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LegenΔe di Piante

Intervista alla scrittrice Patrizia Boi

Ho dedicato gran parte della mia esistenza al Restauro dei Beni Culturali, perciò il concetto di Restauro è un modo attraverso il quale mi rapporto con il mondo. Perfino il Paesaggio inteso nella sua Bellezza, e pure nella sua funzionalità, appartiene ai Beni costruiti dal Grande Architetto sulla Terra. E quindi dovrebbe essere oggetto di tutela, anche se mi pare che su questo tema l’Umanità abbia un po’ perso il bandolo della situazione. Il taglio sconsiderato di Alberi e Foreste nel Pianeta sta andando ad inficiare la Bellezza ma soprattutto l’equilibrio del sistema. Mi preme, dunque, ‘restaurare’, nel pensiero dei cittadini, l’importanza del mondo delle Piante per il BenEssere di tutti noi.

Consideriamo il dato scientifico che ci fornisce lo scienziato Stefano Mancuso, ossia che della biomassa di tutti gli organismi viventi nel pianeta, gli animali – non solo gli uomini – rappresentano una quantità totalmente irrilevante di vita, ovvero soltanto lo 0,3% della biomassa complessiva, i funghi sono 4 volte più numerosi degli animali con la loro percentuale dell’1,2%, le piante rappresentano davvero la vita con una percentuale dell’85,5%, il resto sono i microrganismi.

Allora è fondamentale la lettura di libri che si occupino delle Piante aprendo il pensiero dei lettori a nuove visioni. Ne parliamo con la scrittrice di Fiabe Patrizia Boi che ha appena pubblicato la sua Opera LegenΔe di Piante, Nostra Protezione ed Equilibrio in Terra, Bertoni Editori (2022), scritta a quattro mani con l’Erborista Lidia Costa, con Immagini di Sergio Pessolano e con la partecipazione di Lucia Berrettari.

Patrizia perché sono così importanti le Piante nella tua opera, tanto che il sottotitolo recita Nostra Protezione ed Equilibrio in Terra?

«Ci sono davvero tanti motivi, sia scientifici, che prettamente personali.

Cominciamo da quelli scientifici, con gli argomenti che il botanico e saggista Stefano Mancuso espone nel corso della Conferenza “Gli incredibili racconti delle piante”, organizzata da ‘Molte Fedi’, che ha tenuto circa un anno fa a Bergamo e che tutti dovrebbero vedere, specialmente gli studenti di scuole ed università di ogni ordine e grado.

Come Lui afferma, noi “dipendiamo” letteralmente dalle piante, infatti esse producono tutto l’ossigeno e tutto il cibo che ci permette di vivere. E questa non è ancora la cosa più importante perché esse, attraverso la fotosintesi, sono grado di prendere l’anidride carbonica dall’atmosfera e trasformarla in materia, fissando quindi l’anidride carbonica, che è il problema fondamentale del nostro tempo. Se esse sparissero improvvisamente, gli animali scomparirebbero, non per la mancanza di ossigeno – che durerebbe ancora per qualche milione di anni -, ma per la carenza del cibo prodotto dal mondo vegetale. Inoltre, rilascerebbero nell’atmosfera tutta l’anidride carbonica che hanno fissato in milioni di anni, e questo cosa comporterebbe? La temperatura salirebbe e non ci sarebbe più acqua liquida: il Pianeta sarebbe una palla di roccia sterile come Marte e Venere. Quindi se mi chiedi perché mi occupo delle Piante, ti rispondo, cosa c’è di più importante nel nostro Pianeta? L’uomo è davvero un moscerino rispetto agli Alberi non solo per il loro ruolo vitale, ma anche perché sono più capaci dell’uomo di affrontare l’esistenza. La vita media di una specie si aggira intorno ai 5 milioni di anni. Quella degli esseri umani è di circa 400.000 anni, mentre le Piante sopravvivono da ben 450 milioni di anni.  Pertanto dal punto di vista scientifico non c’è assolutamente nulla che sia più fondamentale. Esse sono la vita per il genere umano e per il Pianeta!».

Sergio Pessolano – Il Fico Selvatico il Fico Domestico e la Vespetta

Per questo il sottotitolo Nostra Protezione ed Equilibrio in Terra? E dal punto di vista prettamente personale?

«Certamente, conosci una maggiore protezione alla vita?

Ma lasciamo perdere il punto di vista razionale. Parliamo di che cosa rappresentano le piante per quella parte intuitiva assolutamente priva di sovrastrutture e di informazioni che c’è nel nostro bambino interiore.

