May
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Villaggio globale e Torpore narcisistico

Nel nostro viaggio sul mondo della comunicazione e linguaggio iniziato già con articoli precedenti, un posto preminente assume la ricerca di Herbert Marshall McLuhan (Canada, Edmonton, 1911 – Toronto, 1980) che è stato un sociologo canadese la cui fama è legata alla sua interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli.

E’ bene però fissare le idee su tre argomenti sviluppati nel corso della sua carriera professionale al fine di non essere troppo dispersivi e ci focalizzeremo su tre sue espressioni/definizioni:

1)    Il medium è il messaggio

2)    Media “caldi” e media “freddi”

3)    Il villaggio globale

Il medium è il messaggio

La sua riflessione ruota intorno all’ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell’informazione di volta in volta veicolata. Di qui, la sua celebre tesi secondo cui “il medium è il messaggio”.

In altri termini l’idea che in una società la struttura mentale delle persone e la cultura sono influenzate dal tipo di tecnologia di cui tale società dispone ha pervaso gran parte della ricerca di McLuhan.

In particolare la stampa è la tecnologia dell’individualismo, del nazionalismo, della quantificazione, della meccanizzazione, dell’omogeneizzazione, insomma è la tecnologia che ha reso possibile l’era moderna.

Nel suo libro “Gli strumenti del comunicare” (1967) McLuhan sottolinea per la prima volta l’importanza dei mass media nella storia umana; in particolare egli discute dell’influenza della stampa a caratteri mobili sulla storia della cultura occidentale. E illustra come con l’avvento della stampa a caratteri mobili si compia definitivamente il passaggio dalla cultura orale alla cultura alfabetica. Se nella cultura orale la parola è una forza viva, risonante, attiva e naturale, nella cultura alfabetica la parola diventa un significato mentale, legato al passato.

McLuhan afferma che nelle ere della meccanica, avevamo operato un’estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio (ed. Il Saggiatore, Milano, p. 9).

Ad esempio un primo medium analizzato da McLuhan è stato quello tipografico. Infatti la stampa ha avuto un grande impatto nella storia occidentale, veicolando la Riforma protestante, il razionalismo e l’illuminismo e originando il nazionalismo, l’industrialismo, la produzione di massa, l’alfabetismo e l’istruzione universale.

Si può dunque asserire che qualsiasi tecnologia costituisce un medium nel senso che è un’estensione ed un potenziamento delle facoltà umane, e in quanto tale genera un messaggio che retroagisce con i messaggi dei media già esistenti in un dato momento storico, rendendo complesso l’ambiente sociale, per cui è necessario valutare dei media l’impatto in termini di “implicazioni sociologiche e psicologiche” (ibidem p. 10).

In altri termini ogni nuova tecnologia (comprese la ruota, la stampa, ecc.), esercita su di noi una lusinga molto potente, tramite la quale ci ipnotizza in uno stato di “narcisistico torpore”. Sono pertanto necessari gli anticorpi intellettuali adatti appena ci relazioniamo con la novità tecnologica, altrimenti veniamo assuefatti ad accettare come assiomi assoluti, le assunzioni non neutrali intrinseche in quella tecnologia.

Se invece riusciamo a evitare di esserne fagocitati, possiamo guardare quella tecnologia dall’esterno, con distacco, e a quel punto riusciamo non solo a vedere con chiarezza i principi sottostanti e le linee di forza che esercita, ma anche i mutamenti sociali diventano per noi un libro aperto, siamo in grado di intuirli in anticipo e (in parte) di controllarli. (confronta pp. 19–20)

Media “caldi” e media “freddi”

Un’ulteriore tessera del mosaico intellettuale di McLuhan è rappresentata dal concetto di “temperatura dei media”. Sulla base di questa nozione lo studioso canadese divideva i media in due categorie: media caldi e media freddi.

In generale possiamo dire che il concetto di “temperatura” è legato al grado di partecipazione che un media richiede in chi lo utilizza o ne fruisce. In questo senso i media “caldi” sono quelli che non esigono da parte di chi li utilizza una grande partecipazione, e media “freddi” sono, invece, quelli che richiedono al fruitore maggiore partecipazione e coinvolgimento. Pertanto il livello di partecipazione emerge analizzando i due elementi che sono fondamentali e caratterizzano la temperatura di un medium: il numero di canali sensoriali che sono impegnati durante il suo uso e il livello di definizione o di “intensità” con cui sono costruiti i messaggi. Ecco allora che McLuhan distingue il senso emotivo degli aggettivi “caldo” e “freddo” da quello matematico, specificamente adottato nel senso di una diretta proporzione fra “temperatura mediatica” e “quantità di informazione”. Questa proporzione ha senso nell’ambito di uno ed un solo canale sensoriale. Confrontare il “calore” della radio con quello della televisione è un madornale vizio di forma, poiché l’una agisce sull’udito e l’altra sulla visione.

Ha senso, invece, un confronto tra media di diversa “vocazione” sensoriale, se si ragiona sugli effetti, in merito ad una determinata strategia (ad esempio la propaganda politica).

Il villaggio globale

In ultima istanza, ma non ultima, il nostro autore è colui che ha coniato l’espressione “Il villaggio globale”. Infatti, quello del “villaggio globale” (1968) è un metaforico ossimoro adottato da McLuhan per indicare come, con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l’avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo sia diventato piccolo ed abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio. Sono sue le seguenti parole: “Oggi, dopo più di un secolo di tecnologia elettrica, abbiamo esteso il nostro sistema nervoso centrale fino a farlo diventare un abbraccio globale, abolendo limiti di spazio e tempo per quanto concerne il nostro pianeta”. Il concetto che sta alla base di questa affermazione è la credenza dello studioso nel fatto che la tecnologia elettronica sia diventata un’estensione dei nostri sensi, particolarmente la vista e l’udito. Le nuove forme di comunicazione, specialmente radio e televisione, hanno trasformato il globo in uno spazio fisicamente molto più contratto di un tempo, in cui il movimento di informazione da una parte all’altro del mondo è istantanea. La formazione di una comunità globale ampia ma anche molto integrata nelle sue diverse parti incoraggia lo sviluppo di nuove forme di coinvolgimento internazionale e di correlativa responsabilità (“Understanding Media” – 1964).

Il termine villaggio globale è inteso, a tal proposito, in due sensi diversi:

1) da un punto di vista più letterale, ci si riferisce alla nozione di un piccolo spazio in cui le persone possono comunicare rapidamente tra loro e in tal modo l’informazione diviene molto più diffusa e immediata. Infatti, mediante i nostri “sensi estesi” ognuno di noi fa esperienza in tempo reale di eventi che possono avvenire fisicamente sull’altra faccia del pianeta;

2) da una prospettiva più ampia, si intende una comunità globale, in cui tutti sono interconnessi all’interno di uno spazio armonioso e omogeneo.

Per amor di completezza è bene ricordare che, altri libri rilevanti scritti da McLuhan, che, fra l’altro, insegnò anche per un anno alla Fordham University, sono: “La sposa meccanica” (pubblicato nel 1951) e “La galassia Gutenberg” (1962) dove già si riscontrano in nuce gli elementi descritti nel testo dell’articolo.



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