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05th
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Il benessere sostenibile e i consumi delle famiglie Italiane

Il Direttore intervistato su temi riguardanti il risparmio energetico.

Intro. La necessità di proteggere l’ambiente, pur mantenendo un adeguato livello di benessere, è alla base delle scelte riguardanti la produzione ed il consumo dell’energia. Il raggiungimento e il superamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei “gas serra” è uno dei pilastri del “benessere sostenibile”. Dobbiamo tutti fare qualcosa per ridurre le emissioni inquinanti e per limitare i consumi energia e di altre risorse a casa nostra e più in generale del nostro paese. Lasciatemi introdurre Federico Di Carlo che è un Fisico dalla Associazione Nazionale Fisica ed Applicazioni a cui porre alcuni quesiti.

Q1. Federico, cosa comporterà nel breve termine l’uso razionale delle risorse energetiche?

A1. Comporterà un doppio beneficio: il singolo cittadino pagherà una bolletta meno cara e la collettività si avvantaggerà di un minore inquinamento e una minore necessità di importare energia e materie prime dall’estero. Ridurre i consumi di energia elettrica ed altre risorse è possibile. Anche

in casa nostra possiamo fare molto adottando una serie di accorgimenti e comportamenti, senza per altro grandi sacrifici o rinunciare al comfort, ma solo con un po’ di attenzione, programmazione e buona volontà. Le possibilità di risparmio sono tante e spesso sotto gli occhi di tutti. Limitare i consumi irrazionali ed eliminare gli sprechi di energia e di acqua sin da oggi significa non solo ridurre le spese (le “bollette” saranno più leggere e le spese della gestione familiare più contenute) ma anche contribuire ad un ambiente più pulito; significa pensare al futuro.

Q2. Federico, dai miei ricordi scolastici Energia voleva dire, se non ricordo male è una parola veicolata dal Greco, “Lavoro Internamente” infatti en vuol dire in, internamente e ergon lavoro. Ci illustri meglio con qualche esempio questo concetto?

A2. I tuoi studi classici sono di supporto come sempre! Quindi, energia significa «lavoro internamente»; cioè, qualcuno o qualcosa che possiede energia possiede lavoro internamente, ed è quindi in grado di «esternarlo». Anche nel linguaggio comune, diciamo che una persona è piena di energia per intendere che è in grado di produrre molto lavoro! L’uso della parola energia è cosi comune che è snervante definirla senza ricorrere al termine lavoro. Provate a rispolverare un vecchio libro di Fisica del Liceo! Poiché hai chiesto esempi ne farò alcuni che colpiranno i ns. telespettatori e spiegheranno perché amiamo il petrolio e quanto è importante il sole!.

  • A parità di peso la benzina rilascia 15 volte l’energia del tritolo;
  • A parità di peso la benzina fornisce circa 4 volte l’energia di una bistecca;
  • A parità di peso la benzina fornisce circa 2 volte l’energia di biscotti con gocce di cioccolato;
  • A parità di peso la benzina fornisce circa 1,4 l’energia del burro;
  • A parità di energia generata, il carbone costa venti volte meno della benzina;
  • A mezzogiorno un chilometro quadrato di luce solare può fornire fino a mezzo gigawatt di potenza elettrica, ricordando che la potenza è la velocità a cui l’energia viene fornita o usata e che un gigawatt è un miliardo di watt, che è la potenza erogata da una centrale elettrica di medie dimensioni (consiglio di rivedere il trailer su youtube del film ritorno al futuro quando si parla di 1.21 gigawatt!);

In casa l’energia la troviamo indicata, in molti casi, con la unità di misura kWh e la potenza in kW.

Q3. Quindi per ridurre i consumi ed avere bollette leggere cosa suggerisci?

A3. Suggerisco di leggere l’etichetta energetica dei nostri acquisti, poiché i consumi degli elettrodomestici pesano per circa l’80% sulla bolletta dell’energia elettrica di casa. Quando acquistiamo una lavatrice, lavastoviglie TV ed in genere elettrodomestici e lampadine. Lo scopo principe dell’etichettatura energetica comunitaria è di informare gli utenti finali sul consumo di energia. L’etichetta, che vediamo inquadrata, deve essere posta dal negoziante, ben visibile, davanti o sopra a tutti gli apparecchi esposti per la vendita anche se ancora contenuti nel loro imballaggio. Quando non è possibile per il consumatore prendere diretta visione dell’apparecchio – ad esempio nelle vendite per  corrispondenza o via Internet – è fatto obbligo al venditore di renderne note le prestazioni energetiche e funzionali sui cataloghi di offerta al pubblico o on-line.