Fin da piccola ho vissuto in una casa con giardino, con alberi da frutto, pesche, albicocche, limoni, nespole e un albero di Fico straordinario. Mi sentivo bene, in armonia ed equilibrio quando stavo nell’altalena sotto il Fico. Non solo, mi piaceva guardare le roselline di mia nonna che si arrampicavano sulla recinzione e mangiare la frutta fresca appena colta dall’Albero. L’insalata era il mio piatto prediletto e con le foglie che trovavo nella terra facevo dei grandi minestroni con le mie amiche. Non mi sono mai annoiata e non volevo mai tornare dentro casa. Non sapevo di certo tutto quello che sanno gli scienziati, ma sentivo che le piante mi trasmettevano amore incondizionato. Le mie vacanze le trascorrevo nelle campagne di mio nonno e tra i filari di pomodori e zucchine, tra quelli delle vigne, andando a prendere le uova calde delle galline di buon mattino, era davvero uno spasso. Vedevo i miei nonni che faticavano tanto, eppure avevano un loro equilibrio e una grande centratura interiore. Perché il mondo vegetale ci cura, in molti modi. Ci dona cibo genuino, nutre i nostri animali, quelli di cui poi a nostra volta ci nutriamo, ma rappresenta soprattutto un alimento per la nostra anima. Quando scrivo storie sulle piante è come se mi trovassi tra di loro, attivo tutti i miei ricordi, i profumi, i sapori, i suoni, respiro meglio, lo spazio si dilata, il tempo non esiste, mi trasferisco nel mondo della fantasia molto facilmente. Da quando poi ho conosciuto Lidia che mi ha trasmesso tutte le conoscenze erboristiche, è stato come giocare al gioco più bello, quello che da piccola facevo con le mie amiche. Lidia era la mia compagna di giochi più adulti, aveva un rimedio per ogni cosa, poi conosceva anche il potere nutrizionale di ogni pianta, come dovevano essere miscelate. Era una cuoca macrobiotica formidabile. Quando andavo da lei a Firenze mi aspettava e mi accoglieva con delle vere e proprie leccornie che solo lei sapeva preparare. Infine conosceva tutti i negozi biologici possibili e tutti i prodotti esistenti nel mercato perché aveva avuto ben cinque Erboristerie».

Sergio Pessolano – La Quercia della conoscenza

Leggendo i capitoli del tuo libro si percepisce questo legame collaborativo con Lidia e Lucia, come vi siete divise i compiti?

«Esattamente come fanno le Piante, ognuna secondo le proprie capacità. Lucia, intanto ci ha messo in relazione, facendoci conoscere: ha creato un contatto tra le competenze erboristiche di Lidia e il mio amore per la scrittura, le Fiabe e le Piante. Tutte e tre abbiamo sempre avuto la consapevolezza che le Piante sono fondamentali per la nostra esistenza e la nostra creatività. Lucia ci faceva fare dei riti proprio sotto le Piante, ce le faceva abbracciare, ci portava spesso accanto alla Quercia nel suo casale in Casentino. Sentiva i suggerimenti e le emozioni delle diverse specie.

Lidia conosceva ogni tipo di Albero, così abbiamo deciso che ne doveva scegliere dodici, quelli con un più importante potere curativo e con interessanti simbologie e storie magiche. Ha illustrato le virtù, le proprietà fitoterapiche, il valore simbolico, le leggende, gli usi magici, di ogni specie vegetale scelta, era la nostra Donna di Medicina, la strega delle Erbe depositaria di misteriosi segreti. Lucia ha preparato dei piccoli quadretti sulla parte emozionale delle piante con le sue frasi che sembravano pennellate di saggezza. A me il compito di miscelare tutto nel calderone della mia creatività e di cucinare le storie. In realtà, quando io entro nel mondo dell’immaginazione, la storia nasce da sola oppure qualche spiritello me la suggerisce, io poi la trascrivo sotto dettatura. Dopo non mi ricordo nemmeno quello che ho scritto, me ne stupisco io stessa, attingo dalle mie esperienze passate, forse di altre vite o forse di altri spiriti. È una sensazione quasi erotica, di perfetta sintonia con te stessa, come quando un bambino sta facendo un bel gioco e non vuole essere interrotto. Mi sembra di essere un archeologo che scopre i misteri tra le rovine dell’esistenza o negli spazi rimasti vuoti. Nel vuoto della mente nasce la storia, si articola da sola. E la cosa più piacevole era leggerla a Lidia: lei sembrava una bimba che aspettava curiosissima di sapere come andava a finire con gli occhi che brillavano e la risata pronta. La costruzione del libro è stato un cammino piacevole, tra Roma e Firenze. Dopo ogni capitolo andavo a Firenze e ci confrontavamo».

