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Cosette, la protagonista dei “Miserabili”

Grandioso affresco della vita francese nella prima metà dell’ottocento, I miserabili è un’opera stilisticamente disordinata eppure di straordinaria potenza. Intere generazioni hanno pianto per la morte di Jean Valjean, per le vicende della figlia adottiva Cosette, di sua madre Fantine, del monello Gavroche, morto sulle barricate del 1832, di un popolo sofferente nel quale gli spinti nobili sono fianco a fianco dei malvagi. L’autore, Victor Hugo, visse dal 1802 al 1885, svolse attività politica accanto a quella letteraria, venne a lungo esiliato per le sue idee liberali. Dato alla stampa nel 1862, il romanzo I miserabili resta ancor oggi un libro che è indispensabile Leggere, commovente e socialmente avanzato.

Intervistiamo dunque la protagonista Cosette

2la: Come devo chiamarti, signora Pontmercy?

Cosette: «Questo era il cognome di mio marito Mario. Chiamami Cosette, come facevano mio padre e mia madre».

2la:Parlando di tuo padre, tu intendi Jean Valjean?

Cosette: «So bene che il mio vero padre era uno studente di Parigi, che aveva stretto una relazione con mia madre come fosse un gioco, ma, per me, costui non esiste. Dopo essere stata ingannata e abbandonata, mia madre ebbe la vita distrutta».

2la: Si adattò a qualsiasi situazione, anche la più umiliante, per poter pagare i Thénardier, ai quali ti aveva affidata. Tu l’hai saputo?

Cosette: «Solo sul punto di morte mio padre, voglio dire Jean Valjean, mi rivelò la verità su tutto. Quello che ha fatto mia madre, povera donna, l’ha fatto per me».

2la: Gioventù davvero sfortunata, la tua. Come la ricordi?

Cosette: «Per mia fortuna, vaga, dissolta dall’amore che legava me e mio padre»

2la: Come vivevi con Valjean?

Cosette: «Arrivai a pensare che fosse insieme mio padre e mia madre, per me era tutto. Stavo sempre con lui, in casa e fuori per lunghe passeggiate. Fu in una di queste che vidi per la prima volta Mario».

2la: Lo vedesti e te ne innamorasti subito, o sbaglio?

Cosette: «È così, ma mi chiedo quanto fosse davvero solido, all’inizio, quell’amore. Pensavo continuamente a lui, eppure, quando vidi pur fra tante disgrazie, il periodo trascorso con quegli infami Thénardier mi è uscito di mente: come un’ombra oscura ma vaga, dissolta dall’amore che legava me e mio padre».

2la: Come vivevi con Valjean?

Cosette: «Arrivai a pensare che fosse insieme mio padre e mia madre, per me era tutto. Stavo sempre con lui, in casa e fuori per lunghe passeggiate. Fu in una di queste che vidi per la prima volta Mario».

2la: Lo vedesti e te ne innamorasti subito, o sbaglio?

Cosette: «È così, ma mi chiedo quanto fosse davvero solido, all’inizio, quell’amore. Pensavo continuamente a lui, eppure, quando vidi passare un soldato che mi guardava intensamente, arrivai a dimenticarlo. Ricordo bene, mi sembrava strano esserne stata innamorata».

2la: Ma com’eri da ragazza?

Cosette: «Come tante altre ragazze, un po’ leggera di testa, un po’ capace di sentimenti forti. Però mi trovavo brutta. Credevo che parlassero di un’altra quando sentii dire da certa gente che ero diventata bella».

2la: A un certo punto, comunque, il dimenticato Mario ricompare, e stavolta per sempre. Come vedeva Valjean il vostro amore?

Cosette: «Faticai molto a capirlo: anzi, e me ne duole profondamente, capii solo quando non serviva più, cioè quando mio padre stava morendo. La sua era la gelosia di un padre che farebbe per la figlia qualunque sacrificio, eppure si sente straziare il cuore al pensiero che lei avrà fa-talmente una vita propria».

2la: Analisi giusta. Quando però ti sposi con Mario, Valjean si tira da parte, come per non disturbare.

Cosette: «L’ho già detto, sacrifici fino all’ultimo. Ma forse mio padre ha toccato il punto di maggior sacrificio, vorrei dire di maggior eroismo quando ha salvato Mario. Bastava che l’abbandonasse al suo destino: ferito com’era dopo le barricate, Mario certamente sarebbe morto. Invece mio padre l’ha trasportato a spalle nel fango di una fognatura, rischiando egli stesso la vita. Un gesto sublime, tu sarai d’accordo».

2la: Non si può non esserlo. Però sappiamo che tuo marito non amava affatto Jean Valjean.

Cosette: «Non voleva toccare il denaro che mio padre mi aveva dato, un vero patrimonio che Mario credeva frutto di crimini. Invece mio padre l’aveva guadagnato onestamente con i suoi commerci, quando si faceva chiamare il signor Madeleine».

2la: Già: e quando poi ridiventerà Valjean, il poliziotto Javert l’accuserà di avere assassinato il buon Madeleine, senza capire che erano la medesima persona.

Cosette: «Javert fu vittima del proprio odio e, aggiungerei, di un fanatico senso del dovere. Davanti alla bontà che mio padre gli dimostrò, lasciandolo libero invece di ucciderlo come avevano deciso i rivoluzionari, non ebbe altra soluzione che togliersi la vita. Compiango molto anche lui».

2la: Ma alla fine pure Mario capisce tutto e accorre da Jean Valjean per ringraziarlo e per chiedere perdono.

Cosette: «Troppo tardi, anche se non per sua colpa. Sai cosa mi disse mio padre sul punto di morte, quando gli si chiese se voleva un prete? Indicò un punto verso il cielo e rispose: “Ne ho uno”. Cioè Nostro Signore, che tutto perdona e che Io stava aspettando».

Per chi non ha avuto l’opportunità di leggere questo capolavori di Victor Hugo di seguito è presente un focus su Valjean…Il delinquente pentito.

Jean Valjean è l’antico forzato che viene redento da un santo vescovo, trasforma la propria personalità fino a diventare un ricco benefattore ma è sempre perseguitato dal ricordo dei propri delitti e da un implacabile poliziotto, Javert. L’unico amore di Valjean è Cosette, da lui strappata a una losca coppia, i Thénardier. Pur sapendo che Mario, del quale Cosette è innamorata, gli porterà via quella che egli considera sua figlia, Valjean lo salva durante la rivoluzione. Lo stesso fa con Javert il quale, scosso nelle sue convinzioni, si annega nella Senna.



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