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18th
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Fiabando nell’isola che c’è

Illustrazione della Fiaba “Una passeggiata nel bosco” di Lidia Faraca e Antonio Siniscalchi, realizzata da Stella Lupo di “Amano Libera” di Perugia

Si è concluso la scorsa domenica il Festival sulle Fiabe “Fiabando nell’isola che c’è” che si svolge sull’Isola Maggiore del Lago Trasimeno. La manifestazione è nata da un’idea originale della psicoterapeuta Maria Pia Minotti che se ne prende cura in ogni dettaglio, circondata, naturalmente come in una Fiaba, da una miriade di aiutanti, un Popolo Piccino di Clown, Attori impegnati nel sociale, Teatranti di Strada, Mimi, Giocolieri, Guaritori, Esperti di Archetipi, di Simboli, Prestigiatori del Mistero, Saltimbanchi, Illusionisti e Maghi veri e propri, perché nelle Fiabe tutto è possibile e si possono disegnare infinite realtà.

Quest’anno, la Settima Edizione, si è svolta nelle giornate del 21 e 22 settembre, a cavallo dell’Equinozio d’autunno che, come afferma Alfredo Cattabiani nel suo “Lunario, «è simbolicamente una crocifissione cui segue non la resurrezione, ma la discesa negli Inferi», la stagione, infatti, nella quale la notte prevale sul giorno. E Maria Pia lo sa bene che questa discesa è necessaria, perché l’ombra, affrontare il suo mistero, vincere la sua angoscia, è un dramma che attraversa l’uomo dalla notte dei tempi.

La nostra Psicoterapeuta conosce per di più il “Potere delle Fiabe” di portare guarigione, equilibrio, armonia. Sono state usate nelle tribù arcaiche per vincere le paure dei primi uomini, per contenere l’angoscia di perdere il raccolto, per controllare il timore di essere vittima dei mari in tempesta o delle bestie feroci nelle foreste intricate, sono state mezzi per far arginare il terrore dei loro mostri fantastici, degli animali sacri e degli dei, strumento principale delle donne di medicina e degli sciamani di ogni tempo ed epoca. Anche per la nostra Maria Pia sono un fondamentale ausilio al processo di crescita e di individuazione di ciascuno di noi. E così attraverso la Fiaba, come una vera Sacerdotessa del Sacro, la Minotti attrae sulla suggestiva Isola Maggiore persone di tutte le età e genere e favorisce l’immersione nella rigogliosa Natura dell’Isola, ma anche nell’isola interiore di se stessi. Chi non ha mai desiderato di farsi raccontare una Fiaba dalla voce suadente di una madre o di una nonna? Di addormentarsi tra le braccia del Mondo Incantato in bilico tra sonno e Sogno? Di farsi accarezzare dalle Storie, dai Viaggi, dalla Magia delle Fate? E se la Fiaba invece diventasse uno strumento creativo in mano di se stessi? Uno strumento per scoprire Talenti, per accrescere il Potere Personale, per entrare in connessione con la Bellezza del Cosmo?

La via Principale di Isola Maggiore del Trasimeno

La giornata canonica del Festival, infatti, è sempre incentrata sulla Creazione di una Fiaba ad opera di tutti i partecipanti all’Evento.

Una moltitudine di persone raggiunge l’Isola a bordo dei battelli e della barca privata che traghettano i partecipanti proprio dentro l’Isola – che stavolta davvero c’è – proprio come fa Caronte preparando i viaggiatori ad entrare nel mondo Sotterraneo. Eppure nell’Isola c’è una grande luce e brillano i sorrisi degli organizzatori che accolgono i partecipanti coinvolgendo grandi e piccini in un percorso di scrittura della loro Fiaba dopo averli riforniti degli opportuni strumenti: un quadernone con i fogli bianchi e una penna. Conoscete la vertigine del foglio bianco? Come direbbe Gaber “è uno Spazio Vuoto che va ancora Popolato”. E ognuno di noi può farlo: anche se all’inizio non sa proprio come fare alla fine lo fa. Lo spazio si riempie, si colora, si anima e nasce una storia. E nell’aria si librano le storie di tutti, germogli di un grande Albero della Vita e della Fantasia.