Sergio Pessolano – L’Acero Burlone

Come nasce il titolo dell’opera?

«Abbiamo fatto una specie di brainstorming che ci ha consentito di giungere alle parole esatte sia del titolo che del sottotitolo dell’opera.

Da un lato abbiamo gli Abachi di Piante (Legende) con tutte le notizie erboristiche elaborate da Lidia, dall’altro ci sono le Storie (Leggende) che ho scritto sulla base delle informazioni di Lidia e Lucia. La lettera maiuscola dell’alfabeto greco, ‘Δ’, è l’aiutante magico che trasforma il materiale a disposizione nella creazione narrativa vegetale, una sorta di trasmutazione alchemica con il carburante della fantasia. Il Delta, inoltre, rassomiglia all’occhio divino che ha il Potere di trasformare sia il mondo visibile, che quello invisibile. Del sottotitolo abbiamo già parlato, era importante per definire la missione del libro».

Insomma tre Donne che agiscono attraverso l’inconscio per arrivare al nocciolo dell’esistenza, come si inserisce il ruolo di Sergio Pessolano?

«Sergio Pessolano ha scattato talmente tante foto nei Paesi più lontani del Pianeta che c’è solo l’imbarazzo della scelta: ha immortalato volti di Uomini e Donne, di giovani e bambini, di vecchi rugosi e segnati dal tempo, di luoghi antichi, di comunità composite, di usi e costumi, ha colto colori e movimenti, pennellate di armonia e di bellezza. Sono anni che mi diverto ad utilizzare le sue immagini per gli argomenti più disparati. Ho illustrato un intero libro di ingegneria attraverso foto che arrivano direttamente al cuore piuttosto che alla mente. Il suo universo artistico è già composto di archetipi e personaggi del mondo originario che stanno in una Fiaba o in una Leggenda come se fosse il posto loro. Oltretutto, lui mi lascia carta bianca perché vedere le sue immagini pubblicate con altri significati rispetto a quelli che lui aveva pensato, gli rinnova il piacere di aver fissato nel tempo quegli sguardi, quei gesti, quei luoghi variopinti e pieni di semplicità».

Quale delle Storie che hai scritto ti ha divertito di più?

«Premetto che per descrivere una personalità arborea mi servo spesso di qualche amico o conoscente che ricalca quel tipo di carattere. Ebbene, una volta ho conosciuto un uomo che però sembrava sempre un ragazzo, suonava la chitarra e cantava dei motivetti allegri e scherzosi, bastava guardare la sua faccia simpatica e non potevo trattenere l’allegria. Allora mi sono chiesta? Se fosse una Pianta, che Albero sarebbe? La risposta è stata immediata: l’Acero Burlone».

Ho visto che nel finale di ogni storia c’è una Filastrocca, anche nel tuo libro precedente, Mammoy, ce n’erano parecchie, che funzione hanno?

«Le Filastrocche hanno la funzione di spiegare in poche rime il senso complessivo della Storia, il messaggio della vicenda narrata. In questo libro hanno quasi il ruolo del finale favolistico. Ma in genere le uso nelle conversazioni tra i personaggi magici. Se parlano in rima sono fuori dal tempo, in un mondo lontano e sono spesso Fate, Streghe o Maghi, ma anche tutti gli Esseri Elementali che sono connessi con Aria Acqua Terra Fuoco, oppure gli aiutanti o gli oggetti magici. La rima riesce a trasmettere un messaggio aggirando la ragione, arrivando più in fretta al cuore del bambino interiore di ognuno di noi. E per i bambini il suono della rima è già un modo per creare armonia, simpatia, curiosità e un atteggiamento giocoso».

Ma se le Piante sono ferme, perché ogni tanto – nei tuoi racconti – qualche Pianta toglie le radici dalla terra e si avvia verso un altro luogo?

