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Un PRESEPE del settecento allestito al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Nei primi secoli del cristianesimo la Natività era già un tema centrale nell’arte cristiana. Nelle Catacombe Romane conserviamo le prime raffigurazioni della Vergine Maria con il Bambino, come nelle Catacombe di Priscillain via Salaria.

Nel VI secolo la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma era nota come Sancta Maria ad Praesepem, in italiano mangiatoia, in quanto conservava (e conserva tuttora) frammenti della mangiatoia originale di Betlemme fatti di assi di legno risalenti all’epoca di Gesù.

Nel Medioevo la Natività era ampiamente rappresentata in affreschi, mosaici e sculture, come nei pulpiti di Nicola e Giovanni Pisano a Pisa (1260) e Pistoia (1298-1301). Queste opere fungevano da strumento didattico, ma restavano elementi artistici fissi, non rievocazioni interattive.

IL MOMENTO FONDATIVO DEL PRESEPE LO ABBIAMO NEL 1223 QUANDO A GRECCIO FRANCESCO REALIZZA IL PRIMO PRESEPE VIVENTE.

L’origine della tradizione del Presepe è tuttavia universalmente legata a San Francesco d’Assisi. Questo, tornato da un viaggio in Terra Santa, fu profondamente colpito dall’umiltà e dalla povertà della nascita di Gesù. Egli voleva che i fedeli, in gran parte analfabeti, “vedessero con gli occhi del corpo” la povertà del Figlio di Dio.

Giotto, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi, Il Presepe di Greccio, 1295-1299

Per questo nel 1223 Francesco, desideroso di far rivivere l’emozione e l’umiltà della nascita di Cristo, allestì il primo presepe vivente in una grotta a Greccio, in provincia di Rieti. Non utilizzò statue della Sacra Famiglia, ma solo la mangiatoia con fieno, il bue e l’asinello. La popolazione locale partecipò come figurante e il sacerdote celebrò la Messa sulla mangiatoia, simboleggiando il legame tra la Nascita e l’Eucaristia. Secondo la tradizione e le agiografie, durante la notte di Natale del 1223 nel primo presepe vivente apparve nella mangiatoia il vero Gesù Bambino in carne e ossa, che Francesco prese in braccio, un evento miracoloso che rafforzò la fede e diede inizio alla tradizione del presepe. Questo miracolo sottolineava la povertà di Cristo e trasformò la rievocazione in un’esperienza spirituale profonda, il gesto mirò a riportare l’attenzione dei fedeli sulla concretezza e la povertà dell’evento della Nascita.

Il miracolo fu narrato in particolare da Tommaso da Celano, ed ebbe una risonanza enorme spostando il focus dalla divinità di Cristo alla sua umanità concreta e povera, rendendo il mistero dell’Incarnazione accessibile a tutti.

Da qui, la consuetudine si diffuse rapidamente, prima nelle chiese e nei conventi, poi, a partire dal Cinquecento e soprattutto nel Seicento e Settecento, nelle dimore aristocratiche e infine nelle case del popolo.

IL PRESEPE DI GRECCIO NELL’ARTE

L’episodio del miracolo divenne rapidamente uno dei temi più rappresentati nell’iconografia francescana.

L’opera più famosa è l’affresco di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi (1295-1299). Intitolato Presepe di Greccio, mostra San Francesco al centro, in ginocchio, intento a sistemare il Bambino Gesù (o ad adorarlo), mentre sullo sfondo si vedono i partecipanti e la scena della Natività.

L’artista di Vespignano del Mugello non dipinge la Natività biblica, ma l’evento fondante del 1223. Si tratta di un’opera capace di rompere con l’iconografia bizantina rigida, mentre la sua scena è piena di gente: frati che cantano, donne che spiano oltre un tramezzo, il bue e l’asinello in primo piano. Egli cattura la reazione emotiva e popolare all’evento, rendendo il miracolo più intimo e umano.

LA RAPPRESENTAZIONE PLASTICA

La scultura fu il mezzo più diretto per realizzare l’idea tridimensionale del Presepe.

Arnolfo di Cambio, tra il 1280 e il 1290, realizza il suo presepe per Santa Maria Maggiore a Roma: è il più antico esempio di scultura presepiale monumentale, le figure in marmo sono maestose, con drappeggi classici e un’espressione severa, tipica del gotico romano. Si tratta di figure in marmo, sobrie ed essenziali (la Sacra Famiglia e i Re Magi), a tutto tondo.