Q4. Da una ricerca del 2011 emerge che, ogni famiglia possiede un totale di 46,5 apparecchi elettrici: per i grandi elettrodomestici la lavatrice è la più diffusa, presente nel 95% delle case, seguita dal combinato, frigorifero e freezer, (84%), dalle cappe aspiranti (77%) e dai forni a incasso (64%). Solo una famiglia su due possiede una lavastoviglie (51%) e oltre una famiglia su tre usa i piani di cottura elettrici (37%). I condizionatori portatili si trovano alla fine della classifica, posseduti solo dal 14% delle famiglie, rispetto ai condizionatori fissi posseduti dal 37%. Ultima in classifica l’asciugatrice, presente solo nell’8% delle case italiane. Ci aiuti a leggere la etichetta di un frigorifero cosi da poter spendere meno nell’utilizzo tenendo conto che per l’Autorità per l’energia elettrica e il gas la famiglia media italiana utilizza circa 2700 kWh/anno?

A4. Certamente. Visto che ci siamo il termine è veicolato dal latino le parole frigus freddo e fero io porto che compongono il nome in italiano.

L’etichetta energetica posta su frigoriferi, frigocongelatori e congelatori è suddivisa in cinque settori:

I test per ricavare i consumi medi di riferimento, svolti secondo la normativa europea, sono eseguiti mantenendo frigorifero, frigocongelatore o congelatore a porte chiuse, con un preciso volume di alimenti presente nei vani e in un ambiente a una determinata temperatura.

Naturalmente il consumo effettivo del frigorifero, frigocongelatore o congelatore che acquistate è indicativo e dipende dalle modalità di utilizzo e dall’ambiente che lo ospita.

Gli elettrodomestici del freddo sono stati divisi in categorie per calcolare i consumi per ogni tipo di apparecchio. Sebbene in questa sede riportiamo un unico modello di etichetta energetica per esigenze di sintesi, sappiate che esistono altre tipologie di macchine.

Settore 1

Indica il marchio del costruttore e il nome del modello di frigorifero, frigocongelatore o congelatore.

Settore 2

Indica l’efficienza energetica; è facoltativamente presente il simbolo Ecolabel.
Come sapete, un frigorifero, frigocongelatore o congelatore di classe A consuma una quantità di energia (Le prestazioni della classe A sono state incrementate dai livelli A+ e A++) elettrica di gran lunga minore rispetto a un frigorifero, frigocongelatore o congelatore di classe C.

Settore 3

Indica il consumo di energia espresso in kilowattora (kWh) misurato sulle prove standard di laboratorio nell’arco di 24 ore.

Settore 4

Indica il volume degli alimenti freschi e il volume degli alimenti congelati, ovvero la capacità netta totale del vano frigorifero e del vano congelatore misurate in litri. Inoltre è indicato il codice a stelle che contraddistingue il vano congelatore.

Settore 5

Indica la rumorosità del frigorifero, frigocongelatore o congelatore. La rumorosità è misurata ed espressa in decibel (dB), che descrive l’unità di misura del suono; in pratica indica il livello di un evento acustico. Ricordiamo che il decibel è un’unità di misura calcolata su scala logaritmica, quindi ogni 3 dB si ha un aumento di rumore percepito di circa il 50%, così, per esempio, un apparecchio che emette 6 dB(A) è il 50% più rumoroso di uno che ne emette 3. 
dB(A) si legge “decibel su scala A”, dove A indica il valore della scala più vicina alla percezione umana.

Detto ciò facciamo un caso pratico. Calcoliamo la spesa energetica ipotizzando che il costo del kWh sia pari a 0,18€. Consideriamo la etichetta seguente di un frigocongelatore che usa i pittogrammi (le icone esplicative che vediamo):

Q5. Grazie Federico, ma da quello che è evidente la energia la misuriamo in kWh e la potenza in kW ci spieghi come sono legate le unità di misura? E poi una ultima curiosità ma una dieta ipocalorica da 2000kcal quanti kWh è?

