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Decalogo del buon politico (di Luigi Sturzo)

 

Don Luigi Sturzo (Caltagirone, 1871 – Roma, 1959) è stato un sacerdote e politico italiano. Nel 1888 andò al seminario di Caltagirone e fu un discepolo eletto e prediletto, il migliore, e qui si diplomò nello stesso anno del suo ingresso. Il 19 maggio del 1894 fu ordinato e nel 1896 alla Pontificia Università Gregoriana di Roma ottenne la laurea in teologia. Poi allo scopo di mettere in contatto gli studenti delle diverse regioni d’Italia, fondò l’Associazione dei Giovani Ecclesiastici.

Inoltre Insegnò al seminario di Caltagirone filosofia, sociologia, diritto pubblico ecclesiastico, italiano e canto sacro.

 

Impegno civile e politico

Nel 1897 istituì a Caltagirone una Cassa Rurale. Fondò anche il giornale di orientamento politico-sociale La croce di Costantino il 7 marzo dello stesso anno. Tuttavia, oltre ai pareri favorevoli il giornale suscitò le ire dei massoni a causa del metodo rettilineo e coraggioso che usava per ottenere i consensi, quindi il 20 settembre 1897 bruciarono una copia del giornale, nella piazza principale di Caltagirone. Successivamente, secondo Sturzo, con i fatti di maggio del 1898, le repressioni antioperaie di Bava Beccaris, gli stati d’assedio nelle principali città e il processo a Davide Albertario, si comincia a delineare l’impossibilità della convivenza all’interno dell’Opera dei Congressi[1] fra conservatori e democratici cristiani; pertanto il mantenimento dell’unità dei cattolici, voluta da papa Leone XIII, diventava sempre più arduo.

Luigi Sturzo nel 1900 fu visto tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana, ma in realtà aveva pure rifiutato la tessera del partito, guidato da Romolo Murri[2]. Successivamente verso i primi anni del Novecento Luigi Sturzo divenne il collaboratore del quotidiano cattolico Il Sole del Mezzogiorno e nel 1902 guidò i cattolici di Caltagirone[3] alle elezioni amministrative.

Nel 1905 verrà nominato consigliere provinciale della Provincia di Catania. Sempre nel 1905, alla vigilia di Natale, pronunciò il discorso di Caltagirone su “I problemi della vita nazionale dei cattolici”, superando il “non expedit”. Nello stesso anno venne eletto pro-sindaco di Caltagirone (mantenne la carica fino al 1920). Nel 1912 divenne vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia.

Nel 1915, essendo stato molto attivo nell’Azione Cattolica Italiana, divenne il Segretario generale della Giunta Centrale del movimento.

Fondatore del Partito Popolare Italiano (PPI)

Nel 1919 fondò il Partito Popolare Italiano (del quale divenne segretario politico fino al 1923) e il 18 gennaio 1919 si compie ciò che a molti è apparso l’evento politico più significativo dall’unità d’Italia: dall’albergo Santa Chiara di Roma, don Sturzo lancia “l’Appello ai Liberi e Forti”, carta istitutiva del Partito Popolare Italiano di cui riportiamo le prime righe:

« A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà »

Il confronto con il fascismo

Al Congresso di Torino del Partito Popolare (12-14 aprile 1923), Luigi Sturzo, sostenuto dalla sinistra di Francesco Luigi Ferrari[4] e di Luigi e Girolamo Meda, fece prevalere la tesi dell’incompatibilità fra la concezione “popolare” dello stato ed il fascismo totalitario, con la conseguente uscita dei ministri cattolici dal governo Mussolini.

Nel partito rimasero in contrasto le due anime, la sinistra contraria ad ogni accordo con il governo e la destra favorevole alla collaborazione. Alla fine le due correnti del partito si accordarono per un’ambigua condotta (“né opposizione, né collaborazione”), linea che durò solo una settimana, visto che alcuni esponenti popolari uscirono dal governo per fare opposizione, mentre la corrente di destra intendeva rimanere al governo e collaborare.

La posizione dei popolari decisa al congresso provocò l’immediata reazione di Mussolini, che, appoggiato dalla piccola corrente di popolari di destra, il 17 aprile convocò la rappresentanza al governo del PPI per ottenere chiarimenti, dando anche inizio ad una dura campagna contro il “sinistro prete”. Inoltre Mussolini, presentando Sturzo come un ostacolo alla soluzione della questione romana, fece in modo che Sturzo perdesse anche l’appoggio delle gerarchie vaticane. Alla fine di questa campagna il prete di Caltagirone il 10 luglio fu costretto a dimettersi dalla segreteria del partito e si rifugiò dal 1924 al 1940 prima a Londra, a Parigi e poi a New York.