Arnolfo di Cambio, Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, Presepe, part., 1280-1290, ph. Roberto Luciani

IL RINASCIMENTO E LA BELLEZZA IDEALE

Nel Quattrocento e Cinquecento, il tema della Natività divenne soggetto per grandi artisti come Piero della Francesca, Mantegna, Tiziano, Filippo Lippi, Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci che dipingono l’Adorazione del Bambino o l’Adorazione dei Magi in affreschi e dipinti.

La scena è spesso ambientata in contesti classici o in paesaggi idealizzati. La figura di Maria acquista grazia e bellezza rinascimentale mentre l’attenzione si sposta sulla perfezione della forma umana e sull’integrazione di simbologie complesse come le      Rovine Romane, simbolo del mondo pagano che tramonta con l’avvento del Cristianesimo e l’Agnello, simbolo del sacrificio di Cristo.

IL CONCILIO DI TRENTO E LA CONTRORIFORMA: STATUE IN LEGNO E TERRACOTTA

Il Concilio di Trento (1545-1563) e la Controriforma incoraggiarono l’uso di immagini sacre come strumento di catechesi. Il presepe, con la sua capacità narrativa, venne promosso come forma di devozione popolare, spingendo la sua diffusione anche al di fuori dei contesti ecclesiastici.

Il presepe ebbe diffusione nelle chiese e i conventi, soprattutto francescani, che ospitavano grandi presepi con statue in legno o terracotta, spesso realizzate da maestri artigiani. Esempi importanti si trovano in Toscana e in Emilia, come il presepe scolpito di Bologna, fine XIII secolo, opera lignea a tutto tondo, conservata nella Basilica di Santo Stefano (chiamata anche le “Sette Chiese”), considerato uno dei presepi più antichi al mondo, realizzato da uno scultore sconosciuto in legno di tiglio e olmo, che ha rappresentato per la prima volta figure a grandezza naturale e in movimento, diventando un modello fondamentale per la tradizione presepiale bolognese successiva, dove le figure non sono vestite di stoffa ma scolpite interamente. 

Con il Rinascimento si diffonde anche l’uso della terracotta (argilla cotta), più economica e facile da modellare rispetto al marmo. Questo permise la creazione di figure più espressive e realistiche.

L’APICE: IL PRESEPE NAPOLETANO DEL SETTECENTO

Con il Barocco, l’arte scultorea del Presepe raggiunge l’apice della complessità, in particolare a Napoli. Il Settecento segnò l’apogeo artistico del Presepe napoletano dove divenne un’arte sofisticata e un fenomeno sociale.

La figura si riduce di dimensione, diventa più dinamica e viene realizzata con la tecnica mista che la rende snodabile (testa in terracotta, corpo in stoppa, arti in legno), questo permise di posizionare le figure in scene di vita quotidiana complesse, dando vita al Presepe come scenografia totale.

L’arte presepiale napoletana, con i suoi artigiani specializzati in pastori, animali e accessori, diventa un’espressione unica che fonde l’arte alta (la scultura della testa) con l’artigianato popolare (la scena). L’arte a Napoli si emancipa completamente dalla grotta essenziale e incorpora figure della vita quotidiana: mercati, rovine classiche e costumi sfarzosi. Artisti come Giuseppe Sammartino elevano la figura del “pastore” (la statuina) a vero e proprio oggetto d’arte (terracotta, stoffe, fil di ferro).

Le figure, dette “pastori”, venivano realizzate con una meticolosa cura per i dettagli, gli abiti erano in stoffe preziose e gli accessori in miniatura (gioielli, strumenti musicali, cibi). La scena della Natività divenne sacra e profana, integrata con la vita quotidiana napoletana dell’epoca, accanto alla Sacra Famiglia, si trovavano figure del popolo (lavandaie, venditori, mendicanti, osti) e mercanti orientali (i Re Magi).

L’ETÀ DELL’ORO NEI SECOLI SUCCESSIVI

I secoli successivi vedono il presepe esplodere come fenomeno artistico e sociale. Inizialmente a Napoli, e poi in altre corti, il presepe divenne un simbolo di status sociale e di devozione privata per l’aristocrazia, nobili e regnanti. Venivano dedicate intere stanze all’allestimento di scene sontuose, commissionando migliaia di figure.

