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Telecomunicazioni non per Ingegneri!!

Il telegrafo è un sistema di comunicazione a distanza in cui ogni lettera dell’alfabeto e ogni numero viene trasformato in un particolare segnale elettrico. Ha quindi bisogno di un dispositivo trasmettitore, di un dispositivo ricevitore e di un circuito elettrico di collegamento. Nella sua forma più semplice (telegrafo di Morse)

la stazione trasmittente è costituita da un interruttore o tasto telegrafico che, azionato dall’operatore, apre e chiude il passaggio di corrente elettrica lungo il filo di collegamento con la stazione ricevente. Quest’ultima ha un’elettrocalamita che, quando è percorsa dalla corrente, attira un’ancoretta munita di una punta scrivente. Ogni volta che l’ancoretta viene attratta dall’elettrocalamita, la punta scrivente tocca una striscia di carta mossa a velocità costante e traccia su di essa segni più o meno lunghi (linee o punti) a seconda della durata degli impulsi elettrici. Secondo il codice studiato da Morse, il segnale costituito da un punto equivale alla lettera “e”, due punti equivalgono alla lettera “i”, un punto e una linea alla lettera “a”, e così via. Quindi la successione dei vari gruppi di punti e linee permette di “leggere” le parole del messaggio trasmesso.

 

 

Samuel Thomas von Soemmering

“Non crediate che questa faccenda del telegrafo mi abbia mai tolto il sonno. Io sono uno specialista di anatomia, non mi metto in concorrenza con i fisici o i meccanici. Posso dire, senza immodestia, che nei primi anni dell’Ottocento pochi medici mi stavano alla pari. Soltanto più tardi mi applicai ad altri rami della scienza. E inventai il telegrafo. Conoscevo le esperienze di due grandi italiani, Galvani e Volta. Con la pila galvanica, come l’aveva chiamata Volta, il mio connazionale Ritter aveva costruito un accumulatore. Cinquanta lamine di rame alternate a dischi di carta. Trattenevano l’elettricità, e questo mi bastava. Io andai più in là. Mi accorsi che, facendo passare corrente attraverso un filo e immergendolo nell’acqua, questa si scomponeva. Presi allora 35 fili trattati nell’estremità con un po’ d’oro. Corrispondevano alle 25 lettere dell’alfabeto più i dieci numeri dallo zero al nove. Quando mandavo corrente in un filo, all’altro capo si creava una bolla; così si vedeva quale lettera o numero avevo trasmesso. Insomma, potevo spedire telegrammi. Nel 1809 trasmisi ad una distanza di 700 metri;1812 a tre chilometri. Dopo qualche anno smisi questi esperimenti e tornai all’anatomia. Chissà, mi chiedo talvolta, se questo mio telegrafo servirà mai a qualche cosa.”

 

Samuel Morse

 

“Soemmering era un medico, io un pittore. Anche se da ragazzo mi sono interessato di elettricità fino a quarant’anni i miei interessi sono stati quasi esclusivamente artistici. Dal 1829 al 1832 ho studiato in Europa le opere degli antichi maestri; e solo al ritorno in America ho cominciato a pensare alla trasmissione telegrafica, ferma agli esperimenti di Soemmering. Mi misi al lavoro. L’idea mi era venuta sulla nave che mi riportava in America: far scrivere una penna su un pezzo di carta. Costruii un sottile rotolo di carta che scorreva a velocità costante; immettendo o togliendo corrente la linea faceva dei segni. Venivano fuori però soltanto linee rette o tratti a zig zag, poco comprensibili. Per sviluppare la scoperta di Soemmering serviva qualcos’altro. Ci vollero degli anni. Solo nel 1883 completai un alfabeto fatto di linee e punti, che poteva essere trasmesso attraverso una macchinetta molto semplice: in sostanza un tasto azionato con un dito, che faceva partire i segnali. Il mio apparecchio suscitò subito interesse; potrei mostrarlo addirittura al presidente degli Stati Uniti. Ma i pezzi grossi avevano l’aria di considerarlo poco più che un giocattolo. Allora cercai finanziamenti privati. Nel 1844 mandai un telegramma completo da Washington a Baltimora; poco dopo arrivai a Filadelfia. Era fatta.”

 




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