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Copenhagen

La prima volta che Copenaghen salì alla ribalta della cronaca fu nel 1043: allora era soltanto uno sperduto villaggio di pescatori all’estremità orientale dell’isola di Sjaelland, la più grande della Danimarca. La svolta che ne cambiò la storia risale a 124 anni dopo, quando re Valdemaro il Grande decise di regalare il piccolo centro al vescovo di Roskilde, Absalon, che di fatto viene considerato il fondatore della città. Fu lui, infatti, a costruire la fortezza attorno alla quale Copenaghen andò via via sviluppandosi, fino a diventare, nel 1443, la capitale di un regno che conobbe il suo periodo di maggiore splendore sotto Cristiano IV (1588-1648). Ma torniamo al vescovo Absalon. Fu lui, infatti, a chiedere che dalla Francia gli venisse inviato un religioso per rimettere ordine nel più importante monastero della sua diocesi, quello di Eskill. Da Parigi giunse cosi, con tre compagni, l’abate Guglielmo. Vinte le resistenze dei monaci locali, Guglielmo fece di Eskill un monastero modello, tanto che venne promosso in abbazia e trasferito proprio nell’isola di Sjaelland. Pur essendo francese di origine, Guglielmo non esitò a schierarsi contro il suo re, Filippo Augusto, che, dopo aver sposato lngelburga, sorella di Canuto, re di Danimarca, voleva ripudiarla. Questa scelta coraggiosa fece di Guglielmo di Eskill uno dei personaggi più popolari in Danimarca. E quando, nel 1224, ventun anni dopo la morte, fu elevato agli onori degli altari, divenne il santo più popolare tra i danesi, un vero e proprio patrono del Paese.

Copenaghen (“porto dei mercanti”) è una delle maggiori città dell’area scandinava. Ricca di musei e di monumenti, viene definita la “Parigi del Nord”. Nel 1996 è stata la “capitale culturale d’Europa”. Attualmente conta poco meno di 484 mila abitanti, che diventano però oltre un milione e 360 mila se si considera la “grande Copenaghen”, formata dai 22 Comuni che fanno parte del suo circondario. Pulita e ordinata, è una città a misura d’uomo e, insieme, una “città da fiaba”. Nelle sue strade e piazze, intatti, si avverte ancora viva la presenza di Hans Christian Andersen, il più famoso scrittore di fiabe moderne, che qui morì nel 1875 e al quale sono dedicati monumenti, strade, palazzi. Due i simboli della città: la statua della Sirenetta (protagonista di una fiaba di Andersen) e la Radhustamet, la torre del municipio con il suo celebre orologio astronomico, la quale svetta sul paesaggio della capitale dall’alto dei suoi 106 metri. Una delle mete preferite è il celebre parco divertimenti di Tivoli, costruito nel 1843. Le sue attrazioni, immerse in un grande giardino illuminato da oltre 100 mila lampadine colorate, vengono visitate ogni anno da 5 milioni di persone.

Tra i paesaggi incontaminati della Danimarca, una grande penisola, quella dello Jylland (o Jutland), e un intreccio di circa 400 isole (la più importante è quella di Sjaelland, sulla quale sorge Copenaghen): il destino della Danimarca è scritto nella sua geografia di “terra di mare”. E padroni del mare furono per quasi tre secoli (800-1080) i mitici Vichinghi. Si può dire che ogni angolo del Paese è ricco delle testimonianze di questo popolo, le cui veloci imbarcazioni, secondo la leggenda, furono le prime ad attraccare sulle coste dell’America, mentre la storia ci racconta che, navigando sui fiumi interni, raggiunsero Parigi. l numerosi fiordi che si insinuano nelle frastagliate sponde del Paese costituivano il miglior rifugio per le navi vichinghe. Fiore all’occhiello della flotta vichinga era il drakkar, 48 metri di lunghezza, capace di ospitare fino a 300 persone. Ma la nave più diffusa era quella lunga 30 metri, con un equipaggio di 200 uomini. Proprio una di queste è stata ritrovata, praticamente intatta, a Roskilde, dove può ancora oggi essere ammirata, insieme ad altre quattro imbarcazioni più piccole. Alla Danimarca appartengono due dei luoghi più incontaminati e suggestivi dell’intero Pianeta: le isole Faer Oer e la Groenlandia, l‘isola più grande del mondo con i suoi 175.600 chilometri quadrati di estensione. Una visita alle Faer Oer è come un viaggio nel tempo perduto. Questo arcipelago che spunta all’improvviso tra le nebbie dell’Oceano Atlantico, tra Scozia e Islanda, comprende 22 isole, 17 delle quali abitate da poco meno di 40 mila persone. Si tratta di un arcipelago vulcanico, colonizzato nel VII secolo dai monaci irlandesi, e che da sempre vive di pesca e dell’allevamento delle pecore (Faer Oer, nell’idioma locale, significa appunto: “isole delle pecore”). Il paesaggio è dominato dal verde intenso dei prati che ricoprono gran parte di queste isole selvagge, nelle quali sono ancora incastonate le caratteristiche e coloratissime case di legno dei pastori e dei pescatori.



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