Il ritorno in Italia

Dopo il referendum tra monarchia e repubblica ritornò in Italia, sbarcando a Napoli il 5 settembre 1946. Difese la libera iniziativa con l’argomento dell’economicità e della libertà.

Tuttavia, pur riprendendo una vita politica attiva, non aderì formalmente alla Democrazia Cristiana e non svolse un ruolo dominante nella scena politica italiana, preferendo accettare nell’agosto 1947 la nomina dell’Assemblea regionale siciliana a giudice dell’Alta Corte per la Regione siciliana.

Rimase giudice dell’Alta Corte fino al 17 dicembre 1952, quando fu nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Sturzo accettò la nomina aderendo al gruppo misto, solo dopo aver ricevuto la dispensa da papa Pio XII.

Morì a Roma l’8 agosto 1959 all’età di ottantasette anni.

Tutta l’attività politica di Sturzo è fondata su una questione centrale: dare voce in politica ai cattolici. Per Sturzo i cattolici si devono impegnare in politica, tuttavia tra politica e Chiesa deve esserci assoluta autonomia. La politica, essendo complessa, può essere mossa da princìpi cristiani, ma non si deve tornare alla vecchia rigidità e all’eccessivo schematismo del passato. Il Cristianesimo è, insomma, la principale fonte di ispirazione, ma non l’unica.

L’individuo deve scegliere da sé se seguire la propria coscienza di buon cittadino o di credente; non è la Chiesa che deve indirizzarlo nell’atto della scelta, la quale attiene strettamente alla sfera individuale del singolo. Il PPI nacque perciò come aconfessionale: la religione può influenzare, ma non imporre. In questo modo si palesa una concezione liberale del partito.

Sturzo fu avversario del centralismo di Giolitti prima e di Mussolini poi, ma anche del primo impianto dell’Italia repubblicana, trovando sbagliata l’assenza del regionalismo, necessario per concedere ampia autonomia individuale.

Chiudiamo questa breve sintesi della biografia di Don Sturzo con ciò che in forma di decalogo rispecchia il sottofondo etico spirituale di tutta la sua azione che durante la sua vita ha perseguito senza soluzione di continuità. Si tratta del decalogo del buon politico che vide la luce nel dicembre del 1948:

1. È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso.

2. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica.

3. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico.

4. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.

5. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.

6. È più facile dal No arrivare al Si che dal Sì retrocedere al No. Spesso il No è più utile del Sì.

7. La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.

8. Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti.

9. Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.

10. Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico.

Sitografia:

https://www.sturzo.it/it/

https://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/sturzo1.htm

Bibliografia:

–          IL Partito Popolare Italiano in 3 Volumi (1919-1922) – Zanichelli 1956-1957.

–          Andrea Ciampani, Carlo Maria Fiorentino, Vincenzo G. Pacifici – La moralità dello storico (indagine storica e libertà di ricerca) a cura di – Rubettino  2004.

–          M. Faini. Il Partito Popolare e la lotta politica a Brescia (1920-1925). Laboratorio, Brescia, s.d.

–          B. Gariglio. Cattolici democratici e clerico-fascisti. Il mondo cattolico torinese alla prova del fascismo (1922-1927). Il Mulino, Bologna, 1976.

–          M. Forno. Rinnovamento cattolico e stabilità sociale. Chiesa e organizzazioni cattoliche astigiane fra le due guerre. Torino, Gruppo Abele, 1997.

–          Un’esauriente bibliografia sulle opere locali nel periodo è in appendice a G. Vecchio, Le riviste del partito popolare (1919-1926), Studium, Roma 1994.

–          F. Chabod L’ Italia contemporanea (1918-1948) Einaudi  2002.

 


[1] L’Opera dei Congressi e dei comitati cattolici fu un’organizzazione cattolica italiana. Nata nel 1874, si basava sull’osservanza delle posizioni della Chiesa cattolica, in particolare riferendosi al non expedit; il suo scopo era quello di tutelare i diritti della Chiesa, ridotti ai minimi termini dopo l’unificazione italiana, promuovere le opere caritative cristiane (dopo il loro scioglimento imposto dalla legislazione antiecclesiastica), coordinando le attività promosse dalle associazioni cattoliche.

[2] Romolo Murri [Monte San Pietrangeli (Fermo), 1870 – Roma, 1944] è stato un politico e sacerdote italiano.

[3] Caltagirone è un comune italiano di 38.237 abitanti della provincia di Catania in Sicilia.

[4] Francesco Luigi Ferrari (Modena, 1889 – Parigi, 1933) è stato un giornalista, politico e antifascista italiano.



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