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25th
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Glia: solo colla per i neuroni?

 

Non sempre le conoscenze scientifiche sono soggette ad un processo lineare. Può capitare di dedicare anni di ricerca ad un fenomeno, e poi di assistere ad un’improvvisa accelerazione nelle scoperte relative ad un altro fenomeno fino ad allora sottovalutato, oppure ad un radicale reinterpretazione di un intero campo scientifico.

 

Questo è proprio quanto è successo negli ultimi anni nell’ambito delle neuroscienze, con le ricerche dedicate ad una parte del sistema nervoso che per molto tempo aveva ricevuto scarse attenzioni: le cellule della glia.

Con tale denominazione si intende tutta quella sostanza cerebrale diversa dai neuroni, cioè cellule che erano considerate poco più di un sostegno, una “colla” per dare struttura ai neuroni. Il termine glia, infatti, deriva dal greco e significa “colla”.

Si tratta di tre tipi principali di cellule: gli “astrociti”, gli “oligodendrociti” e la “microglia”. Sono cellule prive della capacità di generare impulsi elettrici e che, però, rappresentano circa l’85% delle cellule del cervello.

Gli “astrociti” riempiono lo spazio tra i neuroni e tra le loro funzioni regolano il contenuto chimico dello spazio extracellulare, rimuovono attraverso speciali proteine i neurotrasmettitori rilasciati nello spazio intersinaptico e controllano la concentrazione extracellulare di sostanze che possono interferire con le attività del neurone (es: ioni potassio).

Infatti come noto, l’attività del cervello si basa su segnali elettrochimici veicolati da ioni sodio, calcio e potassio e uno dei compiti degli astrociti è mantenere il bilancio ionico. Per esempio, quando un neurone invia un impulso, i livelli di potassio al di fuori della cellula aumentano improvvisamente, ma devono subito diminuire nuovamente affinché il cervello funzioni in modo corretto. L’eccesso di potassio viene riassorbito proprio per l’azione degli astrociti.

Invece, l’oligodendroglia per il sistema nervoso centrale e le cellule di Schwann per il sistema nervoso periferico rivestono l’assone attraverso strati di membrana, denominata mielina, che si avvolge a spirale all’assone formando la  guaina mielinica. La guaina è continua per 1 o 2 mm e si interrompe periodicamente lasciando scoperte parti dell’assone. Queste zone sono chiamate nodi di Ranvier (1micrometro) e permettono all’impulsi elettrici di aumentare la velocità di trasmissione che poi è la funzione della mielina cioè far propagare più rapidamente l’impulso nervoso lungo l’assone.

Infine la microglia: si tratta di cellule che funzionano come fagociti per eliminare residui di glia e neuroni morti o in via di degenerazione, infatti “è costituita da cellule fagocitarie dette microgliociti, di aspetto ramificato e disposte separatamente una dall’altra. Le cellule della microglia possiedono proprietà immunologiche che derivano dall’origine embriologica comune con la linea del sangue monocito- macrofagica. La microglia media le risposte immunitarie nel cervello, esplicando un’importante attività fagocitaria e di presentazione dell’antigene.”[1]

 


[1] da Enciclopedia Treccani



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