Nel piccolo e delizioso centro composto da una sola strada lastricata di mattoncini rossi a spina di pesce che si snoda tra incantevoli casette, palazzetti e giardini, invitando verso i sentieri che percorrono l’Isola e che girano lungo il lago, gli Aiutanti di Maria Pia seminano degli indizi che serviranno al nostro Eroe per costruire la sua Fiaba e quindi il proprio originale Viaggio.

Maria Pia Minotti ed Elmar Schmidt-Rauch a Isola Maggiore

Nella “Morfologia della Fiaba”, infatti, l’antropologo e linguista russo Vladimir Propp, ha individuato, come risultato dello studio di cento Fiabe della tradizione russa, uno schema della Fiaba che si ripete costantemente: 1) Equilibrio iniziale (esordio); 2) Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione); 3) Peripezie dell’eroe; Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione). E non solo: ha identificato per ogni storia una scaletta che sviluppa ben 31 funzioni e sette personaggi tipo. La Minotti per ciascuna Edizione del Festival ne sceglie alcuni e i suoi aiutanti dai vestiti colorati li propongono lungo il percorso a chi ha deciso di cimentarsi nella scrittura.

Dopo poche ore fioriscono tanti germogli, si sviluppano talenti interiori e una gallerie di fantastiche immagini, ma non finisce qui…

Ci sono i Laboratori, gli Spettacoli e un altro calderone di sorprese. Domenica 22 nel sottotetto del Museo del Merletto di Isola Maggiore si è esibito Stefano Marzuoli della Compagnia Teatro C’Art di Castelfiorentino che con la sua straordinaria mimica, con la sua camminata elegante e leggera – che manifestava lo spaesamento dell’amore -, con la sua ironia silenziosa e con il suo primitivo valigione dei misteri – dal quale toglieva fuori oggetti e scritte da cinema muto – ha mostrato a grandi e piccini una simpatica parodia di Giulietta e Romeo intitolata “Juliett”.

Samuele Mariotti interpreta “Boris”

Prima di lui Samuele Mariotti – Associazione Circo Libera Tutti – che indossava un cappottone e un caldo colbacco, ha interpretato “Boris”, una creativa performance di quello che si può fare con semplici e contorte tubazioni e palline di polistirolo, un riferimento forse alla inutilità della tecnologia che appare come una grande scoperta ma in realtà serve solo per tenere in equilibrio il ‘nonsense’ del vivere quotidiano ma anche al contrasto tra leggerezza e pesantezza (l’abbigliamento, il movimento cadenzato e la “volatilità” delle palline). Il tutto reso comicamente come è il gioco dei clown

La ‘Clownessa’ Teresa Bruno

E poi c’è stata l’accoglienza della simpatica ‘clownessa’ vestita di viola, Teresa Bruno, e di Gianna Moretti, Diego Comodo, Valentina Canocchi, Daniele Marianello e Diana Fontanelli, personaggi fiabeschi che hanno guidato la costruzione della Fiaba. La casa di Maria Pia in questa giornata diventa davvero un approdo del viandante, tutti coloro che hanno partecipato all’evento possono entrare e vengono ospitati, anche se non fanno parte dell’equipe degli organizzatori. La nostra ‘Fata del Lago’ ha anche avuto il tempo di cucinare e offre ai viandanti le sue leccornie moltiplicando all’occorrenza i pani e i pesci e allargando le pareti dell’accoglienza.

