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08th
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Oceano Re delle Acque e padre di tutti i fiumi

2la: Ha chiesto la parola poiché nel tempo abbiamo “intervistato” anche altri Titani; eccoci! prego!

Sono un gigante, il più grande di tutti. Oceano, acqua: pensa quanto spazio occupo sulla Terra. Sono il padre di tutti i fiu­mi, un elenco molto lungo; vi figu­rano, tra gli altri, il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, e anche il Tevere e il Po (quest’ultimo si chiamava Erida­no). Quanti sono? Forse tremila, forse cinquemila. Sono anche il pa­dre delle Oceanine, le bellissime ninfe che abitavano nei mari.

Tra le ninfe Oceanine posso ri­cordare Peito, che ha insegnato agli uomini ad arare la terra e a se­minare il grano; Elettra, madre del­le Arpie, gli uccelli dalla testa fem­minile; Asia ed Europa, che hanno dato il nome ai continenti; Clime­ne, madre di Atlante; Filira, madre del centauro Chirone; Eurinome, che una volta regnava nelle foreste del monte Olimpo, ma poi dovette rifugiarsi in fondo al mare perché sul monte si insediò la banda di Zeus.

Appartengo alla schiera dei Titani, sono il più giovane dei figli di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra). Gli uomini mi hanno sempre considerato una divinità benevola e benefica. Alcuni sostengono che nella guerra tra gli dèi mi sono schierato dalla parte di Zeus, contro i miei fratelli. La verità è che non mi sono mai immischiato nelle lotte per il potere. Prima comandava Urano, poi arrivò Crono, che sarebbe mio fratello e che cacciò il padre. Stessa sorte toccò a lui allorché i suoi figli gli mossero guerra. Fu una lotta cosmica. Gli uomini l’hanno chiamata Titanomachia, il poeta Eschilo ci ha scritto anche un’opera. Mio fratello Crono, il grande sconfitto, finì nell’inferno degli dèi guardato a vista dai mostri dalle cento braccia. Poi ottenne la grazia da suo figlio Zeus che lo mandò nell’isola dei beati.

Anche se Poseidone è il re delle acque, io sono il più importante delle divinità marine, ho dato il nome alle immense distese di acqua, do ospitalità a tutte le altre divinità che vivono nelle acque e in fondo ai mari.

Dei Marini Trasformistici

Lo sapevate che la caratteristica comune degli dèi marini è quella di avere poteri trasformistici? E il più bravo di tutti in questa specialità era Nereo, il grande vecchio del mare. La sua storia iniziò quando ancora non esistevano gli dèi “olimpici”. Gli uomini non avevano ancora inventato Zeus e la sua stirpe. I Greci immaginavano Nereo come un vecchio dalla lunga barba bianca con in mano un tridente, a cavallo di un Tritone. Era molto scontroso e si rifiutava di rispondere ai mortali che lo interrogavano. E per sfuggire gli importuni si trasformava in animale. Io l’ho visto diventare prima serpente, poi cinghiale; si è più volte camuffato sotto le sembianze di una pantera, di un drago e di un cavallo.

Anche Proteo, altro dio del mare, aveva il potere di assumere le forme di animali e oggetti: quando voleva passare inosservato si trasformava in un albero o in una nuvola. Viveva nell’isola di Faro, vicino alla foce del Nilo. Io mi divertivo quando lo vedevo fare esercizi trasformistici: non solo diventava ora un caprone, ora un cane, ora un gatto, ma riusciva persino a far apparire d’incanto fuochi che ardevano senza bruciare, ruscelli e fiumi con acqua che non bagnava; burroni e crepacci che non esistevano; montagne che non si potevano scalare…

Le Nereidi, le ninfe delle acque, sono mie nipoti. Nereo è il padre, e la madre è una delle mie tante figlie, l’occanina Doride. La più famosa di queste ninfe (erano oltre cento) era Teti, la madre di Achille. C’erano anche Galatea, amata da Polifemo; Anfitrine, la regina del mare moglie di Poseidone.

Il mio esercito era formato da migliaia di Tritoni, per metà dalla forma umana e per metà dalla forma di pesce. Tutti, Oceanine e Tritoni, erano protagonisti di fantastiche e poetiche leggende, che nascevano quando gli uomini avevano più tempo da dedicare alla fantasia. Poi sono arrivati i tempi più frenetici, le nonne hanno smesso di raccontare ai loro nipotini le storie degli dèi che litigavano fra di loro, e che con i loro giganteschi difetti erano peggiori degli uomini. I miti lentamente sono passati nel dimenticatoio insieme al gusto del raccontare. E così è scomparso un altro pezzo del sapore antico.

Fate dei Boschi

Le ninfe erano le fate benefiche. Nella mitologia greca ce n’erano migliaia. Gli antichi se le immaginavano come bellissime ragazze che abitavano nei boschetti, alle fonti dei ruscelli, nelle ombrose foreste montane, nelle isole deserte, nei laghi.

Le ninfe delle acque dolci (le Oceanine e le Nereidi abitavano nelle acque salate dei mari) si chiamavano Naiadi. Erano loro che nutrivano le piante e quindi anche le bestie e i mortali. Erano amiche del canto e della poesia e amavano nuotare nelle fresche acque dei laghi e dei ruscelli. Erano considerate anche delle guaritrici: i malati bevevano l’acqua delle fonti a loro consacrate, oppure vi si bagnavano.

Le ninfe dei monti si chiamavano Oreadi. La più celebre era Eco, la personificazione di quel fenomeno acustico così frequente nelle valli profonde e tra catene di monti. C’erano poi le Driadi o Amadriadi, le ninfe degli alberi. Nascevano con la pianta e condividevano il suo destino. Erano felici quando l’acqua del cielo le bagnava, ed erano tristi quando le piante perdevano le foglie.



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