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Ontologia dell’istruzione

recensione del libro di Daniele Vignali

Daniele Vignali è tra i più importanti filosofi italiani. Basti pensare che dopo la laurea ha conseguito una borsa di studio presso la Humboldt-Universitat di Berlino e un Dottorato di Ricerca presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università della Calabria.

Nel 2005 pubblica la traduzione dal tedesco all’italiano dell’opera L’origine dei sentimenti morali del filosofo Paul Rée e, nelle edizioni Armando Editore, l’opera intitolata I Sofisti, retori, filosofi ed educatori (2006). Nato nel 1973 a Roma, dal 2005 a tutt’ oggi è Dirigente Scolastico nell’Istituto Alfred Nobel della Capitale.  

Il libro Ontologia dell’istruzione,scritto da Daniele Vignali e pubblicato nel 2025 da Armando Editore, è un’opera densa che si propone di scavare nelle fondamenta filosofiche ciò che chiamiamo “scuola” e “apprendimento”. Non è un manuale di pedagogia pratica, ma un invito a riflettere su cosa sia l’istruzione prima ancora di come la si debba mettere in pratica.

Copertina del libro di Daniele Vignali, Ontologia dell’Istruzione, Armando Editore, 2025

Il cuore del messaggio di Vignali è l’Istruzione come “Essere”, partendo da una critica alla deriva funzionalista della scuola contemporanea. Spesso oggi l’istruzione è vista come un mezzo per ottenere un fine (il lavoro, le competenze tecniche, il successo economico), l’autore sposta il focus dal “fare” all’essere: l’istruzione non è solo accumulo di dati, ma un processo di costituzione dell’identità umana. Viene quindi analizzato il rischio che la scuola diventi una semplice “agenzia di servizi”, perdendo la sua vocazione di luogo di ricerca della verità e di crescita interiore.

Daniele Vignali

Vignali ha il pregio di non essere superficiale, il suo linguaggio è preciso e invita il lettore a un impegno intellettuale attivo. In un mondo dominato dalle competenze esasperate, questo libro restituisce dignità alla teoria e alla riflessione pura. Con una visione Umanistica il filosofo romano difende l’idea che l’istruzione debba formare “uomini e cittadini”, non solo “produttori e consumatori”.

CONFRONTO TRA LA VISIONE DI VIGNALI CON QUELLA DI ALTRI FILOSOFI DELL’EDUCAZIONE COME DEWEY E FREIRE

Approfondire l’ontologia di Vignali significa entrare in un terreno dove l’istruzione non è “preparazione alla vita”, ma è essa stessa un modo di vivere. Per comprendere meglio il suo pensiero, è utile metterlo a confronto diretto con le due colonne portanti della pedagogia del Novecento: John Dewey e Paulo Freire.

Vignali insiste su un concetto che definisce la “natura dell’atto educativo”, per lui, l’istruzione non è un processo lineare, ma una struttura d’essere. Richiamando la tradizione platonica e fenomenologica, il libro suggerisce che istruire significa permettere all’essere umano di “venire alla luce”: non si aggiungono pezzi a un robot, si coltivano potenzialità già presenti.


Presentazione del libro alla Fondazione Amedeo Modigliani il 24 Gennaio 2026

A differenza di molte correnti moderne che privilegiano l’azione (il “learning by doing”), Vignali restituisce centralità alla parola e al pensiero speculativo, al primato del Logos, senza pensiero critico, l’azione è cieco attivismo.

PUNTI DI CONTATTO E DIVERGENZA

Vignali vs Dewey: Mentre Dewey vede la scuola come un “laboratorio di vita sociale”, Vignali teme che questo approccio rischi di appiattire l’istruzione sulle necessità del momento. Per il nostra autore la scuola deve avere un momento di “distacco” dal mondo per poterlo comprendere davvero.

Vignali vs Freire: Entrambi rifiutano l’idea della scuola come “banca” dove depositare nozioni. Tuttavia, dove Freire vede l’istruzione come un atto politico di liberazione sociale, Vignali la vede come un atto di liberazione esistenziale e metafisica.

L’idea centrale che emerge dal confronto è che per Vignali la scuola non deve “inseguire” la società (come vorrebbe un certo pragmatismo alla Dewey), ma deve costituire un mondo a sé, dove il tempo è sospeso e dedicato esclusivamente alla crescita dell’umano. È quella che i greci chiamavano scholé: tempo libero dalle necessità pratiche per dedicarsi alla verità.

DIVERSE VISIONI (VIGNALI, DEWEY, FREIRE) DEL RUOLO DELL’INSEGNANTE

Il modo in cui un filosofo intende l’istruzione (l’ontologia) determina inevitabilmente come vede il ruolo del docente e l’atto del valutare. La figura dell’insegnante cambia radicalmente a seconda della finalità che assegniamo all’istruzione.

