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Teorie sulle emozioni

Cosa sono le emozioni? Come funzionano? A cosa servono? Possiamo dire, semplificando, che le emozioni sono stati mentali e fisiologici connessi a variazioni psichiche e fisiologiche, ad input (stimoli) interni o esterni, naturali o appresi con le quali manifestiamo al mondo fuori di noi cosa sentiamo, cosa stiamo percependo ed anche cosa vorremmo.

Secondo la teoria dell’evoluzione la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza. Tuttavia, le emozioni hanno anche una funzione relazionale in quanto fungono da strumento di comunicazione; non solo, ma hanno pure una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano, quindi, dai sentimenti e dagli stati d’animo che sono categorie che riguardano, invece, il nostro mondo interno e non manifesto agli altri finchè noi non decidiamo di manifestarlo.

Lo studio delle emozioni, basato sul metodo scientifico, è relativamente recente, infatti, le prime ricerche risalgono alla fine del XIX secolo. Ma possiamo schematizzarne i risultati facendo riferimento a due grandi teorie sulle emozioni:

La teoria di James-Lange (1884-1887) e la teoria di Cannon-Bard[1] (1927).

Secondo James-Lange[2], noi sperimentiamo un’emozione in risposta a cambiamenti fisiologici del nostro corpo. Per esempio noi non piangiamo o ridiamo perché siamo tristi o contenti ma, piuttosto, ci sentiamo tristi o contenti perché piangiamo o ridiamo. In altri termini i nostri sistemi sensoriali inviano informazioni al cervello sulla nostra situazione corrente e, come risultato, il cervello invia segnali al corpo, inducendo cambiamenti del tono muscolare, del battito cardiaco e così via. Pertanto secondo questa teoria i cambiamenti fisiologici sono l’emozione, e se essi vengono rimossi, l’emozione svanirà con essi.

Invece, secondo la teoria di Cannon-Bard, l’esperienza emotiva si verifica indipendentemente dall’espressione emotiva. Infatti fu osservato che dopo la resezione spinale su animali ed anche su uomini, la capacità di provare emozioni non diminuiva affatto.  Pertanto, secondo questa teoria le emozioni vengono prodotte quando i segnali raggiungono il talamo, sia direttamente dai recettori sensoriali, sia discendendo da afferenze corticali. In altri termini il carattere delle emozioni è determinato dal modello di attivazione del talamo[3].

Recenti studi suggeriscono inoltre che gli input sensoriali potrebbero avere effetti emozionali sul cervello senza che ci sia consapevolezza dello stimolo. Infatti diversi esperimenti correlati sono stati condotti in Svezia ed in Inghilterra e hanno dimostrato che se viene presentata brevemente e velocemente una faccia adirata seguita da una foto di una faccia inespressiva, i soggetti riferiscono solo di vedere quella inespressiva, cioè sembra che la faccia adirata sia “mascherata” e la faccia inespressiva costituisce lo stimolo che la maschera. Allora gli studiosi (Arne Ohman, Ray Dolan e colleghi) hanno esposto i soggetti ad una varietà di facce, ma solo quando veniva presentata una faccia adirata veniva somministrata una piccola scossa elettrica ad un dito del soggetto. Una volta che i soggetti sono stati condizionati in questo modo, i ricercatori li hanno di nuovo esposti a facce che solo occasionalmente erano adirate ma sempre presentate con lo stimolo mascherante. Si è osservato che quando venivano mostrate le facce adirate i soggetti mostravano una risposta automatica (aumento della conduttanza cutanea per aumento della sudorazione), sebbene fossero inconsapevoli dello stimolo “faccia adirata”. A valle di questo esperimento è stato introdotto il concetto di “emozione inconscia”. Infine, attraverso un’indagine tomografica ad emissioni di positroni si è potuto evidenziare che in concomitanza della presentazione della faccia adirata si attivava una particolare zona del cervello denominata amigdala[4].

In definitiva possiamo sintetizzare che con il termine di “emozione” ci si riferisce solitamente a sensazioni positive o negative che vengono prodotte da particolari situazioni, come quando si ha paura di fronte ad un pericolo (vero o presunto) o si gioisce per una buona notizia e che diverse sono le componenti di una emozione: il comportamento (risposta muscolare), la risposta vegetativa e la risposta ormonale. Dai risultati delle ricerche ad oggi effettuate le tre componenti sono tra loro strettamente correlate dato che il comportamento, viene facilitato dalla componente vegetativa e questa a sua volta è potenziata dalla risposta ormonale.


[1] Walter Bradford Cannon (1871-1945) è stato un fisiologo dell’Università di Harvard, che è forse più noto per il suo trattato classico su omeostasi. Philip Bard (1898-1977) è stato uno studente di dottorato di Cannon, e insieme hanno sviluppato un modello di emozioni chiamato Cannon-Bard teoria.

[2] La prima teoria fisiologica sulle emozioni fu quella di W. James, famoso psicologo americano (1884), detta anche teoria periferica. Più o meno contemporaneamente, anche se separatamente, una teoria analoga venne proposta da un fisiologo danese, C. Lange (1887). In sintesi, secondo la teoria di James-Lange, un avvenimento rilevante da un punto di vista emotivo provoca direttamente una attivazione fisiologica o “arousal” a livello periferico, che si manifesta con una serie di reazioni periferiche quali tremore, sudorazione, aumento del battito cardiaco, contrazione della muscolatura liscia viscerale ma anche contrazioni muscolari in varie parti del corpo, come ad esempio, lo stringere i pugni o le modifiche dell’espressione facciale indotte dai muscoli mimici. L’individuo percepisce questa attivazione periferica (feedback) e questo dà luogo all’emozione.

[3] Il talamo è una struttura del sistema nervoso centrale, più precisamente del diencefalo, posto bilateralmente ai margini laterali del terzo ventricolo

[4] L’amigdala è una parte del cervello che gestisce le emozioni ed in particolar modo la paura. A livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia facente parte del sistema limbico,



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