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La riabilitazione dell’afasia

I primi tentativi di riabilitazione risalgono alla fine dell’ottocento da parte del neurologo inglese H. Jackson, ma soltanto negli anni ’50 del secolo scorso sono stati applicati dei metodi sistematici di riabilitazione e solo recentemente sono stati classificati in 6 gruppi principali[1]:

1) L’approccio classico, fondato sulla stimolazione e che utilizza una serie di procedure basate sul rinforzo, il modellamento della risposta e le facilitazioni.

2) L’approccio neo associazionista[2], che rovescia il concetto unitario proprio dell’approccio classico[3]. Tuttavia anche questo approccio fonda la rieducazione sulla stimolazione. Viene usato il cosiddetto trattamento orientato al linguaggio[4] composto di 5 modalità: elaborazione uditiva, elaborazione visiva, comunicazione gestuale-verbale, espressione orale ed espressione grafica.

3) L’approccio basato sulla modifica del comportamento fondato sull’istruzione programmata, cioè il comportamento del terapista e del paziente sono programmati a priori e che la terapia sia basata sul cambiamento del comportamento verbale.

4) L’approccio cosiddetto neurofunzionale di Luria[5], nel quale si distinguono i disturbi funzionali da danno transitorio da quelli permanenti dovuti a lesioni strutturali.

5) L’approccio neurolinguistico, legato alle teorie di Roman Jakobson[6] secondo le quali il linguaggio è basato su due fasi basilari opposte tra loro: la selezione e la combinazione. Quando parliamo selezioniamo ciascuna parola tra le tante possibili alternative su un asse di similarità (le alterazioni riguardano le afasie di Wernicke[7]) e le combiniamo con le parole scelte precedentemente lungo l’asse della continuità (le sue alterazioni riguardano le afasie di Broca[8]).

6) Infine è stato classificato anche l’approccio pragmatico che studia l’uso delle proprietà formali del linguaggio. Questo approccio è molto diverso dagli altri approcci stimolatori molto più rigidamente attenti alla correttezza linguistica della produzione e assai meno interessati agli aspetti comunicativi. Inoltre l’approccio pragmatico enfatizza aspetti situazionali includenti aspetti altamente complessi della comunicazione quali i parametri spazio temporali, e le conoscenza/credenze dei partecipanti alla riabilitazione.

 


[1] Anna Basso (2005): ha insegnato neuropsicologia all’Università degli studi di Milano, tenendo corsi in Brasile, Argentina, Stati Uniti, Inghilterra, Belgio, Francia. Nel 1962 ha fondato, presso il dipartimento di scienze neurologiche, il primo centro per la rieducazione dell’afasia in Italia e vi ha lavorato fino al 2007.

[2] Dovuto a neurologi di Boston: Geschwind, Goodglass, Benson, Kaplan)

[3] Cioè che lo stesso tipo di riabilitazione potrebbe essere adatto a tutti i pazienti.

[4] Language Oriented Treatment (Shewn e Bandur 1986)

[5] 1967-1977

[6] Roman Jakobson, filologo, linguista e critico russo (Mosca 1896 – Boston 1982), fu uno dei principali esponenti del cosiddetto “Circolo linguistico di Praga”, (fondato nel 1926), che enunciò il suo programma nelle Tesi pubblicate nel 1929. L’assunto cardinale su cui poggia questa nuova scuola è che non si può capire alcun fatto linguistico se non si tiene conto del sistema a cui appartiene.

[7] vedi altro articolo su questa testata

[8] ibidem



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