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27th
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Il Romanzo di Marco

Il Vangelo di Marco fu scritto per i fedeli di origine pagana e fu definito Vangelo per chi cercava la fede. Ebreo levita, Marco, nacque in Palestina o sull’isola di Cipro intorno all’anno 20 d.C. e morì, forse martire, in Alessandria d’Egitto nel 68 d.C.  Fu prima discepolo di S. Paolo e poi di

S. Pietro; suo cugino Barnaba per certo lo presentò a Paolo di Tarso proprio come aveva fatto con l’evangelista Luca; la casa della madre Maria, situata nella periferia di Gerusalemme, era ben nota ai primi cristiani, poiché nella sala del secondo piano, dove era avvenuta l’ultima cena con Gesù, si tennero frequenti riunioni, anche molto importanti, tra gli apostoli e i discepoli, presente a volte anche Maria, la mamma di Gesù.

Marco fu battezzato con acqua e in Spirito da Pietro e da quel momento l’apostolo amò chiamarlo “figlio mio”. L’incontro con l’apostolo S. Paolo avvenne intorno al 41/44 d.C.; con suo cugino Barnaba partecipò al primo viaggio missionario di Paolo, arrivando fino all’isola di Cipro, ma poi, per la prosecuzione del viaggio, giudicato da Marco troppo faticoso e pericoloso, il giovane tornò indietro per via mare verso Gerusalemme. Cinque anni dopo, sempre a casa di Maria, Paolo e Bàrnaba incontrarono nuovamente Marco, ma l’apostolo Paolo non lo volle più in viaggio con sé.

Nel 60 d.C., già Marco era divenuto gradito discepolo di Pietro a Roma e in seguito riconquistò la fiducia e la stima anche dello stesso Paolo, proprio quando anche lui giunse a Roma. Marco lasciò Roma prima dell’inizio della persecuzione scatenata da Nerone nel 64 d.C., comunque, visse alcuni anni assieme all’apostolo prescelto da Gesù per istituire la santa Chiesa e investito sul campo da Gesù come primo Vescovo, e quindi primo papa, della Chiesa di Cristo a Roma. Nel 66 d.C., molto probabilmente, Pietro e il suo discepolo Marco, insieme all’apostolo Paolo, si ritrovarono tutti a Roma. Nel 67 d.C., Pietro fu martirizzato pubblicamente e crocefisso a testa in giù.

San Marco Evangelista

I. LA PREPARAZIONE DEL MINISTERO DI GESÙ

PREDICAZIONE DI GIOVANNI BATTISTA

Quando un vecchio sbircia con insistenza il cielo, a guardarlo, uno potrebbe pensare che stia fiutando il tempo per i suoi dolori alle ossa; invece, quello potrebbe immaginare di essere senza peso e di poter volare agile, a dispetto del suo stato fisico.

Per l’uomo, infatti, volare ha rappresentato sin dai tempi più antichi, il bisogno di leggerezza e vicinanza con l’infinito; normalmente per un giovane è naturale sfogare tale voglia interiore correndo e saltando, ma per un vecchio è tutt’altra cosa.

Per un anziano, infatti, vissuto in grazia di Dio e in pace con gli uomini, importerà poco se il proprio corpo manifesterà dolori, perché la pazienza e la saggezza che avrà maturato nella vita trascorsa, saranno diventate forze più forti di ogni forza, in grado di dominare qualsiasi ingannevole emozione o nostalgia di questo mondo, ormai smascherato da tempo.

Quanto ho appena detto, immensamente di più valeva per Pietro, apostolo pensato dal Maestro Gesù come riferimento per tutti i suoi seguaci, perché aveva colto e coglieva ogni occasione per istituire comunità di fedeli, come Chiesa di tutti i cristiani.

Ogni luogo che aveva percorso, era divenuto e era occasione per annunciare la “Buona Novella” di Cristo risorto.

Quel vecchio di nome Pietro sedeva davanti alla finestra spalancata della nostra cameretta, a guardare pensieroso il cielo di Roma.

Io, Marco, suo discepolo, pronto a servirlo se avesse avuto bisogno di qualsiasi cosa, avevo chiesto a lui di sapere tutto il possibile sulla vita di Gesù.