Nel corso dell’Ottocento, anche grazie a tecniche di produzione più economiche (come la cartapesta a Lecce o i Santon di argilla in Provenza), abbiamo una diffusione domestica, il presepe entra nelle case della borghesia e del popolo, diventando un rito familiare irrinunciabile che unisce la fede all’identità culturale.

TRADIZIONI REGIONALI

Oltre a Napoli l’arte presepiale si sviluppò in molteplici forme e territori. I presepi in legno della Val Gardena con l’arte dell’intaglio; il presepe siciliano con il trionfo della ceramica e del corallo; il presepe pugliese con l’utilizzo della pietra leccese e la cartapesta

SIGNIFICATO E SIMBOLISMO

Il Presepe è un potente simbolo che unisce fede, arte e tradizione popolare.

  • Messaggio Religioso: Il nucleo centrale è l’umiltà della Nascita (praesaepe – mangiatoia) e l’incarnazione di Dio (Dio che si fa uomo per abitare tra noi).
  • Simboli Allegorici: Molti elementi hanno significati allegorici:
    • Grotta/Stalla: Luogo di frontiera tra luce e tenebre, richiamo al sepolcro e alla rinascita.
    • Bue e Asinello: Tradizionalmente assenti dai Vangeli, ma presenti fin dai primi secoli, simboleggiano i popoli (Ebrei e Gentili) che riconoscono la venuta del Messia.
    • Pastori: I primi ad accogliere il messaggio, simboleggiano l’umiltà e la semplicità necessarie per comprendere il mistero divino.
    • Rovine: Rappresentano il mondo pagano che sta per essere superato dalla nuova era di Cristo.

In sintesi, l’arte del presepe è passata da un’icona statica (l’affresco medievale) a una scena dinamica e sentimentale (Giotto), per evolversi in una scultura monumentale (Arnolfo) e, infine, in un’installazione teatrale e popolare (il presepe napoletano).

IL PRESEPE NELL’ARTE CONTEMPORANEA

Negli ultimi decenni il presepe si svincola dalla tradizione iconografica classica per rappresentare la Natività attraverso linguaggi nuovi, utilizzando materiali inusuali (legno, metallo, performance, luce, grafica, fotografia, installazione) e concetti astratti, con artisti come Marco Lodola, Fausto Melotti, Michelangelo Pistoletto, Banksy, Roberto Almagno, Maria Lai che reinterpretano il sacro per indagare l’identità, la memoria, la speranza e la responsabilità umana, trasformando il presepe un’opera concettuale o un commento sociale. 

IL PRESEPE ALLESTITO DALL’ ISTITUTO RESTAURO ROMA AL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Per il Natale 2025 nel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’Istituto Restauro Roma (Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali) ha allestito un originale Presepe in linea con i suoi programmi didattici che spaziano dall’antico al contemporaneo.

Il Presepe allestito nel Natale 2025 dagli Allievi dall’Istituto Restauro Roma al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Per questo motivo si è evitato di realizzare un Presepe tradizionale progettandone uno con alcune significative opere d’arte di proprietà dell’Istituto Restauro Roma attualmente in fase di restauro.

Una coppia di Angioletti veneziani dell’inizio del XVIII secolo, in legno scolpito e policromo con aggiunte di doratura. Lo stile è vivace e dinamico, tipico del Barocco, con un’enfasi sul movimento e sull’espressività della figura.

I due Angioletti, serrano una grande tela, cm 195×145, attribuita dal noto artista napoletano Luca Giordano, probabilmente con la collaborazione di Nicola Malinconico, della seconda metà del XVIII secolo dal titolo Fuga in Egitto, episodio narrato nel Vangelo di Matteo (2,13-15).

L’Istituto ha scelto volutamente questo soggetto, pur distaccandosi da quello tradizionale della Natività, per evidenziare e mettere in parallelo la fuga di Gesù, sperimenta fin dall’inizio della sua esistenza, costretto a lasciare la propria terra per colpa della violenza e dell’ingiustizia, con la fuga che oggi molti bambini nel mondo compiono a causa di guerre, povertà e persecuzione.

La composizione dell’opera vede a sinistra la Vergine Maria, vestita in abiti che richiamano i toni dell’azzurro e del rosa, mentre tiene in braccio Gesù Bambino. Sulla destra troviamo San Giuseppe, anche riconoscibile dal bastone fiorito simbolo della purezza, suo attributo tradizionale. In basso a destra sono presenti due Angeli, uno dei quali tiene con una corda l’asino, animale umile, simbolo di semplicità e mitezza. Al centro è visibile un altro angelo che interagisce con il Bambino Gesù.

