’essa comporta vittime, eroi, movimenti di uomini e mezzi, restrizioni della libertà.

La guerra del Covid-19 ha avuto in Italia le sue manifestazioni epidemiche iniziali alla fine del gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus. Successivamente un focolaio di infezione è stato confermato in Lombardia, a Codogno, in provincia di Lodi, con i primi decessi poi aumentati vertiginosamente, sino a rendere per un certo periodo la nostra nazione prima al mondo per numero di morti.

La misura adottata è stata la “quarantena”, con l’emanazione del decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020, in cui il Consiglio dei Ministri ha sancito la chiusura totale dei Comuni con focolai attivi e la sospensione di manifestazioni ed eventi negli stessi Comuni.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato altri decreti attuativi (DPCM) in cui le misure restrittive sono state sempre più ferree ed estese all’intero territorio nazionale con la sospensione di tutte le attività lavorative, a esclusione di quelle di pubblica utilità e la limitazione dei viaggi, tranne per necessità, lavoro e circostanze sanitarie. Sospesi eventi sportivi e culturali, manifestazioni e funzioni religiose. Chiusura anticipata dell’anno scolastico per le scuole di ogni ordine e grado.

Il contributo dei cittadini nei confronti del Paese è stato quello di “Restare a casa”, slogan breve ma che esprime con persuasiva efficacia le regole del governo per limitare il virus. Durante l’estate del 2020 i contagi sono diminuiti, ma in autunno, anche con l’apertura delle scuole, aumentati nuovamente e il Governo ha emanato una serie di decreti che hanno portato nuovamente a riduzioni di apertura dei negozi alle chiusure di musei, alla didattica a distanza nelle scuole superiori.

Nell’inverno e nell’estate 2021, grazie alle vaccinazioni i contagi sono diminuiti, ma sono arrivate le “varianti” a far tremare l’Italia e il mondo intero.

Durante questo lungo periodo, Marina Luciani, come la grande maggioranza degli italiani ha rispettato le regole richieste dal governo rimanendo a casa, non con le mani in mano, però, ma realizzando un viaggio indimenticabile a ritroso nel tempo, impegnando le lunghe giornate della “chiusura” scrivendo e pubblicando il libro Tra contagio e memoria. Liber Familiaris, edizioni La Grafica Pisana.

Il testo ricostruisce in particolare la storia del padre Giuseppe e del fratello minore Fernando, consentendo di scoprire e capire molte cose del loro vissuto.  Ha ideato di pubblicare il volume nel 2021, centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano, a cui i due fratelli, legati da affinità e interrelazioni, hanno aderito per lungo tempo, impegnandosi attraverso la “politica quotidiana” e il “sindacato sul campo”, ad aiutare i lavoratori nella speranza di realizzare un mondo più equo e degno. 

Fernando e Giuseppe, stessi ideali politici e stesse convergenze ideologiche, entrambi intellettuali; il primo giornalista, civilmente impegnato, scrittore, paroliere, fondatore e direttore della rivista “Primi Piani”, dove hanno iniziato a scrivere tutti i Luciani adolescenti che ben presto sono diventati giornalisti. Il secondo fa emergere il suo talento, la sua personalità e la sua morale ponendosi ogni giorno al servizio dell’altro, con la coerenza del proprio linguaggio.

Nati entrambi negli anni venti hanno vissuto le atrocità della guerra con lutti e danni; per Giuseppe anche il dolore straziante della perdita del primo figlio di cinque anni e per Fernando una lunga malattia. 

Molto bella e significativa la copertina del libro, elaborata graficamente da Angelica Maria e Anastasia Maria Luciani su acquerello di Paolo Folcarelli, dove sono raffigurati Fernando e Giuseppe in una piazza di Falvaterra, paese della Ciociaria vissuto nell’infanzia dai due fratelli.

Quante volte l’abbiamo sentito dire nei mesi scorsi? Politici e tuttologi, opinion maker e blogger di diverso peso e caratura hanno fatto a gara per ricordarcelo: proviamo a trasformare i disagi, né piccoli, né pochi del lockdown in un’opportunità.

Facile a dirsi, più difficile da mettere in pratica. Ebbene, Marina Luciani c’è riuscita.

Infatti, nei giorni della “chiusura”, con sensibilità e intelligenza, questa scrittrice nata a Roma poco dopo la metà del secolo scorso, si è accinta a scrivere la storia della famiglia di appartenenza, muovendo dai bisnonni per passare ai nonni, ai loro figli, ai figli dei figli, ai figli dei figli dei figli: un segmento temporale che abbraccia circa centocinquant’anni e ben sei generazioni.

