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Romina Aymino. La simbologia delle opere

È attraverso la pittura dell’irreale che Romina Aymino (Roma, 1986) riesce a catturare la vera essenza di ciò che esiste fuori e dentro di lei, ritenendo cioè che quello che canonicamente definiamo reale lo è molto meno di quanto crediamo, appesantito da maschere, filtri, standard predefiniti da rispettare e con cui dare volto a idee, pensieri, concetti e sentimenti.

A volte in modo forzato, mutando la forma delle cose, adeguandola alle aspettative e rendendole così una rappresentazione, in questo caso a ben dire, “irrealistica” rispetto all’essenza originariamente posseduta nella nostra mente.

Come ciò che vediamo di un iceberg, la sola punta, ci illude di poterlo conoscere, controllare e aggirare, mentre la su vera sostanza è nascosta, apparentemente inesistente, così ciò che crediamo reale poggia su qualcosa di più profondo ed esteso, che definiamo irreale solo finché non troviamo il coraggio di trattenere il fiato e immergerci, arrivando alla vera essenza delle cose.

Per questo motivo Aymino inserisce nelle sue opere sempre dei Cavatappi,

considerata la versione subdola che tutti noi portiamo dentro, la nostra parte oscura, la nostra freddezza, siamo noi quando perdiamo la nostra anima, per omologarci ad un ideale comune che in realtà ci annienta, è la perdita dell’identità.

Quando l’artista pensa al Cavatappi pensa all’uomo odierno nella sua accezione negativa, freddo, inespressivo, asessuato, rigido, metodico. È l’uomo che quando vuole ottenere qualcosa agisce senza rimorsi, estrae, stappa, elimina il tappo che fino a poco tempo prima preservava il liquido prezioso contenuto nella bottiglia. I Cavatappi di Aymino diventano così l’umanità, privata della pelle “reale” di persona e ridotta allo scheletro primitivo della sua essenza.

In un recente incontro con l’artista in occasione del vernissage della mostra Leonardo e l’eclettismo alla Medina Roma Art Gallery gli ho chiesto il significato di quello che dipinge, questa la risposta: “Non so mai bene cosa rispondere a chi mi chiede il significato di quello che dipingo: se trovare le parole per farlo fosse così semplice, non avrei bisogno di dipingerlo”.

La simbologia delle opere

Razionalizzare e spiegare pensieri ed emozioni di un artista, di cosa intende esprimere e trasmettere è cosa assai ardua anche per un critico d’arte, tuttavia nel caso di Romina Aymino è un intento indispensabile vista la presenza dei Cavatappi atti a suscitare emozioni, interrogativi soggettivi e profondi.

L’artista romana si esprime con tecniche diverse, essenzialmente olio su tavola, olio su tela, penna e pennarelli su carta, olio, pastelli cerati e penna su tavola, olio, penna, pennarelli e pastelli su tavola. Le opere sotto elencate appartengono alla produzione più recente.

Il Gentiluomo, rappresenta il conflitto odierno fra l’identità nascosta e l’identità mostrata. Un conflitto che diventa dinamico nella quotidianità, in cui l’essere umano è preoccupato dell’apparenza, dal riflesso che le aspettative della comunità hanno sulle sue scelte e finisce per perdere la ricerca di senso della propria vita. In questa dinamica la realtà della propria identità (il cavatappi) si perde nell’immaginario collettivo (l’uomo riflesso), svuotandosi della propria vocazione. L’essere umano diventa proiezione dei desiderata del momento e indossa la maschera (l’uomo riflesso non ha volto) che più si conforma alla situazione che si appresta a vivere. In questo carnevale quotidiano si perde la capacità di conoscersi e di interrogarsi sulle proprie aspirazioni, i nostri sogni si spengono nella ricerca di un riconoscimento basato sulla volontà degli altri e non su un sentimento di reciproca accoglienza, vera linfa di una comunità viva.

