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Uno strumento musicale antichissimo

L’arpa è uno strumento musicale cordofono a pizzico, di forma triangolare, di origini molto antiche, dotato di corde tese tra la cassa di risonanza e una mensola, con un’estensione di 6 ottave e mezza e intonato in do bemolle maggiore. Le corde gravi sono di un sottile filo d’acciaio rivestito di seta e ricoperto di ottone, quelle medie e acute sono di minugia[1].

 

Questo strumento ha subito notevoli modifiche nell’arco dei secoli e, alle fine, a partire dal 1607, l’arpa fu accolta nell’orchestra. Poi nel 1811 nacque a Londra l’arpa a doppio movimento, tuttora in uso e, oltre che nell’orchestra classica, l’arpa venne anche utilizzata nella musica popolare (in particolare quella celtica e sudamericana) e, successivamente, nella musica leggera.

Le principali parti che compongono l’arpa sono: lo zoccolo, ove vengono fissati i sette pedali corrispondenti alle note della scala; la cassa di risonanza; la colonna e la mensola.

In tutto si contano complessivamente 1.415 pezzi differenti necessari alla fabbricazione dello strumento. Esistono, poi, vari modelli di arpa, suddivisi in due categorie: le arpe celtiche e le arpe da concerto.

In particolare l’arpa da concerto è dotata di 47 corde tese. L’esecutore suona lo strumento pizzicando le corde direttamente con i polpastrelli delle dita. Le corde corrispondenti alle note Do (in rosso) e FA (in nero) sono colorate in modo diverso per facilitarne l’individuazione.

Infine è utile sapere che due sono gli effetti sonori caratteristici dell’arpa:

Il glissato[2] ottenuto strisciando sulle corde con le dita di entrambe le mani e l’arpeggio cioè un’esecuzione successiva, dal grave all’acuto o viceversa, delle singole note di un accordo.

Il suono si ottiene pizzicando dolcemente alcune delle 46 o 47 corde parallele fra loro, presenti sullo strumento, che vengono accorciate dalla pressione delle dita, per cui ciascuna emette un solo suono. Con i pedali, l’intonazione del suono viene elevata di uno (tono normale) o due semitoni (tono di diesis).

Come suddetto l’utilizzazione di uno strumento dotato di grandi capacità, avvenne nella seconda metà del XVI sec., con l’introduzione dell’arpa doppia. Questo strumento era dotato di due ordini paralleli e distinti di corde, suonati uno con la mano destra e l’altro con la sinistra. L’adozione di questo sistema rendeva l’arpa completamente cromatica e quindi adatta a seguire qualsiasi tipo di musica. Infatti si tratta di uno strumento di notevole tecnica e di grandi capacità espressive, utilizzata nell’esecuzione sia di bassi continui che di brani a solo nei quali spesso le due mani arpeggiano rapidi passaggi che si imitano e si rispondono dall’acuto al grave e viceversa.

Ricordiamo comunque che l’arpa è uno degli strumenti più antichi di cui si abbia notizia: infatti appare in molte testimonianze iconografiche attraverso i millenni e viene citata anche nella Bibbia. Per questo motivo nella simbologia medioevale lo strumento è associato al re Davide ed è considerato degno dei nobili e dei principi, ma si è trovata la presenza dell’arpa già nell’antico Egitto (2700 anni a.C.).

Invece in Europa il punto di partenza per la diffusione dell’arpa nel Medioevo furono l’Irlanda e l’Inghilterra, dove anticamente era chiamata “chrotta”. In questi due paesi l’arpa fu considerata fin da allora lo strumento nazionale. Il modello irlandese si differenziava dal gotico[3] in primo luogo perché montava corde di ottone o di acciaio al posto di quelle di budello. Questa particolare arpa ha un’utilizzazione prevalentemente popolare ed è addirittura incisa sulla moneta da 1 Euro.

I principali costruttori di arpe sono: Erard in Francia, Morley in Gran Bretagna, Lyon e Healy negli Stati Uniti. Se ne producono di diversi tipi: da quelle celtiche, che hanno un costo di circa 1.700 euro, fino a quelle da concerto, dorate e intarsiate, che costano 80.000 euro.

 


 

[1] Le minugia sono budella di ovini, usate per la realizzazione di corde per strumenti musicali.

[2] Il glissando o glissato (dal francese glisser, “slittare, scivolare”)[1][2] consiste nell’innalzamento o nell’abbassamento costante e progressivo dell’altezza di un suono, ottenuto a seconda dei vari strumenti in diversa maniera.

[3] Corde tutte di budello ed intonate diatonicamente.



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