«In realtà le Piante sembrano ferme e costrette a non viaggiare mai, eppure non è così. Esse sono dotate di apparati radicali che si intrecciato tra loro e con altri tipi di Piante, stringono accordi sotterranei, formano fitte ragnatele di fili che costituiscono una rete sociale fondamentale. Combattono insieme per la sopravvivenza, sono collaborative, si allungano, si ritraggono, si proteggono dalle essenze velenose e dai parassiti, esplorano i terreni cercando i punti che danno loro maggiore nutrimento, poi oltre che le radici immerse in ampie zolle, hanno braccia che crescono verso il cielo, chiome più o meno fitte, che proteggono i loro tronchi, che accolgono gli animali del bosco, in mezzo alle quali crescono frutti succosi. Tutto questo è movimento, è conoscenza dello spazio, è lotta per la sopravvivenza, è intelligenza, ed è anche personalità, suono, discorso. Bisogna stare in silenzio sotto una Quercia o sotto un Pino e sentire quello che hanno da dirti, nel peggiore dei casi ti trasmettono armonia, fresco e senso di riparo».

Sergio Pessolano – La Leggenda del Castagno rubato

Alberi e Piante sono simili ad un essere umano?

«Siamo portati a vedere intuitivamente un Albero con testa (fogliame), braccia (rami), tronco (corpo), gambe (radici). Poi abbiamo la linfa che scorre nel tronco e in tutte le parti della Pianta esattamente come nel nostro sistema linfatico, arterioso e venoso, ma la pianta ha anche un cervello, la sua intelligenza però non sta sopra, bensì sotto, nell’apparato radicale. Ecco che noi abbiamo il simbolo dell’Albero della vita, che collega la terra al cielo, ma anche l’albero della vita rovesciato, che per Platone rappresenta l’uomo come una pianta celeste, con radici protese verso i cieli e i rami verso la terra. Devo dire che se paragoniamo l’intelligenza delle Piante nel mondo sotterraneo a quella umana, potremmo accostarla simbolicamente alla capacità dell’uomo di esplorare il mondo inconscio, invisibile, la sapienza antica dei suoi antenati. Il mistero della vita e della morte. Questa intelligenza arborea possiede il senso della fratellanza universale, della libertà di espressione di ogni essere e della pari dignità di ognuno rispetto alla vita. Per questo le Piante sono le Regine delle Fiabe, onnipresenti e protettive rispetto a qualsiasi viandante. Siccome poi se si taglia loro un ramo nelle Fiaba, la Pianta dice “Ohi”, se noi tutti comprendessimo meglio il messaggio che ci trasmette la Fiaba, ossia che la Pianta è un essere vivo, nessuno si sognerebbe più di torcerle un ramo, una foglia, una radice e soprattutto non farebbe mai il boscaiolo. Perché io scrivo Fiabe, quindi? Perché nel mio mestiere di Progettista e Direttore dei Lavori ho sempre provato a lavorare per il fruitore dell’opera, il cittadino, l’essere umano, a preoccuparmi che fosse utile e a vantaggio dell’uomo, che lasciasse inalterato l’ambiente e che ogni spesa avesse un rapporto costi benefici a favore della vita, ma sai quante volte si decideva di tagliare alberi che tanto poi sarebbero ricresciuti, di deviare corsi d’acqua, di mettere a repentaglio l’equilibrio di una scarpata o di un versante? Si sarebbe tranquillamente tagliata un’enorme porzione di foresta vergine senza davvero preoccuparsi delle conseguenze per fare un business…

Mi ricordo che una volta un imprenditore mi suggerì di occuparmi di cose più serie delle Fiabe. In quel momento ho capito che era più utile provare a ricordare alla gente chi protegge le nostre vite. La stupidità umana non ha limiti. Se quell’uomo avesse letto una Fiaba, avrebbe imparato che non c’è niente di più ecologico e ambientale della forma mentis che questo genere letterario ci trasmette. E avrebbe forse utilizzato le risorse a disposizione per piantare quei due miliardi di piante che, secondo le previsioni di Stefano Mancuso, necessitano alla vita di tutti gli animali – uomini compresi – per abbassare i livelli di anidride carbonica nel Pianeta. A che cosa serve costruire nuove opere se stiamo distruggendo la casa in cui abitiamo? Ecco perché scrivo Fiabe, Favole, Leggende, Storie. L’immaginazione fila e tesse nuovi disegni e pian piano influenza la coscienza collettiva dell’Umanità».



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1 Comment

  1. pat.fiabe62@gmail.com

    Grazie Roberto per la tua acutezza e per il senso profondo delle domande poste. Ringrazio 2La per la bella impaginazione delle foto di Sergio Pessolano.

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