Comunità, essere diversi ci fa sentire sbagliati, colpevoli di non essere riusciti ad omologarsi appieno in un mondo che invece ci vorrebbe tutti uguali. La comunità spesso respinge il diverso perché ha paura che la diversità sia come un virus che possa distruggere tutto quello in cui crede. Sentirsi uguali annienta la personalità e sono poche le persone che capiscono invece quanto sia importante essere diversi, perché è solo nella diversità che ci si può confrontare e crescere. Quanto male fanno le persone che escludono dalla loro cerchia quelli che credono possano essere una minaccia per il loro piccolo (o grande) mondo, forse non lo sanno neanche loro. E chi si sente emarginato quasi mai riconosce quanto è grande la sua ricchezza.

Rottamati, essere vecchi vuol dire essere inutili e un peso nel mondo di oggi. Non si è più una risorsa ma un peso. Il cavatappi come un mendicante chiede aiuto perché si sente di non servire più a nulla. È circondato da bottiglie di plastica che non hanno bisogno di lui per aprirsi e anche se vuote si sentono più importanti. Si perde la consapevolezza che quello che è stato ci aiuta a capire chi siamo oggi e che il vecchio è la nostra memoria. Senza memoria non siamo nulla.

Il reporter, dove sono finiti l’altruismo, l’empatia e la generosità? Quante volte leggiamo di persone che di fronte a persone morenti o in pericolo di vita fanno finta di niente e voltano lo sguardo? E ancora peggio: quante volte quelle persone che si tengono a debita distanza sono invece pronte a scattare foto e a postare sui social quello che vedono invece di chiamare aiuto? A questo punto quanti sono i carnefici? L’indifferenza è uno dei grandi mali che ci sta infettando e la voglia di rendere pubblico tutto quello che vediamo o facciamo sta prendendo il sopravvento. Il cavatappi come un reporter guarda la bottiglia che stesa a terra sta perdendo ogni goccia del suo vino (o sangue) senza far niente. La guarda con distacco senza intervenire. Sono due i carnefici, la persona che ha fatto del male e quello che non fa nulla per salvare.

Il sognatore e concetti astratti di una realtà apparente, l’opera rappresenta la condizione dell’uomo di oggi. La scena si svolge nell’angolo di una stanza, simbolo della chiusura umana dentro l’involucro dell’apparenza, che mostra le prime crepe di una condizione che ha perso di vista la dimensione umana. In alto c’è il cavatappi sognatore, che punta il suo essere nel cielo nutrendosi della sostanza delle stelle (simbolo di un qualcosa di alto e altro che orienta il suo cammino). La figura si dissocia dalla massa degli altri cavatappi, imprigionati in un girovagare a testa bassa senza meta, ancorati ad una terra sterile, guidati da uno stereotipo privo di identità al quale si omologano (il manichino). Questo atteggiamento remissivo li conduce su una strada fatta di binari rotti che terminano il percorso in un vicolo cieco, entrambi simbolo della morte dei propri sogni e della rinuncia a rispondere alla vocazione umana di elevare il proprio spirito verso l’infinito.

La trasmutazione, quando il peso dei nostri sbagli, delle insicurezze, dei pregiudizi che inevitabilmente ci portiamo addosso come degli abiti diventano troppo pesanti, sentiamo la necessità di spogliarci e abbandonarli all’oscurità che ci rende impossibile vederci per quello che siamo veramente. Il peso di tutti i nostri errori modifica il nostro aspetto interiore facendoci perdere il contatto con noi stessi. Ci vuole coraggio per farlo perché quei vestiti per quanto sbagliati ci fanno sentire al caldo e al sicuro. Spesso ci crogioliamo nella falsa identità che ci siamo costruiti perché per vederci per quello che siamo veramente nudi e crudi ci vuole molto coraggio. Il personaggio antropomorfo di questo quadro si ritrova così ad abbandonare i vecchi vestiti che coprivano la sua vera identità per ritrovarsi nella sua forma originaria: una luna al posto della testa perché ha ancora voglia di sognare, radici al posto delle gambe perché pur sognando sa stare con i piedi ben piantati a terra (simbolo di una forte appartenenza alla famiglia) e un cuore grande che le prende tutto il petto, perché se pur ferita ha ancora voglia di amare e di rimettersi in gioco. Questo le permette di entrare in una nuova atmosfera fatta di colore e di nuove possibilità perchè solo chi non si arrende e crede in sé stesso può affacciarsi ad un nuovo futuro ricco di speranze e di nuove prospettive.