La Minotti si dimostra una donna “samira”, «una donna ospitale perché, nella cultura araba, per narrare, ci vuole pazienza, lentezza, meraviglia, magia, curiosità, voglia di piacere e di dare piacere e, soprattutto, senso dell’ospitalità», come afferma l’antropologa Laura Marchetti nel suo libro “Samar”. E proprio come in una Tenda Sacra Maria Pia si pone “oltre il muro” e favorisce la Festa. «Samar è infatti anche un termine legato all’accoglienza dell’altro, della sua diversità, la quale, nella cultura egiziana, marocchina, araba, siriana, è sempre pensata come un arricchimento e un’esperienza altamente educativa, oltre che sacra», prosegue la Marchetti.

Un personaggio della Fiaba accoglie un bambino

Ho provato a raccontare questa esperienza, ma per comprenderla a fondo bisogna viverla, partecipare, lasciarsi andare al flusso e farsi guidare da quello che il Conte di Saint Germain definisce “IO SONO”.

Gran Finale del Convegno “Conversazioni intorno alla Fiaba”
al Teatro comunale di Tuoro sul Trasimeno

Quest’anno, per la prima volta, la manifestazione si è sviluppata in due giornate, il giorno 21, infatti, nel delizioso Teatro comunale di Tuoro sul Trasimeno si è svolto il Convegno “Conversazioni intorno alla Fiaba”. In apertura c’è stato il saluto Istituzionale della Giunta Comunale al completo, dalla Sindaca Maria Elena Minciaroni, all’Assessore alla Cultura Thomas Fabilli, agli Assessori Pietro Renzoni e Nerio Tattanelli che straordinariamente hanno partecipato all’evento per l’intera durata, cosa che capita di rado nelle manifestazioni culturali. Questo lascia ben sperare per un finanziamento dell’evento dell’anno prossimo visto che tutto si svolge grazie al volontariato di Maria Pia e dei suoi amici e delle vendite di libri e disegni delle precedenti Edizioni.

In questa Edizione Maria Pia è stata aiutata in particolare dall’onnipresente Marco Pareti di Ars Cultura, l’anima dell’organizzazione.

Nel corso della mattinata sono state effettuate le letture delle Fiabe scritte nelle Edizioni precedenti – da parte di Diego Comodo, artista ed educatore e di Lucia Donati, attrice -, sono state raccontate le esperienze di Serena Duchini Zullo, Silvia Rossi, Valentina Canocchi nello sviluppo del Progetto Fiabando ed è stato ricavato nel Parco di Tuoro uno spazio-tempo per i bambini e vari laboratori.

Paola Biato, Erika Maderna, Patrizia Boi, Maria Pia Minotti, da sinistra a destra

Nel pomeriggio ci sono stati tre importanti interventi sulla Fiaba da parte della stessa Maria Pia Menotti che ha letto la Fiaba “Rosmarina” tratta dalle “Fiabe italiane” di Italo Calvino e ne ha effettuato l’analisi morfologica e simbolica chiamando anche in causa la seconda relatrice, Erika Maderna, scrittrice e saggista, esperta di simbologie botaniche, ricercatrice di Mitologia. La Maderna nel suo intervento “Quando il Mito abita la Fiaba” ha esplorato la dimensione della Fiaba nei suoi legami profondi e universali con il Mito sia in relazione alla Pianta del Rosmarino sia a quella della Menta. Ha spiegato come il prototipo dell’archetipo di tutte quelle piante che compaiono nel Mediterraneo sia una combinazione tra il vissuto mitico del personaggio, in questo caso della Ninfa della Pianta di Rosmarino e Menta, la sua caratteristica botanica in quanto spirito vegetale e la sua funzione curativa per l’uomo. In realtà la Fiaba e il Mito si assomigliano, ma ci sono degli elementi che li differenziano, il Mito parla sempre degli dei, o degli uomini e degli dei – non c’è un Mito dove sia assente l’elemento divino -, nella Fiaba c’è invece l’elemento umano del Principe e della Principessa, del Contadino e della Contadina, ecc., che mantiene però una profonda relazione col sacro.

