Aug
04th
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L’attenzione

 

Alla fine del 1800 e più precisamente nel 1890 lo psicologo William James[1] definì l’attenzione come il prendere possesso, da parte della mente in chiara e vivida forma, di uno fra tanti oggetti o fra tanti pensieri possibili. 

Questa definizione significa innanzitutto che noi esercitiamo una operazione di selezione, nel senso che fra le molte cose che ci circondano poniamo particolare interesse, dirigiamo il fuoco della nostra attenzione su alcune di esse, mentre lasciamo cadere un’altra serie di informazioni che sono meno rilevanti al fine di elaborare una risposta in quel particolare contesto.

Ad esempio nella situazione comune della guida dell’automobile prendiamo in considerazione diversi momenti nei quali possiamo mettere in evidenza alcuni aspetti che riguardano l’attenzione. Per esempio quando siamo fermi ad un semaforo l’informazione di cui abbiamo bisogno sostanzialmente è una sola “quando compare una luce verde si può partire nella maniera più veloce possibile – anche perché altrimenti, il traffico protesta immediatamente”.

Quindi abbiamo dovuto porre attenzione ad un segnale prima della messa in atto di una risposta rapida.

Tuttavia, ci può essere il caso in cui le condizioni nelle quali questa preparazione all’azione cioè la preparazione alla risposta avviene in condizioni estremamente più stressanti, ad esempio alla partenza delle macchine di formula uno.

La differenza importante non è più il semaforo ma che prima della comparsa del segnale “vai”, “metti in moto la risposta” ci sono dei segnali preparatori che suggeriscono all’individuo di stare particolarmente attento man mano che si avvicina la scomparsa dell’ultima luce rossa, la tensione dell’individuo per innescare la risposta aumenta e naturalmente in queste condizioni, quando c’è quindi un segnale “stai attento”, immediatamente prima della comparsa al segnale a cui devo rispondere, le risposte sono naturalmente più veloci.

Sempre restando nell’ambito della situazione di guida, ci sono altre situazioni in cui si deve prestare attenzione: per esempio guidando l’automobile per alcune ore, sicuramente dopo un po’ che l’attenzione, e comunque la prontezza con la quale siamo in grado di rispondere, tende un po’ a diminuire, perché l’affaticamento fa si che la prontezza diventi minore, tuttavia è evidente che se compare in modo più o meno improvviso, un qualche cosa che mi attraversa la strada o un qualche evento in lontananza, bisogna essere in grado di richiamare velocemente le risorse per reagire, se sono in grado di farlo, a questo cambiamento della situazione che mi sta di fronte.

Tutti questi esempi: la partenza al semaforo, allo start della formula uno, nelle situazioni di guida in condizioni di stanchezza, possono riguardare degli aspetti che potremmo chiamare intensivi dell’attenzione, invece nella definizione di James il richiamo è fatto in modo forte ed esplicito sul problema del selezionare delle informazioni.

E per fissare un esempio sulla selezione delle informazioni pensiamo sempre nell’ambito della guida dell’automobile quando procediamo su una strada normale e abbiamo intenzione di trovare la prima svolta possibile per entrare in autostrada, sappiamo che i cartelli segnalatori dell’ingresso in autostrada hanno colore diverso dagli altri cartelli (verdi), mentre invece i segnali stradali di natura diversa possono avere sfondo diverso (azzurro, o giallo a seconda se sono informazioni turistiche o altro).

Pertanto porremmo attenzione ai segnali che hanno un colore verde e a non leggere o comunque a non prestare attenzione affatto a una molteplicità di altre informazioni stradali che non contengono questa specifica dimensione sensoriale che ci facilita.

 

Quindi in sostanza restringiamo l’attenzione (selezione) alla ricerca in modo specifico di una proprietà percettiva che rende la ricerca più facile e l’identificazione del segnale e l’organizzazione delle risposte più efficienti.

 

Se, invece,  siamo in autostrada sulla corsia intermedia, decidiamo di fare un sorpasso, una delle prime cose a cui porre attenzione è

  • qual è la velocità della macchina da sorpassare,
  • qual è la nostra velocità, in modo tale da calcolare il momento opportuno e prevedere anche quanto tempo serve per superare l’automobile.

Tuttavia può accadere che preparandoci al sorpasso ci potrebbero essere delle macchine che vengono da dietro con una velocità più o meno grande, e sarà necessario prestare attenzione alle informazioni sulla relazione spaziale tra noi, l’auto da sorpassare e le auto che seguono.

In definitiva possiamo affermare che ci sono delle situazioni reali nelle quali l’attenzione deve essere divisa tra più aspetti presenti contemporaneamente.

Van Zomeren & Brouwer[2] (1994) propose uno schema nel quale si distinguono due aspetti relativamente indipendenti relativi alla capacità di attenzione da parte dell’uomo: un primo aspetto riguarda la selettivita’, cioè, l’attenzione può essere “focale”, per esempio, può essere centrata sul colore di un cartello stradale, oppure può esseredivisa” ossia contemporaneamente rivolta a più eventi. L’altro aspetto riguarda una dimensione di “intensità” ovvero sia una attenzione che viene chiamata di “allerta” che è quella che mettiamo in funzione quando, per esempio, siamo fermi al semaforo rosso ed una attenzione che viene chiamata “sostenuta” che ci consente di continuare a dare delle risposte in modo ragionevole durante un lungo periodo di tempo nel quale possono comparire, in maniera non prevista, una serie di eventi.

Nello schema di Van Zomeren & Brouwer è previsto anche un sistema di supervisione[3] che indica un altro concetto cioè se ci troviamo in una situazione abbastanza complessa, devo avere la possibilità di decidere man mano che la situazione si modifica, di spostare la mia attenzione da uno all’altro di queste realtà che cambiano, cioè di organizzare una strategia, nel modo con il quale io presto attenzione agli eventi in modo tale da ottenere un risultato sempre più appropriato e pertinente a quello che mi sta succedendo.

Questa semplice serie di osservazioni tratta dalla vita ordinaria suggeriscono l’idea che: l’attenzione non può essere vista come una funzione unitaria ma che ci sono diversi aspetti dell’attenzione che hanno delle caratteristiche indipendenti. Spesso queste proprietà possono essere utilizzate contemporaneamente, altre volte vengono utilizzate una alla volta.

 

[1] Psicologo

[2] Neuropsicologi

[3] Supervisory attentional system



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