La creazione di un’idea, il quadro rappresenta il processo di creazione di un’idea, i cui elementi fanno emergere la relazione biunivoca fra l’ideatore e il contesto. Presupposto della creazione è una mente libera, capace di trasformare gli schemi esistenti (capelli marroni) in una nuova modalità di pensiero (capelli blu). L’idea è come un feto, che nasce da uno sguardo aperto alla ricerca di senso oltre la propria identità. L’altro occhio analizza la realtà in cui è contestualizzata la creazione. Il tubetto simboleggia come la sostanza esterna debba essere assunta come base per la generazione. Il processo è estasiante e sfocia in un mare che imprigiona ciò che separa l’uomo dalla capacità di esprimersi (i cavatappi), incidendo nella realtà. Le barche sono simbolo di un viaggio per liberare l’essenza all’esterno e tornare con nuovi elementi da condividere con la propria comunità. La creazione di un’idea è un cammino personale complesso e rivelatore intrapreso per generarsi e generare a un nuovo modo di vivere.

La privazione dell’io, l’opera rappresenta la crisi identitaria dell’uomo di oggi. Il contrasto tra i colori pastello e le immagini simboleggia il confine fra la scelta di annacquare o di far emergere le situazioni ingombranti del nostro tempo. Il cavatappi che sovrasta la scena è arrogante, prepotente e indifferente, simbolo di una domanda esistenziale: siamo artefici o spettatori passivi della realtà che ci circonda? La piccola bambola di pezza senza volto è simbolo del processo di privazione di un’identità individuale che è al tempo stesso conseguenza e attivatrice della vacuità identitaria sociale (la bottiglia vuota). Schizzi di anima imbrattano il cielo di finta serenità e il grande cavatappi che rimane padrone estraneo della scena. La relazione che si instaura fra gli elementi del quadro pone un altro interrogativo: dove sono finiti i valori e l’empatia umana che fondano una comunità? Unici antidoti contro il virus dell’indifferenza che privandoci delle relazioni ci priva della nostra identità umana.

L’orizzonte in un abbraccio, il quadro rappresenta l’emozione e la speranza verso un futuro tutto da scoprire. Il nuovo viaggio che si apre a percorsi sconosciuti, talvolta impetuosi, nella fragilità di una vita che nasce e che cresce. In tutto questo mare c’è un porto sicuro al quale tornare (l’abbraccio della famiglia), i valori che sono il faro da seguire, la comunità composta da altre barche.

Romina Aymino ha esposto in diverse mostre collettive e personali, l’ultima con vernissage il 9 maggio 2020, virtuale causa covid, al Museo Archeologico di Anzio, curata dal Critico e Storico dell’Arte Roberto Luciani. L’archivio e l’esposizione delle sue opere è tenuta dalla Galleria internazionale Arsnova Gallery.



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6 Comments

    1. Pamela

      Sono rimasta molto colpita da questi quadri, non solo per i colori e per la tecnica utilizzata, ma soprattutto per il loro significato allegorici. Osservandoli attentamente percepisco la profonda interiorità dell’artista che attraverso la sua sensibilità è riuscita a toccare punti profondi della mia anima. L’impersonificazione dell’uomo con il cavatappi, inoltre, offre numerosi spunti di riflessione in relazione alla società consumistica e materialista in cui viviamo.

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  1. Michele

    Sicuramente ciò che cattura l’interesse del lettore riguarda la simbologia delle opere descritte magistralmente da Roberto Luciani

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  2. Eleonora

    In ogni dipinto si percepiscono l’arte e l’artista, in grado di trasmettere e suscitare emozioni e messaggi, che non necessariamente sono gli stessi per tutti, permettendo, attraverso un linguaggio universale, di accedere a un’esperienza che può essere allo stesso tempo tanto intima e individuale quanto condivisa e collettiva.

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  3. Giuliano

    Una certezza tra gli artisti emergenti. Oltre alla bellezza delle opere, alla simbologia, al linguaggio universale e alle emozioni che trasmettono, le sue opere sono un investimento economico sicuro per il futuro.

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  4. Giuliano

    Tra gli artisti emergenti sicuramente la più interessante. Le sue opere oltre a trasmettere emozioni, attraverso la simbologia e il linguaggio universale, sono anche un investimento economico sicuro per il futuro!

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