ANGELO VENEZIANO INIZIO XVIII SECOLO IN RESTAURO

Davanti alle opere descritte, è posizionata una mangiatoia in legno e paglia contenente il Bambino Gesù, scultura del XIX secolo, che verrà esposto la Notte di Natale.

In sintesi, l’unità della composizione artistica rappresenta una meditazione visiva sulle difficoltà terrene ma anche sulla protezione divina.

L’INAUGURAZIONE DEL PRESEPE E DELL’ALBERO DI NATALE

La sera di martedì 9 dicembre, all’interno nei portici del Palazzo del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Ministro Matteo Salvini, dopo aver salutato e augurato un sereno Natale alle numerose autorità, dipendenti e ospiti, ha acceso il grande albero di Natale posizionato nel giardino prospiciente l’ingresso e inaugurato il presepe citato, precisando che ancora oggi, l’allestimento del Presepe è un rito familiare di condivisione e creatività, un legame vivo con la storia e l’identità culturale e cattolica italiana.

Il Ministro Matteo Salvini e il Direttore dell’Istituto Restauro Roma Roberto Luciani, con Docenti e Allievi dell’Istituto
Il Ministro Matteo Salvini saluta gli Allievi dell’Istituto Restauro Roma che hanno allestito e restaurato gli elementi artistici del Presepe

L’Albero di Natale illuminato nel giardino del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Ha preso inoltre la parola il Dottore Davide Bordoni, consigliere del Ministro; Don Alfio Tirrò, che ha benedetto i presenti; il Prof. Roberto Luciani, Direttore dell’Istituto Restauro Roma. Al termine della Cerimonia gli studenti dell’Istituto Restauro Roma hanno delineato l’iconografia e la simbologia religiosa delle opere esposte oltre ai lavori di restauro da loro effettuati.



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15 Comments

  1. Elisabetta Martinez

    Leggiamo questa bellissima narrazione sulla storia e simbologia sacra del Presepe, descrita magistralmente dal Direttore dell’Istituto di Restauro di Roma Roberto Luciani.
    Trovo inoltre molto interessante la reinterpretazione e l’allestimento di questo presepe contemporaneo dal grande valore evocativo, realizzato con la partecipazione degli allievi dellIstituto di Restauro di Roma. Complimenti a tutti gli organizzatori dell’ evento…

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  2. Riccardo di Cosmo

    Bellissimo articolo del Direttore dell’ Istituto di Restauro di Roma, Architetto e Storico dell’arte Roberto Luciani sul presepe contemporaneo realizzato e allestito presso il Ministero delle Infastrutture con la preziosa collaborazione degli allievj dell’ istituto di Restauro…molto bella l’ Installazione…complimenti!!!

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  3. Francesco Larocca

    Bellissima narrazione in un avvincente viaggio nel tempo alla ricerca del suggestivo significato del Presepe, Roberto Luciani Direttore dell’istituto Restauro Roma, ci dona una significativa opportunità per il recupero di una tradizione, quella del Presepe, unica al mondo e che vede l’Italia al primo posto per il valore culturale e artistico.
    Innovativa quanto suggestiva interpretazione degli allievi dell’istituto Restauro Roma di un Presepe che suggerisce tematiche di una autentica e pungente attualità.

