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Come si sgombra uno stadio rapidamente?

Due piani d’emergenza, vie di fuga interne ed esterne, un po’ di astuzia per non scatenare il panico: così gli stadi sono sicuri; aspettando le nuove linee Guida causa Terrorismo

Ogni stadio sportivo è considerato “obiettivo sensibile”, ed è quindi dotato di due 4 piani di emergenza, abbastanza flessibili da adattarsi a un’ampia gamma di eventualità “non calamitose” già verificatesi (per esempio il crollo strutturale di una tribuna) o considerate possibili (come un allarme bomba). Una volta verificato lo scenario di pericolo e diramato l’allarme a tutti gli enti interessati (gestori dello stadio, vigili del fuoco, 118, forze dell’ordine, protezione civile, polizia) scatta il piano di emergenza interno. Questo prevede l’evacuazione degli spettatori diretta dai vigili del fuoco secondo le indicazioni degli ingegneri della sicurezza, e ha uno scopo preciso: permettere a tutti di raggiungere l’aria aperta da qualsiasi posto in pochi minuti, a una velocità teorica compresa in 0,3 e 0,5 m/s, attraverso le uscite di emergenza, tarate in base alla capienza dello stadio.

Vie di fuga. Contemporaneamente scatta il piano esterno, che si occupa di altri aspetti: le vie di fuga in diversi punti della città, l’ingresso dei soccorritori o degli artificieri, il coordinamento tra i soccorritori. Il pericolo maggiore per la vita dei fuggitivi è soprattutto il panico: per questo, a volte, si ricorre all’astuzia.

È accaduto nello stadio di Detroit (Usa), il 22 aprile 1979. Di fronte alla minaccia dello scoppio di una bomba a orologeria, per evitare una rissa catastrofica alle uscite, agli spettatori attraverso gli altoparlanti fu data un’altra versione, e cioè che un incendio stava minacciando le auto al parcheggio. Il diradarsi della folla permise di identificare i pacchi sospetti, l’ordigno fu localizzato e il pubblico seppe dello scampato pericolo soltanto il giorno dopo, dai giornali.



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