May
07th
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Vygotskij: illustre sconosciuto

Lev Vygotskij [1896-1934], nato in una piccola città della Bielorussia, studia all’università di Mosca, insegna a Gomel e, appunto, nel 1924 si trasferisce a Mosca fondando la scuola storico-culturale che avrebbe lavorato negli anni ’20, ’30, ’40. Dobbiamo però dire che questo personaggio è un illustre sconosciuto ai più.

 

In realtà, il suo contributo scientifico alla scienza psicologica ha subito alterne vicende che vedremo brevemente e, solo nelle ultime decadi sta lentamente acquistando maggior credito nella ricerca psicologica contemporanea.

 

 

 

La scuola fondata da Vigotskij si caratterizza rispetto alle grandi scuole come il comportamentismo (J. Watson), la psicanalisi (S. Freud), la teoria della forma (cioè della Gestalt), per aver risentito fortemente dell’aspetto sociale, politico, culturale. Questa scuola oltre alla critica delle due importanti scuole: di I.V.Pavlov [1849-1926], e di V.M.Bectherev [1857-1927] imperanti all’epoca in Russia, critica che condannava l’approccio riflessologico dei processi mentali, introdusse il concetto di ambiente, che non era l’ambiente naturale ecologico descritto dai fisiologi e biologi entro il quale si è evoluta una specifica specie animale, ma è l’ambiente sociale, culturale, politico, la famiglia, la scuola dove il bambino cresce, le opportunità date che variano da nazione a nazione, da momento storico a momento storico.

Secondo Vygotskij lo studio degli animali in condizioni di laboratorio, come facevano gli psicologi europei, nordamericani e i fisiologi russi, avveniva in situazioni inadeguate per gli animali e tanto meno adeguate nello studio del bambino o dell’adulto. Si capisce quindi come Vygotskij abbia spostato la ricerca sperimentale in contesti particolari: bambini abbandonati negli orfanotrofi, handicappati, nomadi, … situazioni, fino ad allora, mai affrontate dalla psicologia contemporanea.

Un altro aspetto fondamentale che Vygotskij contestò è «l’assenza» dello studio della coscienza. In effetti, le varie scuole psicologiche tutte prese nel vivisezionare le reazioni della mente agli stimoli ambientali avevano tralasciato di chiedersi che cosa è la coscienza, e se mai fosse esistita.

Ma la coscienza non era intesa da Vygotskij come quella visione soggettiva, confinata in un mondo privato, che comportava una continua riflessione personale, così come veniva percepita da tanto pensiero occidentale; per il nostro autore la coscienza ha una dimensione più ampia, sociale, che caratterizza la specie umana.

In altri termini, l’individuo umano ha una coscienza sociale, una caratteristica assente nel mondo animale. La coscienza, come consapevolezza delle proprie radici storiche e culturali, dell’appartenenza a una classe sociale, del possesso di un patrimonio culturale mediato dagli strumenti.

Purtroppo questo attacco da parte di Vygotskij a tutto tondo ed in particolare alla teoria dominante (Pavlov era un’autorità: fu premio Nobel nel 1904 per la medicina; Bectherev, invece, era stato medico psichiatra personale dello zar, aveva visitato Lenin e Stalin), ebbe una ricaduta anche sulle possibilità di diffusione della sua scuola, soprattutto dopo la morte prematura del fondatore.

Un altro grande contributo è relativo ai processi psichici umani che, secondo Vygotskij sono caratterizzati dalla mediazione degli strumenti, una proprietà assente negli animali. Si tratta di strumenti cognitivi esterni ed interni. Ci sono quelli esterni: la tavoletta per scrivere, il libro, la radio,… il computer, internet, e quelli interni per esempio il linguaggio, che, non solo è un mezzo di comunicazione personale, ma è un vero e proprio sistema di organizzazione del pensiero. Pertanto il concetto di strumento cognitivo è un concetto chiave di questa scuola. Inoltre gli studi di Vygotskij sono importanti anche per i suoi lavori in pedagogia: iniziò a lavorare come insegnante nella città natale e si era trovato ad affrontare problemi enormi di disadattamento, analfabetizzazione di bambini con deficit (come si diceva allora in Russia). Si parla nelle cronache del tempo di diversi milioni di bambini sotto i 12 anni, vagabondi ed organizzati in bande capaci anche di uccidere. Vygotskij riteneva che i bambini con o senza deficit dovessero essere studiati complessivamente senza distinzione e chiamato a Mosca fondò un istituto di difettologia e sviluppò una serie di ricerche soprattutto su bambini ciechi e sordomuti per vedere come partendo dall’indagine sul deficit si potevano intravedere dei percorsi alternativi che permettessero di superare il deficit.

