May
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Si riapre il sipario, libro di Antonio Venditti

Tra gli intellettuali più edotti della sua generazione, sia eticamente che culturalmente, troviamo Antonio Venditti. Studioso enciclopedico e competente, nella sua vasta produzione ha dato alle stampe romanzi, raccolte di poesie, studi pedagogici ed artistici.

Dal titolo della sua ultima composizione, Si riapre il sipario, agevolmente si evince che è di genere teatrale. Ed è spontaneo il riferimento a Opere teatrali, una corposa raccolta di due drammi e due commedie, edita da Aracne nel 2017, che si è imposta all’attenzione dei lettori. Già perché sono opere di grande coinvolgimento, in un tessuto narrativo agile ed essenziale, che spingono l’immaginazione a prefigurare la rappresentazione sulla scena.

A distanza di quattro anni, ecco una nuova opera, che nella continuità con la precedente impostazione, accentua ed esplicita un carattere preminente in tutta la produzione letteraria di Antonio Venditti: ed è l’aggancio alla realtà. Nello specifico è la pandemia che ha stravolto la vita di tutti gli abitanti della terra, con limitazioni fino al 2020 impensabili, peggio che in tempo di guerra, e vittime destinate a diventare superiori a quelle elevatissime degli ultimi due conflitti mondiali; come pure devastazioni socioeconomiche di enormi proporzioni, che peseranno sul futuro delle nuove generazioni. La questione giovanile, già prima dirompente, si è ovviamente aggravata. L’autore, da educatore, soffre per tale situazione e cerca di spronare con parole limpide e veritiere ad una generale presa di coscienza, da parte di tutti, ma soprattutto di coloro che hanno responsabilità preminenti e possono decidere del futuro del paese.

Non si può fare a meno di ricordare che lo scrittore ha cominciato a trattare il tema della pandemia, subito all’insorgere, nel romanzo La bocca della verità, una delicata storia di amore e dolore, nell’arco di tempo che va dalla scoperta terribile dell’invisibile “nemico” dell’umanità intera fino a giugno, quando fu permesso il ripristino, con tante cautele, della circolazione delle persone da una regione all’altra. Tale adesione completa alla realtà vissuta continua nell’opera teatrale, che nel titolo vuole lanciare un messaggio culturale di grande spessore: la riapertura del teatro, in particolare, ma anche di tutte le attività culturali, che si possono svolgere in sicurezza; quindi, continuare a privarle nuoce soprattutto alla nostra interiorità che non può essere oscurata, a maggior ragione nello stravolgimento della vita attuale, per avere la forza di reagire con fede e speranza nell’avvenire.

Il pericolo non esiste all’interno dei luoghi di cultura, come delle scuole, ma fuori, cioè negli assembramenti che non vengono evitati soprattutto sui mezzi di trasporto, da sempre inadeguati, ed ora non aumentati nel numero e nella frequenza delle corse giornaliere, per permettere il distanziamento di sicurezza, con personale addetto ad una effettiva e rigorosa vigilanza. Il dibattito pubblico si è sviluppato, purtroppo, con posizioni contrapposte, trionfalistiche o catastrofiche, con annunci a cui non hanno fatto seguito le corrispondenti soluzioni, con negazioni preconcette, in un clima esacerbato da violenze verbali, con toni spesso aspri e non degni di un paese civile.

L’opera teatrale si sviluppa in cinque atti, che hanno un filo conduttore, oltreché nella pandemia, nella vicenda di due giovani attori, tra cui la giovane donna vittima di gravi soprusi, e di un attore maturo, che è un po’ il loro mentore e protettore, com’è protagonista nelle innovazioni di un teatro che si sviluppa dovunque, in luoghi anche inconsueti, perché deve rappresentare la realtà vissuta.

C’è chi ostacola tale straordinario progetto, senza riuscirvi; infatti  alla fine deve convincersi della validità delle scelte operate, dopo l’originale celebrazione all’aperto del 160° anniversario dell’Unità d’Italia, che vede di scena soprattutto il popolo, in gruppi diversi e contrapposti, che però esprimono il momento sociale e politico presente; certo con tutte le contraddizioni della storia italiana non solo recente, ma anche con il bisogno emergente di collaborazione e unità degli intenti per il bene dell’Italia. Italia spesso violata, ma madre tenerissima dei suoi figli, che parla con i versi dei poeti, soprattutto del sommo Dante Alighieri, di cui viene efficacemente rievocato l’Anniversario dei settecento anni dalla morte ricorrente nel 2021. Fermiamoci qui, non accennando nemmeno all’imprevedibile epilogo, per non togliere al lettore la possibilità di scoprirlo direttamente.

L’opera teatrale Si riapre il sipario, è stata pubblicata nel novembre 2021 da Europa Edizioni, importante casa editrice italiana capace di operare su scala internazionale anche grazie a redazioni dislocate in varie città del mondo e ad autori in catalogo di chiara fama come Giorgio Napolitano, Margherita Hack, Barack Obama, narratori dello spessore di Andrea G. Pinketts e poeti del livello di Alda Merini.

La sinergia instaurata con la citata casa editrice attesta il valore e l’importanza raggiunta da Antonio Venditti in questo volume, chiara su più registri, dalla sceneggiatura al dettato della scrittura che sa essere esplicativa, dal preciso linguaggio, anche colloquiale, alle scelte valoriali.

Come in tutte le altre opere, la Prefazione è di Roberto Luciani, e splendidi Dipinti di Agostino De Romanis sono in copertina e all’interno, scelti sapientemente, per illuminare il senso della lineare e appassionata scrittura dell’autore, evidenziando ancora una volta il legame che unisce i due artisti. Ed io legato ad entrambi, per una più recente ma non meno intensa amicizia, mi sento pienamente partecipe a tale sodalizio nel nome della cultura e dell’arte.



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