Jul
29th
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Europa. Nuovo SEICENTISMO?

Stiamo vivendo in un’epoca permeata da un fenomeno di impoverimento artistico in tutta Europa. Ricordiamo qualcosa del passato Seicento!

Il Secolo di decadenza, che a seconda delle nazioni ha un nome diverso, in Italia si chiama seicentismo o marinismo, preziosismo in Francia, eufuismo in Inghilterra, gongorismo in Spagna.

Se a questo fenomeno vogliamo dare un nome comune, possiamo chiamarlo barocco. Barocco è un termine della filosofia scolastica del medioevo; con tale nome veniva indicata una forma di ragionamento che nascondeva la povertà di argomenti con un giro di parole. Tale termine, ripreso, diventa il nome di questo fenomeno di impoverimento artistico. 

Seicento e seicentismo.

Prima di procedere con il discorso è bene porre l’attenzione sul fatto che non tutta la produzione letteraria di questo secolo è di timbro seicentista. 

Esistono infatti opere in prosa che sono ben lontane da questa caratteristica. 

Tra queste possono essere chiamate in causa le pagine di Galileo Galilei e di Paolo Sarpi che esprimono dignità di pensieri in una forma pulita e composta, come si può notare nei brevi tratti qui riportati: « Parmi d’aver per lunghe esperienze osservato, tale esser la condizione umana intorno alle cose intellettuali, che quanto altri meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente voglia discorrerne; e che, all’incontro, la moltitudine delle cose conosciute ed intese renda più lento ed irresoluto al sentenziare circa qualche novità. Nacque già in un luogo assai lontano un uomo dotato da natura d’uno ingegno perspicacissimo e d’una curiosità straordinaria; e per suo trastullo allevandosi diversi uccelli, gustava molto del loro canto, e con grandissima meraviglia andava osservando con che bell’arttfcio, colla sless’aria con la quale respiravano. ad arbitrio loro formavano canti diversi. e tutti soavissimi.» (L’infinità dello scibile, di Galileo Galilei). 

« E nel principio dell’anno seguente a’ nove di Gennaio fu creato Adriano, la cui assunzione al pontificato, essendo fatta di persona che mai era stata veduta in Roma, incognita a’ cardinali ed alla corte, e che allora si ritrovava nella Spagna, e del rimanente era anco opinione del mondo ch’egli non approvasse i costumi romani ed il libero modo di vivere de’ cortigiani; rivoltò i pensieri di tutti a questo, in modo che le novità luterane non erano più in nessuna considerazione. Temevano alcuni ch’egli fosse pur troppo inclinato alla riforma; altri che chiamasse a sé i cardinali e portasse fuori d’Italia la sede romana, come altre volte era accaduto; ma presto restarono quieti di tanto timore, perché il nuovo pontefice il dì seguente, dopo avuto l’avviso della sua elezione, che fu il ventidue dello istesso mese, nella città di Vittoria in Biscaglia, non aspettati i legati che gli erano mandati dal collegio de’ cardinali per significarglielo ed avere il suo consenso, congregati quei pochi prelati che poté avere, consentì all’elezione, ed assunto l’abito e le insegne, e non differì a passare in Barcellona, dove scrisse al collegio de’ cardinali la causa perché aveva assunto il nome e il carico di pontefice, e s’era posto in viaggio senza aspettare i legati; commettendo anco loro che ciò facessero noto per tutta Italia » (Adriano VI papa, di Paolo Sarpi). 

Cause del seicentismo.

