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Arricchimento senza causa o danno patrimoniale?

L’ arricchimento senza causa e il danno patrimoniale sono due istituti civili che appaiono nettamente differenti da un punto di vista descrittivo, ma per quanto concerne il loro campo applicativo, possiamo dire lo stesso? Analizziamo innanzitutto le due fattispecie. L’ arricchimento senza causa è una delle fonti delle obbligazioni diverse dal contratto e dal fatto illecito, espressamente prevista dagli articoli 2041 e 2042 del codice civile. Si tratta di qualsiasi spostamento di ricchezza che si determina tra i patrimoni facenti capo a due soggetti distinti in assenza di una giusta causa per l’ordinamento. I fatti produttivi di un arricchimento senza causa sono dunque sostanzialmente due: l’esecuzione di una prestazione non dovuta da parte dell’impoverito, ovvero eseguita in mancanza di un valido titolo contrattuale e l’ingerenza non autorizzata nella sua sfera giuridica da parte dell’arricchito al fine di godere, consumare, alienare un bene. Il danno patrimoniale è, invece, ai sensi dell’articolo 2043 cc, un pregiudizio economico che si determina nella sfera giuridica del soggetto, a seguito di una condotta di un altro soggetto contraria alla legge.  A questo punto, notiamo se questa differenza tra i due istituti appare così evidente a livello pratico per quanto concerne, soprattutto, i casi di violazione dei diritti personali.  Con la sentenza 12433 del 2008, la Corte di Cassazione ha riconosciuto come danno patrimoniale il vantaggio economico conseguito da una società editrice a seguito dello sfruttamento dell’immagine della parte lesa, avvenuto senza il consenso ne compenso di quest’ultimo. Ma la violazione del diritto della propria immagine è un danno patrimoniale o piuttosto un arricchimento ingiustificato? Il mancato “prezzo del consenso”, ovvero ciò che avrebbe dovuto pagare la società editrice al titolare per la pubblicazione della foto, ha causato effettivamente in lui un danno, tale per cui ha perso, ad esempio, un’opportunità lavorativa o ha determinato, in realtà, una semplice privazione di un’utilità economica connessa ad un diritto che l’ordinamento riserva esclusivamente al titolare, di cui un terzo, la società, se ne beneficia senza un valido titolo contrattuale? La qualificazione della fattispecie come un’ipotesi di arricchimento senza causa o di danno patrimoniale comporta conseguenze operative molto rilevanti in termini di prescrizione (decennale nel primo caso ai sensi art 2041 cc e quinquennale nel secondo ex art 2043 cc), e per il diverso onere probatorio (chi agisce per una domanda di risarcimento di danno patrimoniale ai sensi art 2043 cc deve provare anche la condotta dolosa e colposa dell’agente, a differenza di chi richiede un risarcimento per un semplice arricchimento ingiustificato).  A questo punto, appare evidente che la differenza tra danno patrimoniale e arricchimento senza causa non è, a livello pratico, così chiara neanche agli occhi dei nostri giudici di legittimità per quanto riguarda, soprattutto, i casi di violazione dei diritti personali.



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