Furono incredibilmente preziose le sue testimonianze per quello che ne avrei voluto fare; anche se proferite senza fretta, si affollavano nella mia mente e nel mio animo, quasi a soffocarmi.

La certezza per lui, di essere prossimo a tornare dal suo Maestro nei cieli, lo aveva reso così distante dal mondo, che solo la benevola volontà di Dio aveva potuto consentire a me di vivere accanto a lui come fossi stato suo figlio.

Pietro sapeva che volevo scrivere il Vangelo di Gesù, come pubblica testimonianza della “Buona Novella”; sapeva che volevo scrivere per gli esseri umani notizie talmente buone, che sarebbero durate nel tempo.

Avevo già riempito rotoli e rotoli di appunti e riflessioni, stilati in parte a Gerusalemme, grazie alle testimonianze degli apostoli vissuti accanto a Gesù, e poi ancora, grazie alle parole ispirate dallo Spirito Santo a Paolo di Tarso e infine, soprattutto ora, grazie ai santi ricordi del vecchio Pietro, verso il quale avevo accettato di svolgere l’onorato compito di badante a tempo pieno.

Vi racconto alcune cose di lui: Pietro non consentiva che lo chiamassi Simone perché il Signore aveva cambiato il suo nome e nessun uomo avrebbe potuto non rispettare la volontà di Gesù; non tollerava soccorsi che non fossero stati di stretta necessità, questo non certo per atto d’orgoglio, ma perché verso il Signore non erano stati testimoniati soccorsi, se non quello sulla via del Calvario prestato da un certo Simone di Cirene che nemmeno conosceva; preferiva bere e mangiare non da solo, perché di solito il Signore aveva bevuto e mangiato in compagnia, sfruttando quelle occasioni per parlare e nutrire l’anima dei commensali con il cibo della parola e la bevanda della verità.

Accettava il sostegno del mio braccio per scendere la rampa di scale fino in cortile, perché diceva che nessun bastone avrebbe potuto sostituire la carità e l’amore di un essere umano.

Gesù, prima di ascendere dal Padre, lo aveva avvisato che in vecchiaia parte della sua vita non sarebbe più dipesa dalla sua volontà e, per questo fatto, viveva indicibilmente gioioso accanto a me, perché ero diventato la prova vivente dell’ennesima verificata predizione di Cristo. Molto di più potrei raccontarvi di Pietro, ma ci saranno modi e tempo per farlo.

 Ho voluto cominciare a scrivere il mio Vangelo in modo veramente nuovo e solenne:

1 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. MARCO (1,1)

Con l’avvento di Gesù, infatti, si aprì, e resterà aperto per sempre, un capitolo totalmente inedito per la storia umana, una sorta di nuova creazione capace di cambiare profondamente il corso della vita degli uomini sulla Terra.

Nessuno pensi a manie di grandezza per questo mio modo di dire, perché mano mano che conoscerete di Gesù fatti e insegnamenti, alla fine di questo Vangelo, mi darete ragione per come ho voluto iniziarlo.

Tornando al vecchio Pietro, che nel frattempo aveva già iniziato a raccontarmi le sue testimonianze, cominciò a dirmi di Giovanni il Battista, presso il quale la gente conveniva, sulle rive del fiume Giordano, per farsi battezzare. Pietro citò subito le parole dell’antico profeta Isaia:

2 Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. MARCO (1,2)

L’apostolo mi rivelò molti aspetti del Battista, per quanto aveva saputo da suo fratello Andrea, che di quell’ultimo grande profeta era stato discepolo.

Al Battista, mi disse Pietro, piacevano i contrasti forti; viveva isolato sotto il sole del deserto e contemporaneamente lavorava per Dio, immerso fino al busto nell’acqua del Giordano, battezzando i peccatori; viveva fuori da ogni attrazione del mondo e spiegava, da esperto, come fuggire le tentazioni; predicava il salvacondotto del pentimento per i peccati commessi, non sapendo ancora come, quando e da chi, per volere di Dio, sarebbero stati rimessi.

