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Alessandro Magno

  • Re della Macedonia
  • Nato in Macedonia nel 356 a.C.
  • Morto a Babilonia nel 323 a.C.

 

Hanno detto di lui:

  • Salito al trono, svolse subito una decisa politica di consolidamento dell’egemonia macedone, distruggendo le aspirazioni indipendentistiche dei greci (Diz. Personaggi Storici, Zanichelli).
  • Andò incontro a Dario, il quale aveva formato un nuovo esercito forte di 250.000 uomini, carri falcati ed elefanti. Lo scontro avvenne tra Gaugamela e Arbela e in un primo momento sembrò che i macedoni dovessero soccombere; poi un attacco decisivo delle falangi sovvertì il risultato. Dario si dette alla fuga. Ormai Alessandro era l’indiscusso padrone di tutto l’impero persiano (M. Stefani, giornalista).
  • Si impadronì di Persepoli… Qui, però, il suo buonsenso, abitualmente solido, gli fede difetto: incendiò la magnifica città e ne fece tabula rasa (W. Durant, storico).
  • Fece scavare canali e pozzi, cambiò corso a fiumi e rimediò così a quella piaga dell’Asia che è la siccità permanente. Fu un generale di genio che non ha mai conosciuto una disfatta (M. Percheron, storico).
  • Benché molti indovini lo avessero ammonito di non fare il viaggio, si recò a Babilonia e qui si spense. Gli studiosi ritengono in generale che la malattia che lo uccise fosse la malaria (H. Bengtson, storico).
  • Dietro il sogno incompiuto di realizzare l’unità politica di tutto il mondo allora conosciuto, non si nascondeva una volontà di potenza, ma il progetto di generare un popolo solo che fosse la sintesi di tutte le civiltà passate (R. Bosi, scrittore).
  • Fu il più grande eroe-avventuriero della storia (C. Grimberg, storico).

 

Battaglia del Granico

Maggio 334 a.C.: al Granico, fiume dell’Asia Minore, Alessandro schiera 30.000 fanti e 4.500 cavalieri. Gli si oppongono 20.000 cavalieri e 20.000 fanti persiani (guidati dal rodiese Memnone). L’esercito persiano è schierato sulla riva destra del fiume. Alessandro è con i suoi sulla riva sinistra. L’ala destra macedone passa il fiume e piomba sul fianco della cavalleria persiana; anche la fanteria pesante del centro guada il fiume e l’ala sinistra macedone aggira l’ala destra persiana. Attaccata di fronte e sui lati, la cavalleria persiana non regge e scappa, lasciando così scoperta la fanteria che in breve è fatta a pezzi. La battaglia è finita: nei ranghi persiani sono morti quasi tutti i fanti e alcune migliaia di cavalieri; le perdite dei greci sono limitatissime. Alessandro non troverà più resistenza valida alla sua avanzata in Asia.



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