Tuttavia il punto di vista dell’autrice si è concentrato su due dei Luciani di terza generazione: Giuseppe e Fernando, accomunati dal filo rosso che in vita li ha sempre uniti. Ovvero, l’appartenenza politico-ideologica, il loro essere stati militanti consapevoli di quell’”intellettuale collettivo” rappresentato dal Partito Comunista Italiano e ognuno al suo posto di lavoro, sindacalisti impegnati nella difesa e promozione dei diritti dei lavoratori. Esistenze, le loro, dense oltre che di un senso forte della famiglia, anche di valori ideali alti e di speranze in un riscatto sociale culturale non solo individuale, ma collettivo, non solo materiale ma morale.

Un’eredità impegnativa, la loro, che la scrittrice ha cercato, e cerca, di onorare, raccogliere e declinare nel loro tempo e nel loro segmento di storia. Con maggiore o minore successo: sempre, comunque, avendo negli occhi e nel cuore il riferimento forte del padre e dello zio.

Marina racconta… racconta e fa riemergere nomi e quindi persone, donne e uomini, luoghi, ambienti, aneddoti, sempre conosciuti e mai dimenticati, ma rimasti sulla soglia della coscienza e sottoposti al normale processo memoriale di progressiva opacizzazione legato al trascorrere degli anni.

Chi sono i nostri antenati? Da dove veniamo? Chi c’era prima di noi, le vicende, gli ambienti, gli attori, i contesti della vicenda della famiglia Luciani? Ebbene, l’autrice si è chiesta a quali quesiti sarebbe stata in grado di rispondere in maniera precisa ed esaustiva?

“Come comunità familiare abbiamo rischiato la perdita delle nostre radici; l’oblio sui tempi e le ragioni che ci hanno plasmato; la smemoratezza circa le donne, gli uomini, i luoghi e i fatti che ci hanno resi così come siamo. Con tante qualità e, forse, perché no, pure qualche difetto”, così si esprime l’autrice, che con il prezioso aiuto dei tre cugini figli di Fernando (Luciano, Paolo e Tiziana) e del fratello (Roberto) non si è limitata a raccogliere dati e informazioni oggettive. Ha fatto di più, perché ha prestato orecchie e cuore ai racconti di famiglia, a quelle narrazioni in gran parte vere, in parte verosimili, che hanno nutrito l’infanzia di ognuno della famiglia. Almeno sue e dei cugini di “quarta generazione”, la seconda novecentesca, che, proprio a partire dalla famiglia, si sono serviti delle narrazioni che li riguardavano per posizionarsi nella storia grande e nel mondo contemporaneo. Per costruire ognuno il suo senso di sé e trovare quell’identità che rende ciascuno di noi unico e irrepetibile.

Vicende e fatti di una storia minima, quelli narrati dall’autrice, ma ricchi di particolari significativi e capaci di illuminare anche larghi segmenti di storia grande: la guerra di Libia e l’emigrazione transoceanica; la Ciociaria, povera e fiera, e l’attrazione esercitata su quest’area geografica a sud del Lazio da una città Capitale in piena espansione “imperiale”; Roma sotto le bombe alleate e gli anni complicati del dopoguerra e della faticosa ricostruzione; il fenomeno postbellico della coabitazione e la difficoltà a trovare un lavoro; la laboriosa conquista della casa e di un’occupazione. Necessarie precondizioni per ripartire verso una vita civile più degna e con al centro il progetto, strategico per i due fratelli Luciani usciti dalla guerra, di costruirsi una famiglia propria. Questo l’orizzonte di Giuseppe e Nando: un nucleo di affetti su cui far convergere non solo tesori emotivi ma anche serietà d’intenti, senso di responsabilità e passione genitoriale ed educativa.

Marina Luciani ci racconta tutto questo nel libro appena pubblicato Tra contagio e memoria. Liber Familiaris, lo fa con il garbo e la misura che le sono propri da sempre. Applicando con scioltezza il motto “scava dove sei” dei giovani storici inglesi di trent’anni fa: loro lo intendevano in senso geografico locale, l’autrice in senso emozionale. Infatti, dove puoi essere più compresa, tutelata e condivisa che nella tua famiglia?



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6 Comments

  1. Serena

    Libro di un certo spessore, molto particolari ed emozionanti le fotografie pubblicate che evocano bei ricordi. Due ore di piacevole lettura.

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  2. Sr Laura Gaeta

    Ho letto con molto interesse il libro che ho appréciation per la documentazione e la ricerca . Fare memoria e’ importante. Brava Marina!

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