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Cuma: La Grotta della Sibilla

Cuma sorge all’estremità nordoccidentale del Golfo di Napoli: siamo nella zona dei Campi Flegrei, nota soprattutto per l’intensa attività vulcanica.

Ai tempi dell’antica Roma vi sorgevano numerose ville di patrizi, attirati in quel luogo dal clima mite, dalla fertilità del terreno e dalla presenza di sorgenti termali che, allora come ai giorni nostri, venivano sfruttate per curare diverse malattie. La vera celebrità di Cuma, però, era la Sibilla, nota in tutto il mondo antico perché dotata di un potere ignoto ai comuni mortali: quello di prevedere il futuro.

La visita di Enea

Sapete chi fu il “cliente” più illustre della Sibilla? Enea, il protagonista dell’Eneide di Virgilio. Il grande poeta racconta che l’eroe troiano si recò a Cuma per conoscere il proprio destino. Si addentrò in un’oscura galleria che si apriva nel tempio di Apollo e incontrò la profetessa che – sono parole di Virgilio – «predice dal fondo del santuario tremendi responsi ambigui, e mugghia nell’antro mascherando con oscure parole la verità». Ecco perché si usa l’aggettivo “sibillino” per indicare una risposta che si presta a numerose interpretazioni!

La grotta dei responsi

Facciamo ora un salto di migliaia di anni e arriviamo al 1932: un gruppo di archeologi sta lavorando presso il tempio di Apollo, sull’acropoli di Cuma, e scopre una galleria lunga un centinaio di metri, con dodici brevi passaggi laterali che sbucano sul fianco del colle dell’acropoli. La galleria termina in un vestibolo (anticamera) che contiene un paio di sedili scavati nella roccia; al di là di essi si apre una camera a volta. Molti particolari coincidono con il racconto delì’Eneide: siamo veramente di fronte alla grotta della Sibilla? Proviamo a visitarla. Percorriamo la galleria, dove le sciabolate di luce si alternano all’oscurità e il vento penetra con strani sibili, e raggiungiamo il vestibolo: di fonte a noi una porta chiusa, oltre la quale la Sibilla emette i suoi ambigui responsi, urlando e ringhiando rabbiosamente come una belva ferita.

In realtà gli studiosi non sono in grado di assicurare che la grotta scoperta a Cuma sia veramente quella della Sibilla, così come non si ha la certezza che questo personaggio sia realmente esistito. Sappiamo però che il suo tempio era venerato in tutta la Magna Grecia e che durante l’impero romano la sua tomba veniva mostrata ai visitatori dell’acropoli di Cuma.

I poeti del tempo narrano la storia della profetessa, originaria dell’Oriente, a cui il dio Apollo offrì di esaudire qualunque desiderio purché lei diventasse sua moglie. La Sibilla chiese di vivere per un numero di anni pari ai granelli contenuti in una manciata di polvere, e fu esaudita. I granelli erano mille, ma la Sibilla si scordò di domandare anche la perpetua giovinezza, così con il trascorrere del tempo diventò tanto vecchia e raggrinzita da poter essere rinchiusa in una bottiglia.

La Pizia

La donna sapiente in grado di predire il futuro è una figura che compare nella tradizione di molte antiche civiltà. In Grecia le sibille erano associate ad Apollo, il dio delle profezie: la più “consultata” era la Pizia, sacerdotessa del tempio di Apollo a Delfi. Per entrare nello stato di estasi profetica, la Pizia masticava foglie di alloro, che era l’albero sacro ad Apollo, oppure sedeva sul suo tripode (una sorta di sgabello a tre gambe) vicino a una spaccatura del terreno e aspirava gli intossicanti fumi vulcanici che ne uscivano. Le sue frasi oscure venivano tradotte in chiari responsi da alcuni sacerdoti, che li trasmettevano ai richiedenti.

L’Italia ai tempi di Augusto

La vita nelle città di provincia nei secoli felici dell’impero di Roma era comoda e ben organizzata. Al contrario di ciò che accade oggi, le città meridionali primeggiavano sulle settentrionali perché avevano risentito della civiltà greca. Napoli era rinomata per i suoi templi, per le sue statue, per il suo cielo, per il suo mare. Da Roma ci venivano a passare l’inverno: i suoi dintorni (Sorrento, Pozzuoli, Cuma) brulicavano di ville. Capri era già stata scoperta da un pezzo e Tiberio, l’imperatore, la “lanciò” facendone la sua abituale residenza. Pozzuoli fu la più rinomata stazione termale dell’antichità per le sue acque sulfuree.

Un’altra regione che brulicava di centri abitati era la Toscana: qui le città erano state costruite dagli Estruschi. Le più importanti erano Chiusi, Arezzo, Volterra, Tarquinia e Perugia, che era considerata parte di quella regione. Firenze, che era appena nata, si chiamava Florentia. Ancora non si prevedeva il suo felice destino.

Più in su, al di là degli Appennini, cominciavano Le città-fortino, costruite soprattutto per ragioni militari, come piazzeforti degli eserciti impegnati nella lotta contro le riottose popolazioni galliche. Tali furono Mantova, Cremona, Ferrara e Piacenza. Ancora più a nord c’era il grosso borgo mercantile di Como, che considerava Mediolanum, cioè Milano, il suo quartiere povero. Torino era stata fondata dai Galli, ma cominciò a diventare una città vera e propria solo quando Augusto la trasformò in una colonia romana. Venezia non era ancora nata, ma i Veneti erano già arrivati dall’Illiria e avevano fondato Verona.



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