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  4. Marcello Crecco

    Oggi mi sono imbattuto, dico subito felicemente e navigando in rete, nella visione del Presepe che quest’anno, 2025, è stato allestito all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del prezioso testo di accompagno, che descrive il significato di questa opera che si avverte da subito composta con profonda sensibilità artistica, umana e sociale.
    La sua realizzazione, leggo, è stata affidata all’Istituto di Restauro di Roma, diretto dall’Architetto e restauratore Roberto Luciani. Questa precisazione è a mio parere importante perché dà il senso del carattere del tutto originale nelle motivazioni di questa composizione e perché vede il coinvolgimento in prima persona degli Allievi di questa Scuola guidati nello studio e nell’intervento sulle opere artistiche in tutti i loro significati, al di là dei tempi in cui sono state ispirate e prodotte.
    L’idea di volere inserire nel Presepe proprio il momento critico della fuga in Egitto, discostandosi in avanti dal tradizionale momento della Natalità, e’ stata, a mio parere, di una forza dirompente: sottolinea in questo nostro momento storico, e proprio nel Natale che è sotto gli occhi di tutti, il peso preponderante della drammaticità dell’azione per la esigenza vitale di sottrarre il Piccolo nato a quella furia sterminatrice chiamata “Strage degli Innocenti”.
    Questa situazione è stata descritta con maestria dagli Allievi accostando nell’allestimento, nell’insieme, credo, volutamente scarno, oltre alla tela di grande pregio figurativo, elementi barocchi come i 2 Angeli, sapientemente restaurati e che sostengono la tela, insieme ad altri elementi della vita contadina come la bellissima e commovente mangiatoia e le ciotole con i semplici doni della terra.
    Questo inatteso risultato, perché molto originale e pieno di significati così toccanti in questo momento e’, devo pensare, il giusto risultato di quando, qualche volta, si ha la fortuna di rivolgersi alle persone giuste.
    Un grazie quindi all’Istituto di Restauro di Roma e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha ritenuto opportuno richiederne la collaborazione. Oggi mi sono imbattuto, dico subito felicemente e navigando in rete, nella visione del Presepe che quest’anno, 2025, è stato allestito all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del prezioso testo di accompagno, che descrive il significato di questa opera che si avverte da subito composta con profonda sensibilità artistica, umana e sociale.
    La sua realizzazione, leggo, è stata affidata all’Istituto di Restauro di Roma, diretto dall’Architetto e restauratore Roberto Luciani. Questa precisazione è a mio parere importante perché dà il senso del carattere del tutto originale nelle motivazioni di questa composizione e perché vede il coinvolgimento in prima persona degli Allievi di questa Scuola guidati nello studio e nell’intervento sulle opere artistiche in tutti i loro significati, al di là dei tempi in cui sono state ispirate e prodotte.
    L’idea di volere inserire nel Presepe proprio il momento critico della fuga in Egitto, discostandosi in avanti dal tradizionale momento della Natalità, e’ stata, a mio parere, di una forza dirompente: sottolinea in questo nostro momento storico, e proprio nel Natale che è sotto gli occhi di tutti, il peso preponderante della drammaticità dell’azione per la esigenza vitale di sottrarre il Piccolo nato a quella furia sterminatrice chiamata “Strage degli Innocenti”.
    Questa situazione è stata descritta con maestria dagli Allievi accostando nell’allestimento, nell’insieme, credo, volutamente scarno, oltre alla tela di grande pregio figurativo, elementi barocchi come i 2 Angeli, sapientemente restaurati e che sostengono la tela, insieme ad altri elementi della vita contadina come la bellissima e commovente mangiatoia e le ciotole con i semplici doni della terra.
    Questo inatteso risultato, perché molto originale e pieno di significati così toccanti in questo momento e’, devo pensare, il giusto risultato di quando, qualche volta, si ha la fortuna di rivolgersi alle persone giuste.
    Un grazie quindi all’Istituto di Restauro di Roma e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha ritenuto opportuno richiederne la collaborazione.

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  5. Marcello Crecco

    Oggi mi sono imbattuto, dico subito felicemente e navigando in rete, nella visione del Presepe che quest’anno, 2025, è stato allestito all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del prezioso testo di accompagno, che descrive il significato di questa opera che si avverte da subito composta con profonda sensibilità artistica, umana e sociale.
    La sua realizzazione, leggo, è stata affidata all’Istituto di Restauro di Roma, diretto dall’Architetto e restauratore Roberto Luciani. Questa precisazione è a mio parere importante perché dà il senso del carattere del tutto originale nelle motivazioni di questa composizione e perché vede il coinvolgimento in prima persona degli Allievi di questa Scuola guidati nello studio e nell’intervento sulle opere artistiche in tutti i loro significati, al di là dei tempi in cui sono state ispirate e prodotte.
    L’idea di volere inserire nel Presepe proprio il momento critico della fuga in Egitto, discostandosi in avanti dal tradizionale momento della Natalità, e’ stata, a mio parere, di una forza dirompente: sottolinea in questo nostro momento storico, e proprio nel Natale che è sotto gli occhi di tutti, il peso preponderante della drammaticità dell’azione per la esigenza vitale di sottrarre il Piccolo nato a quella furia sterminatrice chiamata “Strage degli Innocenti”.
    Questa situazione è stata descritta con maestria dagli Allievi accostando nell’allestimento, nell’insieme, credo, volutamente scarno, oltre alla tela di grande pregio figurativo, elementi barocchi come i 2 Angeli, sapientemente restaurati e che sostengono la tela, insieme ad altri elementi della vita contadina come la bellissima e commovente mangiatoia e le ciotole con i semplici doni della terra.
    Questo inatteso risultato, perché molto originale e pieno di significati così toccanti in questo momento e’, devo pensare, il giusto risultato di quando, qualche volta, si ha la fortuna di rivolgersi alle persone giuste.
    Un grazie quindi all’Istituto di Restauro di Roma e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha ritenuto opportuno richiederne la collaborazione.