È stata poi la volta di Paola Biato, ideatrice del metodo “Psicofiaba”, cioè il racconto dell’anima per l’anima, «un regno intermedio, una terra di mezzo tra il conscio e l’inconscio, tra il sonno e la veglia, tra realtà e immaginazione, tra materia e spirito». Il suo intervento è stato incentrato sulle “Fiabe di Potere” spiegando il ruolo di una donna come Sherazade, la sciamana-cantastorie, l’«alchimista, che opera con la magia sensuale, con il linguaggio erotico e poetico…che cammina nel bosco a contatto con la natura selvaggia». Ci sono state nel pomeriggio altre interessanti letture ma l’evento sorprendente e per tutti inatteso – tranne che per Maria Pia che lo aveva già scoperto – è stato quello interpretato da Silvia Balossi Restelli, antropologa, docente, ma anche raffinata “Griot” (nella tradizione dei popoli africani è un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione orale degli avi). La giovane si è cimentata nella narrazione della Fiaba “La donna Bufala”,

Silvia Balossi Restelli con lo strumento africano chiamato Kora

un racconto epico africano del Popolo Mandinka e dell’Impero del Mali. Si tratta della storia della madre di Sundiata Keita, il più grande sovrano africano, celebre guerriero noto come “il principe leone”, regnante illuminato che quando salì al trono del suo popolo (al confine tra Mali e Senegal) è stato capace di portare la Pace in molte zone dell’Africa occidentale. Uno dei passi del racconto trasmette agli uomini un grande messaggio di Pace:

«La savana porta con sé il miraggio di ogni avvenire
nelle piante che germogliano senza che nessuno le semini
così va il destino degli uomini, come le piante nella savana
cresciute dalla nuda terra come gli uomini primordiali
noi speriamo che il futuro non sia troppo duro per noi
e per le nostre anime che cercano di avere il cuore in pace
speriamo che l’orizzonte della savana, il grande nyaye ci guidi
come ha guidato Sundiata re del Mali della vallata del Niger
».

Silvia è stata in grado di portare in scena questa storia curando non solo la narrazione, ma accompagnandosi con uno strumento chiamato Kora e con la sua voce, cantando nella lingua originale ed esprimendo una ricchezza di sfumature che hanno condotto gli spettatori al nocciolo della storia, lo sradicamento di una generazione che non ha più memoria del passato, incapace di ascoltare e rievocare i propri antenati, in uno stato di sospensione tra il mondo moderno e quello antico, dove dei vecchi valori non resta alcuna certezza.

E l’Eroe che viaggia perché ha perso tutte le sue certezze, perché ha infranto il suo equilibrio interiore, percorre la Strada della Fiaba per integrare le sue parti, il maschile e il femminile, per riconnettersi con l’armonia del Cosmo e far brillare come stelle tutti i suoi talenti.

Sono state due giornate coinvolgenti dove anche io ho scritto la mia Fiaba che ho intitolato “L’Albero di Storie che cresce in fondo al Lago” e che dedico a Maria Pia. Questo è solo l’incipit:

«C’era una volta in un tempo remoto, un’isoletta situata in mezzo a un Lago misterioso. E nell’isoletta c’era una casetta di legno dove abitava una bambina. La piccola trascorreva il suo tempo a giocare con gli Elfi del Bosco e le Fatine del Lago. Sapeva, infatti, che in fondo all’acqua era cresciuto un grande Albero le cui radici affondavano nella melma del Tempo e i cui rami intricati erano colmi di generosi germogli. Quando un germoglio si apriva, nasceva una Storia e una Fatina volava portando quella Storia nel cuore per donarla nel sonno ai Sogni di tutti i bambini. Le Fatine erano centinaia e migliaia e milioni e i rami erano illimitati, si contorcevano intersecandosi in tutte le direzioni riempiendo quelle acque scure di Mistero e Fantasia. Così la bimba viveva il suo tempo Felice, nutrita e arricchita da un’infinità di Storie. Ma un brutto giorno arrivò sul Lago una grande Nuvola Nera e l’isola cadde in suo Potere…».

Maria Pia Minotti e Marco Pareti di Ars Cultura, l’anima dell’organizzazione

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