A5. Come dicevo la potenza è la velocità a cui l’energia viene fornita o usata in altre parole è l’energia rilasciata in un intervallo di tempo. L’unità di misura della potenza è il W il multiplo kilo (k) indica un coefficiente di moltiplicazione pari a 1000 cioè 1 kW sono 1000W. Ora se moltiplico per il tempo la potenza ottengo l’energia. I consumi si indicano in kilowattora (kWh) e come tali vengono registrati, nel caso di elettrodomestico, dal contatore dell’energia elettrica, mentre la potenza dell’elettrodomestico si esprime in kilowatt (kW). Meglio ci spieghiamo con un esempio analizzando il consumo di un ferro da stiro diffuso nel 97% delle case degli italiani. Consideriamo un ferro da stiro della potenza di 1 kW oppure di 1,5 kW (conservate sempre il libretto delle istruzioni ove leggere queste informazioni!!): nel primo caso il consumo segnato dal contatore, sarà di 1 kW all’ora (1 kWh), nel secondo di 1,5 kW all’ora (1,5 kWh). Se un ferro da stiro funziona contemporaneamente a un forno elettrico che ha una potenza di 2,5 kW, è probabile che il contatore non regga il carico e, quindi, l’interruttore si abbasserà automaticamente interrompendo il flusso di corrente. Esperienza comune!!!. Per quanto concerne la dieta ipocalorica (raccomandando sempre un consulto medico prima di prendere tali iniziative) devo fare una premessa. L’unità di misura dell’energia è il Joule (J) (in pratica ci si può fare un’idea di quanto sia un joule considerando che è circa pari al lavoro richiesto per sollevare una massa di 102 g (una piccola mela) per un metro, opponendosi alla forza di gravità terrestre). Quindi se acquisti una scatola di “barrette dietetiche” noterai che i valori nutrizionali medi per 100g di prodotto (leggi la targhetta) sono pari 1688 kJ ovvero 401 kcal quindi circa 0,45 kWh. Dunque la dieta da 2000 kcal vale in termini energetici 2,3kWh cioè 8374 kJ.

Per finire vorrei giustificare i nostri genitori quando ci rimproveravano perché la luce della nostra camera non veniva spenta quando ne uscivamo. Una lampadina (all’epoca erano a filamento di tungsteno e non esistevano come oggi quelle a basso consumo) da 60 W (tipica per una cameretta) accesa per mille ore (200 giorni per cinque ore al giorno) consumava 60 kWh di elettricità.

Q6. Che ci dici dei costi nascosti dell’energia e cioè spesso in casa abbiamo molti apparecchi, TV etc. in stand-by ovvero l’apparecchio ha la luce rossa accesa e pronto ad essere in servizio ad esempio premendo un tasto del telecomando?

A.6. Il consumo in standby è uno spreco di energia poiché quest’ultima viene consumata anche quando gli apparecchi non svolgono la loro funzione principale, l’Unione Europea ha imposto dal 2010 un limite di consumo in standby di 1 W in apparecchi senza display informativo e di 2 W per quelli con display, limiti che dal 2013 sono stati abbassati, rispettivamente, a 0,5 W e 1 W. In pratica, oltre il 30% degli apparecchi non rispetta le norme europee sullo standby. Qualche esempio: Il più diffuso decoder satellitare HD, ad es., consuma in stand-by 175 kWh l’anno, pari a una spesa annua circa 30€! Nei decoder, in pratica, il consumo in modalità acceso non varia molto rispetto al consumo in modalità stand-by. Anche le console per i giochi consumano in standby quasi quanto in funzionamento: per tale motivo lasciarle sempre accese può comportare una spesa fino a 400 € l’anno! Addirittura di più che lasciare acceso tutto il giorno un computer, che può arrivare a costare 130 € l’anno, più 45 € se non si tiene spento il monitor quando non lo si usa. Il consiglio? Se non usate di frequente un apparecchio, staccatelo dalla corrente.



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