Il suo carisma e la sua fede riuscivano a predisporre gli uomini alla salvezza, perché questa sarebbe giunta improvvisamente in mezzo a loro.

Il suo tono di voce trapassava il petto e le parole che diceva restavano dentro il cuore lasciando segni profondi; mostrava aspetto così sincero da scoraggiare qualsiasi opportunismo; lo sguardo penetrava così intensamente nelle pieghe più nascoste della mente e del cuore, che sarebbe stato impossibile fingere pentimento senza che lui se ne fosse accorto; usava gesti dolci e decisi al tempo stesso, come l’acqua che spargeva sul capo della gente, dolce perché rinfrescava, decisa, perché scendeva lungo il collo, giù per il corpo, senza alcun freno.

Accorreva a lui gente da ogni angolo della Giudea, a cominciare da Gerusalemme per finire con i luoghi più periferici e lontani da quella città.

Mangiava cavallette e miele selvatico, dormiva pochissimo, vestiva con pelle di cammello non scuoiata e pulita, insomma era uomo di Dio che viveva nella natura e della natura.

Pietro raccomandò che avessi appuntato con esattezza le parole che Giovanni era solito pronunciare prima di battezzare i convenuti su questa o quella riva del Giordano, e così diligentemente ho fatto:

… “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. MARCO (1, …7-8)

Fu riportato da Andrea a Pietro, che, in quel clima di severo pentimento, un giorno venne il Cristo dove il Battista stava battezzando.

Mi disse ancora Pietro, che Gesù si era messo in fila dietro tante persone che aspettavano il loro turno per entrare in acqua; attendevano solo il segnale di Giovanni.

Infine, Pietro, riportando ancora il racconto di Andrea, raccontò che Giovanni, prima di dare il segnale alla gente convenuta per entrare in acqua, era solito ammonire tutti i presenti perché il loro pentimento per i peccati commessi fosse stato sincero e completo.

Faceva questo guardando in faccia quelli della fila fin dove potesse arrivare il suo sguardo, in modo da scoraggiare qualsiasi nascondimento o superficialità.

Quando Giovanni vide Gesù nel mezzo della fila, ebbe un sobbalzo al cuore e un calo di voce avvertito da tutti, una sorta d’improvvisa e forte raucedine.

Giovanni non conosceva Gesù perché non lo aveva mai visto, ma quando fissò quell’uomo in fila, sentì che la sua missione aveva trovato spiegazione e compimento.

BATTESIMO DI GESÙ

Giovanni battezzò Gesù come aveva fatto con tutti gli altri, ma il suo sguardo non riusciva più a staccarsi da quell’uomo, tanto aveva catturato la sua attenzione.

Come avevano fatto gli altri, anche Gesù uscì dall’acqua dopo aver ricevuto il battesimo; fu proprio in quel momento che Giovanni Battista ricevette conferma di quanto aveva sentito tumultuosamente accadere nel suo cuore.

Gesù era così come stava, tutto bagnato e inginocchiato sulla riva del fiume, mi disse ancora Pietro riportando quanto detto da Andrea, quando vide una grande luce bianca invadere il blu del cielo e una macchia di luce ancor più bianca scorrere verso di Sé, come fosse stata colomba.

Questo mi e stato detto che accadde, precisò con un filo di voce Pietro davanti a me, mettendosi la mano spalancata sul cuore, mentre io lo stavo ascoltando a bocca aperta.

Pietro aggiunse, per concludere il racconto, che, mentre lo sguardo del Battista seguiva i movimenti di Gesù che teneva le braccia protese verso l’alto, Gesù fu investito da una voce che, provenendo dall’alto del cielo, disse:

… “Tu sei il Figlio mio, l’amato:

in te ho posto il mio compiacimento”. MARCO (1, …11)

TENTAZIONE NEL DESERTO

Pietro, dopo quell’intensa testimonianza, mi accennò appena dei quaranta giorni passati nel deserto da Gesù per la sua purificazione e delle tentazioni a cui fu sottoposto, per essere pronto a iniziare la sua missione, dopo averle sapientemente e fermamente affrontate e respinte.

continua…..

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