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Diritto di Cittadinanza?

lus soli, il «diritto del suolo» è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Lo ius soli si contrappone allo ius sanguinis, per il quale il diritto di cittadinanza è conseguente all’essere nato da genitori cittadini di quello Stato, eccezion fatta per chi nasce sul territorio italiano da genitori apolidi (senza patria) o da genitori ignoti, oppure da genitori che non possono trasmettere, ex legge dello Stato di provenienza, la propria cittadinanza.

Il Diritto di Cittadinanza implica il riconoscimento di tutti i diritti e i doveri previsti, quindi i diritti civili, che attengono alla personalità dell’individuo, quali la libertà personale, di riunione, di religione e ancora la libertà economica; i diritti politici, che attengono alla formazione dello Stato democratico e comportano una partecipazione dei cittadini nel determinare l’indirizzo politico dello Stato; i diritti sociali, quali il diritto al lavoro, allo studio, alla tutela della salute.

Secondo gli schemi giuridici della Roma Repubblicana la cittadinanza si acquisiva innanzitutto sulla base dello ius sanguinis. Erano cittadini solo coloro che fossero nati da padre cittadino, purché procreati in costanza di matrimonio legittimo, e coloro che fossero nati da madre cittadina qualora la procreazione fosse avvenuta al di fuori di iustae nuptiae. Fin dall’antichità si ritenne peraltro ammissibile l’immissione nel corpo civico di stranieri.

Oggi, per diventare cittadini italiani si fa riferimento alla Legge 91 del 1992, che disciplina tanto i modi di acquisto (in capo agli individui) che di richiesta (da parte degli stranieri) della cittadinanza. L’acquisizione si basa principalmente sullo ius sanguinis: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano, mentre un bambino nato da genitori stranieri diventa italiano al compimento dei 18 anni e se fino a quel momento ha risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente, a seguito di sua richiesta.

La questione riguarda i figli degli immigrati presenti nel nostro territorio, i quali, anche se nati e cresciuti in Italia, sono legati alla cittadinanza dei genitori, pertanto non possono godere di una serie di «trattamenti» che stridono con il concetto espresso nella nostra Costituzione di offrire attività essenziali per un corretto sviluppo dell’individuo e della sua personalità. Qualche esempio: essendo legati al permesso di soggiorno dei genitori, se il permesso scade o i genitori perdono il lavoro, i figli diventano irregolari. Nello sport ragazzi che non hanno la cittadinanza non possono essere inseriti nelle selezioni nazionali. I viaggi all’estero, anche quelli culturali, devono essere preceduti dalla verifica della necessità di avere o meno il passaporto italiano o un visto. Se volessero andare all’estero con una borsa di studio per un’esperienza formativa più lunga di dodici mesi, perderebbero automaticamente la carta di soggiorno e dovrebbero intraprendere la lunga e complessa trafila per richiederla.

Stati Uniti, Canada e quasi tutta l’America applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni. Alcuni Paesi europei (Francia, Germania, Irlanda e Regno Unito) concedono la cittadinanza ius soli, sebbene con alcune condizioni. Se da un lato dare a chiunque arrivi in Italia e lo chieda la cittadinanza è perlomeno fantasioso, è pur vero che, per sanare alcune situazioni discriminatorie nei confronti di ragazzi stranieri che vivono da anni e studiano nella nostra scuola, qualche nuova previsione normativa sarà improcrastinabile.



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