Alla rinascita dell’interesse per questo studioso fu proprio questo aspetto pedagogico che suscitò l’interesse degli studiosi occidentali e nel confronto tra Vygotskij e lo svizzero J.Piaget [1896-1980] veniva messo in evidenza proprio l’assenza di rilievo nella teoria piagetiana all’importanza della scuola, del contesto, all’importanza dello studio dei bambini disabili.

Poi Vygotskij affronta anche la tematica dell’apprendimento e della maturazione in un articolo ormai classico: “Maturazione e apprendimento”. L’apprendimento può dipendere dalla maturazione biologica, cioè dalla sequenza degli stadi evolutivi. Infatti, solo dopo gli anni ’50/’60 è divenuto più evidente che vi è anche una forte componente genetica: però non si ha solo una maturazione biologica dalla nascita in poi, ma questa stessa maturazione ontogenetica dipende, con ritardi o accelerazioni, in funzione delle caratteristiche ereditarie. Quindi: il bambino ha ereditato una forte intelligenza o una debole intelligenza, a sua volta questa quantità di intelligenza entra in contatto con l’ambiente e matura secondo fasi evolutive determinate dalla maturazione biologica.

C’è anche un altro scritto di Vygotskij che si chiama: “Il fascismo in psiconeurologia”. Qui Vygotskij fa riferimento ad una concezione razzista dei processi cognitivi dell’intelligenza ancorata all’idea di un’intelligenza come caratteristica innata nel bambino rispetto alla quale c’era poco da fare. Per capire il discorso occorre ricordare come all’epoca negli Stati Uniti gli immigrati provenienti dal bacino del Mediterraneo erano selezionati, in particolare quando arrivavano al porto di New York, con dei test di intelligenza – che secondo gli autori misuravano l’intelligenza innata – e quindi destinati a particolari professioni. Era chiaro a Vygotskij che ci potevano essere delle partenze con ritardi congeniti (aveva lavorato con bambini disabili), ma introduce un superamento di questa catena biologica e dice che l’apprendimento grazie ad una strumentazione cognitiva adeguata può ridimensionare il limite biologico. Evitando così l’emarginazione.

Come strumentazione cognitiva Vygotskij introdusse, perciò, quelle che oggi vengono chiamate “protesi cognitive”. Negli anni ’30 era impensabile che si potesse ricorrere al computer o a tutta una serie di apparecchiature che vanno incontro ai problemi delle persone disabili. Se Vygotskij avesse avuto a disposizione queste apparecchiature sarebbe stato più semplice presentare e accettare il suo discorso.

Ancora oggi nel settore degli audiovisivi e della formazione a distanza tutto è basato su concetti vygotskijani: sulla potenza dello strumento tecnologico per supplire a deficit cognitivi. L’apprendimento può, grazie ad una determinata strumentazione cognitiva, far anticipare la maturazione biologica.

Infatti davanti al computer un bambino può compiere operazioni cognitive impensabili per un bambino di 20 o 30 anni fa. L’area di sviluppo prossimo sintetizza tutte le problematiche della scuola vygotskijana ed è un concetto chiave per la psicologia applicata all’istruzione. Quello che chiamiamo sviluppo del potenziale, per Vygotskij si chiama appunto area di sviluppo prossimale, concetto che è stato subito accettato in Italia nella ricerca e nella scuola, e anche in America dove vi è compresenza di bambini provenienti da paesi diversi con diversa alfabetizzazione.

In sintesi possiamo dire che Vygotskij con la sua scuola psicologica “storico culturale” ha apportato alla ricerca un contributo singolare che prima e dopo di lui nessuno aveva costruito, un lavoro pieno di originalità forse dovuto proprio alle condizioni storiche dell’ambiente in cui è vissuto. Comunque tutta la sua attività ha ruotato intorno alla quadratura di un cerchio avente come settori sia il contesto storico, sia il raggiungimento di una consapevolezza storica ed in ultimo ma non ultimo, il tramandare questa consapevolezza storica attraverso gli strumenti cognitivi.



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