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Intervista a Mameli Goffredo

2la: Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto semplicemente come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio1849), è stato un poeta, patriota e scrittore italiano nato nel Regno di Sardegna. Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a seguito di una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È l’autore delle parole dell’attuale inno nazionale italiano. Più poeta o più patriota?

Goffredo Mameli: L’amor di Patria un dovere. La poesia è uno stato dell’animo. Il mio più grande sforzo è stato per la Patria.

2la: Come è stata la sua infanzia? Viene da famiglia agiata ed aristocratica è nato nel Regno di Sardegna.

Goffredo Mameli: Abitavo a Genova in uno stupendo palazzo; ho studiato nelle Scuole Pie di Genova, poi l’Università. Vivevo alla giornata scrivendo poesie.

2la: All’età di quasi 20 anni hai musicato, delle parole del Canto degl’Italiani (1847), più noto in seguito come Inno di Mameli, adottato un secolo dopo come inno nazionale provvisorio della Repubblica Italiana nel 1946, musicato da Michele Novaro. Rimpianti?

Goffredo Mameli: Non pensavo a tanta popolarità e soprattutto vederlo cantare ora sul podio Olimpico mi riempie di orgoglio. Non avrei pensato che diventasse l’Inno Nazionale Italiano.

2la: Lei venne presto conquistato dallo spirito patriottico e, durante i pochi anni della sua giovinezza, riuscì a far parte attiva in alcune memorabili gesta che ancor oggi vengono ricordate, come ad esempio l’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata degli Austriaci nel 1847 come avvenne la svolta “Politica”?

Goffredo Mameli: Nei primi mesi del 1847, sotto lo stimolo di una situazione che andava sempre più radicalizzandosi, comincio a scrivere alcune cantiche e l’ode “ai fratelli bandiera”. Avevo conosciuto Mazzini che diceva che le parole non bastano, partii con 300 volontari appena seppi delle 5 Giornate di Milano.

2la: Ha conosciuto Garibaldi che uomo era?

Goffredo Mameli: Sensibile verso gli oppressi e generoso. Prima di arrivare a Roma lo incontrai a Ravenna per realizzare una Costituente Italiana. Ero a favore della Repubblica Romana ed ho combattuto a Palestrina, Velletri ed la Gianicolo.

2la: Nei combattimenti fuori Porta di San Pancrazio era aiutante di Battaglia di Garibaldi e venne ferito durante un assalto alla baionetta da lì iniziarono i problemi…

Goffredo Mameli: Sono stato sfortunato, un bersagliere della legione Manara mi ha colpito involontariamente nel trambusto dell’attacco. Sembrava una ferita superficiale ma, senza antibiotici, subentrò una infezione con aggravamento. Per le gesta venni promosso al Grado di Capitano. Per evitare la cancrena mi amputarono la gamba ma in ritardo. Dopo un mese di sofferenze recitando versi in delirio morii. Pochi o molti che siano, i miei 22 anni, non ho rimpianti.

2la: In molti pensano che “Fratelli d’Italia”, altamente apprezzato da Carducci e dal grande storico francese Jules Michelet, per la sua capacità di coinvolgere emotivamente gli ascoltatori, più di ogni altra composizione risorgimentale riesce ad esprimere un forte sentimento di vera unità nazionale, derivante da una lunga storia comune, spinge, secondo i princìpi del mazzinianesimo, verso l’unione e l’amore in vista del conseguimento di un fine comune. E anche il ritornello, la parte più conosciuta, perché eseguita nelle manifestazioni ufficiali, sulla quale si appuntano le critiche più malevole, non è manifestazione di pura retorica ma esprime le convinzioni della migliore cultura italiana ed europea dei secoli XVIII e XIX. In questi versi si avverte, infatti, l’eco delle parole scritte da Condorcet nel Quadro storico dei progressi dello spirito umano, ove si legge: “Roma ha portato le leggi in tutti quei paesi in cui i Greci avevano portato la loro lingua, le loro scienze e la loro filosofia. Tutti questi popoli, sospesi ad una catena, che la vittoria aveva agganciato ai piedi del Campidoglio…” (CONDORCET, Quadro storico dei progressi dello spirito umano, Introduzione R. GUIDUCCI, Milano, 1989, p. 188). Era il suo pensiero?

Goffredo Mameli: Unità e fusione non devono significare piatta conformità o, peggio ancora, soppressione del grande patrimonio ideale che si racchiude nelle diversità regionali: questo è il significato della mia quarta strofa, nella quale (che non era sfuggita a Garibaldi), rievoco i momenti più significativi della storia delle diverse aree dell’Italia. Ed è proprio per questo motivo che nell’Inno “Fratelli d’Italia” si possono trovare i segni distintivi dell’identità nazionale del nostro paese.



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