Daniele Vignali con giornalisti e moderatori alla Fondazione Amedeo Modigliani il 24 Gennaio 2026

Vignali (Il Testimone dell’Essere): Per l’autore il docente non è un tecnico della didattica, ma una figura che incarna il sapere. Il suo ruolo è magisteriale nel senso più alto: deve testimoniare che la ricerca della verità è possibile e necessaria. Non “facilita” semplicemente, ma “chiama” lo studente a un impegno intellettuale.

Dewey (Il Regista dell’Esperienza): L’insegnante è un membro della comunità che seleziona le influenze che agiranno sul ragazzo e lo assiste a reagire a esse. È un guida che organizza l’ambiente affinché l’alunno impari facendo.

Freire (Il Compagno di Dialogo): Il docente e l’alunno sono soggetti che apprendono insieme. L’insegnante deve praticare l’educazione dialogica, ponendosi sullo stesso piano esistenziale dello studente per decodificare insieme la realtà e trasformarla.

IL CONCETTO DI VALUTAZIONE E IL “VOTO”

Qui la divergenza si fa ancora più netta, poiché la valutazione è l’atto in cui si rivela cosa la scuola considera davvero “valido”.

Vignali: La Valutazione come Giudizio di Verità

Per il nostro autore, la valutazione non dovrebbe essere una misurazione di performance aziendale, è un momento di verifica del percorso di auto-coscienza. Il Voto, se ridotto a numero burocratico, è il male della scuola, se inteso come restituzione di un errore per spronare alla perfezione, riprende il suo senso filosofico. La valutazione è “dare valore” all’essere, non pesare le competenze.

Dewey: La Valutazione come Verifica Sociale

Per il pragmatismo di Dewey, la valutazione serve a capire se lo studente sta acquisendo gli strumenti per vivere nella società, è un processo continuo, non un esame finale punitivo. Il Voto èutile solo se indica il progresso nell’adattamento e nell’efficacia dell’azione dello studente nel suo ambiente.

Freire: La Valutazione come Auto-riflessione Critica

Freire rifiuta categoricamente la valutazione che serve a classificare “chi sa” e “chi non sa” (logica dell’oppressione). La valutazione è un momento in cui il gruppo classe riflette sul proprio processo di liberazione. Il Voto spesso visto come strumento di controllo sociale che punisce chi non si adegua al sistema dominante.

CONCLUSIONI

Mentre la scuola di oggi sembra schiacciata sul modello di Dewey (competenze, laboratori, utilità), l’opera di Vignali ci ricorda che senza la dimensione dell’essere (l’ontologia), rischiamo di formare persone “efficienti” ma vuote. Al tempo stesso, Freire ci ammonisce che nessuna istruzione è neutra: o serve a integrare le nuove generazioni nel sistema o diventa una pratica di libertà.

Il Libro Ontologia dell’Istruzione di Daniele Vignali è un testo fondamentale per insegnanti, educatori e studenti di scienze della formazione che sentono il bisogno di ritrovare il “perché” profondo del loro agire quotidiano, oltre le scadenze burocratiche e le riforme ministeriali.

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Nella suggestiva cornice della Fondazione Modigliani di Roma, Presidente Fabrizio Checchi, il 24 Gennaio 2026, si è svolta la presentazione dell’opera Ontologia dell’istruzione di Daniele Vignali (Armando Editore, 2025). La serata è stata magistralmente orchestrata dai mediatori Francesco Larocca e Andrea De Angelis e ha visto la partecipazione di personalità di primo piano come Davide Giacalone e Gianni Maria Ferrini. L’autore si è messo a disposizione dei presenti partecipando a un dibattito aperto e rispondendo alle domande dei presenti, fra i quali spiccavano diversi appartenenti al molto della scuola e numerosi Dirigenti Scolastici.

La presentazione dell’opera, oggetto di diversi riconoscimenti istituzionali e che ha ricevuto il “Premio Modigliani per la letteratura”, è stata l’occasione per affrontare alcune tematiche centrali di cui si occupa lo scritto: l’identità dell’istruzione e i suoi criteri d’esistenza nel mondo contemporaneo, le caratteristiche del docente – educatore, gli aspetti centrali della metodologia educativa e le peculiarità del malessere giovanile. Daniele Vignali si è inoltre soffermato sull’importanza del dialogo in ambito pedagogico, offrendone una precisa connotazione, e sul tema dell’interesse verso i discenti come elemento distinguente ogni educatore.



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1 Comment

  1. Mariangela Orfei

    Condivido pienamente la recensione, Ontologia dell’istruzione è un’opera intensa, densa, filosoficamente strutturata, che invita alla riflessione e, addirittura, la impone! Obbliga, infatti, a porsi dei dubbi su quello che attualmente è divenuto il sistema dell’istruzione o, più in generale, l’ambito educativo.
    Lettura impegnativa, ma fortemente consigliata a tutti coloro che si occupano a vario titolo della formazione dei giovani.

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