May
06th
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Terremoti

Il terremoto è un fenomeno naturale insieme meraviglioso e terribile. Meraviglioso perché ci rivela la “vitalità” del nostro pianeta. Terribile perché spesso le sue conseguenze per l’uomo sono gravissime: morti, feriti, intere città distrutte. In media ogni anno nel mondo 20.000 persone vengono uccise dai terremoti. Perché la terra trema? E perché trema quasi sempre negli stessi posti, mentre molte regioni per loro fortuna non conoscono i terremoti? La risposta si nasconde nelle profondità del nostro pianeta. Il nucleo della Terra, costituito prevalentemente di ferro, è ancora molto caldo e in parte allo stato fuso. Supra il nucleo c’è uno strato chiamato mantello. Questo si comporta come un fluido caldo e molto denso -pensate al burro quando sta per fondere – in continuo rimescolamento. La superficie terrestre (crosta) a sua volta e divisa in una dozzina di grandi frammenti: le zolle (africana, nordamericana, pacifica, euroasiatica e così via), che non sono immobili, ma si muovono molto lentamente, alla velocità di qualche centimetro all’anno, sotto la spinta del mantello sottostante. Questi movimenti, ai confini tra una zolla e l’altra, sono la causa dei terremoti. Per esempio, l’Italia si trova nel punto dove a zolla africana spinge contro la zolla euroasiatica: l’energia si accumula per un certo tempo e poi all’improvviso viene liberata, come una molla che scatta.L’intensità di un terremoto si può misurare in base ai danni che produce (Scala Mercalli) o in base all’energia che libera (Scala Richter). Gli scienziati non sono ancora in grado di prevedere i terremoti. Si conoscono però molto bene le regioni sismiche, dove di tanto in tanto i terremoti si ripresentano. In Italia queste regioni sono soprattutto il Veneto, il Friuli, parte della Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia. In queste regioni la prima difesa consiste nel costruire case in grado di resistere il più possibile alle scosse di terremoto. In Giappone e in California l’edilizia antisismica ha ridotto quasi a zero le vittime. Per resistere a terremoto un edificio deve essere “elastico”. Il cemento armato è già molto più elastico dei materiali edilizi antichi. Ma le parti strutturali più alte dei grattacieli giapponesi sono completamente in metallo, perché così si ottiene un’elasticità maggiore. Nell’edilizia antisismica più avanzata le fondamenta degli uffici appoggiano su cuscinetti di elastomeri, cioè fatti con una specie di gomma simile a quella dei pneumatici, rinforzata con un’anima di acciaio. Gli elastomeri assorbono gran parte della spinta distruttiva, il resto lo fa l’elasticità della struttura architettonica. Un terremoto come quello che nel 1980 sconvolse l’Irpinia, facendo mille morti, imprime alle case spinte pari a due volte l’accelerazione di gravità: quindi ogni parte di una casa che non sia capace di sostenere il doppio del suo peso è destinata a crollare. Certi e edifici giapponesi resistono ad accelerazioni pari a 20 volte la forza di gravità! Le spinte più pericolose sono quelle orizzontali. Sono oscillazioni che a seconda dei casi vanno da una a 30 al secondo, così forti da uguagliare o superare il peso dell’edificio. Gli ammortizzatori in elastomeri sono la miglior difesa contro questo pericolo. C’è la speranza, in futuro, di prevedere e magari di impedire un terremoto? Vediamo. Negli ultimi trent’anni la California è diventata un colossale laboratorio: una rete di 500 sismometri elettronici registra ogni minimo movimento della crosta terrestre lungo la Faglia di San Andreas, una gigantesca frattura della crosta terrestre che attraversa la California in direzione nord-sud. Qui, pompando acqua in profondità, si e tentato di scaricare preventivamente le tensioni elastiche che si accumulano nel sottosuolo, in modo da impedire un grosso terremoto causando tanti piccoli terremoti.Tra le tecniche più avanzate per tenere sotto controllo una regione a forte rischio sismico ci sono alcuni satelliti artificiali dotati di specchietti che riflettono un raggio laser inviato verso di essi da una stazione a terra. Le stesse stazioni sono in grado di raccogliere il raggio riflesso. Misurando con orologi atomici il tempo impiegato dalla luce per compiere il viaggio di andata e ritorno si ricava con estrema precisione la distanza tra le stazioni e il satellite, e di qui si deducono eventuali minimi spostamenti della crosta terrestre. Uno di questi satelliti è Lageos, una sfera 60 centimetri in orbita a seimila chilometri dalla Terra. Con Lageos si è visto che in California, per effetto degli spostamenti della Faglia di San Andreas, San Diego e Quincy, lontane in linea d’aria 896 chilometri, si avvicinano di 62 millimetri all’anno. Ora quindi sappiamo quanta energia sismica si accumula lungo la faglia. Ma secondo il geologo Frank Press ci vorranno ancora decine di anni per arrivare a prevedere un terremoto.



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