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  6. Michele Leone

    Presepe dall’eccezionale significato, evento e articolo meravigliosi, applausi al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, all’Istituto Restauri Roma e ai bravissimi allievi.

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  7. Michele Leone

    Realizzato con opere d’arte antiche questo Prrsepe allestito nel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dagli studenti dell’Istituto Roma colpisce per la profonda simbologia e umanità. Superlativo, come sempre, il critico d’arte del magazine 2la, Roberto Luciani.

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  8. Manuele Leone

    Presepe dall’eccezionale significato, evento e articolo meravigliosi, applausi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’Istituto Restauro Roma e ai suoi bravissimi allievi.

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  9. Claudia Giordano

    Lieta di aver conosciuto la realtà dell IRR, i suoi bravissimi docenti e il prof Luciani, persona illuminata e illiminante.

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  10. Roberta

    L’allestimento con il suggestivo dipinto della Fuga in Egitto e le sculture angeliche, è un esempio superbo di originalità e squisita sensibilità.
    Complimenti per la bellissima iniziativa e per la visione illuminante del Professor Roberto Luciani, che ha magistralmente unito la consuetudine religiosa e culturale del presepe, portando un messaggio di bellezza e tradizione in un contesto così importante, quale quello del Ministero. Al contempo ha celebrato l’eccellenza dell’Istituto di Restauro offrendoci un esempio perfetto di come l’arte e il restauro rappresentino un fondamento del nostro patrimonio nazionale. Grazie per questa splendida celebrazione del Natale.

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  11. Angela Solari

    Un contributo di grande valore ehe conferma la straordinaria capacità narrativa e interpretativa del Direttore dell’Istituto del Restauro di Roma, Roberto Luciani. L’articolo restituisce con profondità l’evoluzione del Presepe come linguaggio artistico e spirituale, evidenziandone il ruolo centrale nella storia dell’arte italiana. Particolarmente significativa la scelta curatoriale del presepe allestito al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove è stato possibile coniugare rigore filologico, restauro e attualità, trasformando la tradizione in una meditazione sul presente.

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  12. Marina C.

    Un contributo di valore storico e culturale che conferma la grande capacità narrativa e interpretativa del Direttore dell’Istituto del Restauro di Roma, Roberto Luciani. L’articolo restituisce con profondità l’evoluzione del Presepe come linguaggio artistico e spirituale, evidenziandone il ruolo centrale nella storia dell’arte italiana. Particolarmente significativa la scelta curatoriale del presepe allestito che coniuga rigore filologico, restauro e attualità, trasformando la tradizione in una meditazione sul presente.

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  13. Marina C

    Un contributo di valore storico e culturale che conferma la grande capacità narrativa e interpretativa del Direttore dell’Istituto del Restauro di Roma, Roberto Luciani. L’articolo restituisce con profondità l’evoluzione del Presepe come linguaggio artistico e spirituale, evidenziandone il ruolo centrale nella storia dell’arte italiana. Particolarmente significativa la scelta curatoriale del presepe allestito che coniuga rigore filologico, restauro e attualità, trasformando la tradizione in una meditazione sul presente.

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  14. Gianni Maria Ferrini

    L’Arch. Roberto Luciani ci accompagna con grande sensibilità in un viaggio affascinante che va dalle origini francescane del Presepe fino alle sue interpretazioni contemporanee. La sua narrazione non è solo colta, ma profondamente umana, capace di far emergere il significato più autentico del Natale. Il presepe ideato e realizzato è un esempio di come l’arte possa ancora oggi parlare di accoglienza, dolore e speranza. Un progetto che unisce formazione, memoria e coscienza civile, rendendo il Presepe un messaggio vivo e necessario.

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  15. Salvo Fortuna

    Il suggestivo presepe realizzato dagli allievi dell istituto di restauro sotto la direzione del grande prof.Roberto Luciani connubio di religione bellezza e tradizione ottimo esempio di magistrale didattica.

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