Ma come si giunse, in Italia, da una letteratura ricca quale quella del primo Cinquecento, a forme letterarie prive di un’anima che ne giustifichi e ne valorizzi l’espressione? Che cosa determina e porta questo crollo? Qual è la vera causa del fenomeno? Questo il problema del Barocco, e noi cercheremo di chiarirlo. E possiamo cominciare con l’esame di alcune cause. La seconda metà del Cinquecento fu caratterizzata dall’ imperversare del movimento controriformistico cattolico che tendeva, in qualche modo, ad arginare la riforma protestante ed a impedire che essa dilagasse anche in Italia. Si videro possibilità di eresia anche nelle minime proposizioni che non fossero più che conformi all’ortodossia cattolica. Si volle estirpare sul nascere, qualunque germe potesse far pensare ad un venir meno della fede sincera, di cui la Chiesa di Roma si proclamava unica depositaria ed interprete. Ciò portò, come conseguenza, un freno ed impedimento alla libera creazione dello spirito umano; e venne pertanto fermato lo sviluppo dei valori che erano stati affermati da tutta la letteratura della prima metà del Cinquecento, venne impedito ogni ulteriore espandersi dei fermenti contenuti in quei valori. La controriforma pretese di essere l’unica guida e l’unica maestra dell’uomo; bastava la Chiesa a dare all’uomo i capisaldi della fede e ad indicare quali fossero i valori su cui doveva poggiare l’esistenza umana: perciò ogni ricerca era inutile, anzi dannosa, e pertanto doveva essere repressa. Il clima instaurato dalla controriforma fu di un moralismo esasperato che contrastava con quella libertà di vita e di espressione, a cui era arrivato il rinascimento. E ciò determinò atteggiamenti di conformismo, un agire e un parlare ossequioso dei dettami cattolici, ma poco o punto rispondenti ai sentimenti reali di ciascuno. 

A dare un’idea del clima che si era instaurato in campo artistico e poetico, sono indicativi gli scrupoli e i tormenti del Tasso. 

Inoltre tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento si fecero grandi passi nelle scienze naturali. Tra essi fu importantissima la scoperta dell’esatta configurazione della disposizione dell’Universo solare per mezzo della rivoluzione copernicana; detta così dal nome dell’astronomo polacco che la scoprì. Copernico Nicolò, ecclesiastico polacco, fu il primo che con grandissimo coraggio decise di opporsi alle teorie scientifiche della Bibbia che per disposizione della controriforma erano le uniche che potessero essere ammesse come esatte. Questa scoperta pose gli uomini di fronte a realtà che in breve avrebbero corretto le radicate convinzioni che fino allora avevano reso fìero ogni uomo. In questo periodo infatti cadono la cieca fiducia degli uomini in sé stessi, la eroica baldanza e l’altissima concezione delle loro forze morali e spirituali portate all’esaltazione nel periodo rinascimentale. La materia e il cosmo che fino allora gli uomini credevano di dominare, si rivelavano ben più grandi e potenti di loro, spaventosi quasi, ricchi ancora di forze inesplorate e di interrogativi che lasciavano fortemente perplessi. In un tale clima di incertezza l’unica cosa che restava da fare era cercare di non pensare a niente per non impegolarsi in difficoltà senza uscita. Per questo ecco che tutte le manifestazioni umane cominciano a precipitare, tra esse naturalmente c’è anche la letteratura che perde la ricchezza di sentimenti che le era tipica del secolo prima. 

Ecco allora che abbiamo componimenti letterari che non dicono niente e si leggono malvolentieri. Quanto si è detto si può costatare leggendo i pochi versi che seguono: 

Ahi vita, ahi vita breve, 

come voli e trapassi in un momento, brina al sol, neve al foco e nebbia al vento! O sogno, o ombra lieve, 0 d’umano desio speme fallace, 

O d’umano splendor lampo fugace!


Come già si può notare da questi versi, nasce un’arte ampollosa, verbosa, ricercata nelle parole e nella costruzione della frase, ma priva di un intimo signiflcato. 
Affannati in questa ricerca di suscitare meraviglia i letterati arrivano a conclusioni abbastanza strane: Giambattista Guarini, l’autore del Pastor Fido, dice che la poesia non è diretta ad ammaestrare. Jacopo Mazzoni, che la poesia non può confondersi con la filosofia, ma deve parlare di cose vaghe e graziose; e Paolo Beni dice che la poesia sta soltanto nella magniflcenza e nell’ornamento della forma. 



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