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Dal cantico delle creature di San Francesco alla salvaguardia del mondo

A conclusione dell’anno scolastico 2025-2026, gli allievi dell’Istituto Comprensivo “Via del Calice”, nella Scuola secondaria di via della Seta a Gregna Sant’Andrea, hanno inaugurato il 15 giugno scorso le loro opere in una mo­stra collettiva nella loro prestigiosa sede istituzionale.

La mostra dal titolo “Dal Cantico delle Creature di San Francesco alla salvaguardia del mondo” è stata ideata dalla Dirigente Scolastica Simona Ugolini e curata da Roberto Luciani e Anna Maria Rossato.

Per comprendere appieno il Cantico delle Creature dobbiamo tornare indietro di oltre 8oo anni, intorno al 1195-98, quando un giovane di Assisi di nome Francesco, figlio di un ricchissimo commerciante di stoffe, Pietro Bernardone, conduceva una vita mondana sognando la gloria cavalleresca. Partecipa alla guerra tra Assisi e Perugia, viene fatto prigioniero e vive una profonda crisi spirituale.

Tornato ad Assisi, riavutosi dopo una recente malattia, arrivò alla chiesetta di San Damiano posta a poca distanza dal centro abitato, debole di corpo ma con una nuova forza e sensibilità. Entrato in questa piccola, solitaria chiesetta vide l’immagine del Crocifisso che si levava con le braccia protese sopra l’altare. Quel crocifisso procurò più di un’emozione a Francesco che spesso ritornò in quel luogo a fissare nella preghiera lo sguardo misterioso del Cristo, ed a sentire ancora meglio l’invito che aveva udito la prima volta e che gli era rimasto nell’anima: “Va o Francesco e ripara la mia chiesa cadente”.

Francesco desiderava ubbidire ma non aveva ben compreso se doveva riparare le murature della chiesa, i poveri arredi, o se invece il mandato non facesse riferimento ad un restauro materiale, bensì a quello “spirituale”.

In seguito al comando del Crocifisso il giovane attivò una serie di progetti che arrivarono ad un trafugamento di beni dalla casa paterna. Il ricavato lo portò al prete di S. Damiano al fine di attivare un restauro ma quest’ultimo rifiutò i denari, il padre appena seppe del rifugio del figlio in S. Damiano vi corse per averne riparazione, ma non riuscì a trovarlo, perché il giovane si era nascosto in ambiente sotterraneo.

A San Damiano il giovane iniziò subito i lavori di restauro e ingrandimento dell’edificio pur non essendo né un architetto né un muratore. Umile e sofferente per la fatica, mendicava pietre per il lavoro, l’olio per le lampade della chiesa e un po’ di minestra per la propria scodella. Soleva gridare ad ogni strada: “Chi mi darà una pietra avrà una mercede, chi me ne darà due ne avrà due”.

Anche se non siamo in grado di quantificare il rude lavoro svolto, tuttavia per un giovane disabituato al lavoro manuale ed edile l’intervento deve aver richiesto enormi sacrifici. Fortunatamente ben presto alcune persone l’aiutarono, tuttavia è presumibile pensare che questi “aiutanti” non fossero tecnici, ma pochi e volenterosi manovali o contadini del contado, che fornivano gratuitamente qualche ora libera di lavoro.

Così si iniziò a racconciare muri, a rimettere l’intonaco caduto, a risarcire i tetti, a dipingere di bianco l’interno della chiesa, a sistemare gli arredi lignei, per poi arrivare a concepire un vero e proprio ingrandimento della chiesa e del convento.

Nel breve volgere di qualche anno il restauro e l’ampliamento materiale della chiesa poteva dirsi concluso, anche grazie all’apporto dei sempre più numerosi aiuti che nel tempo avevano sostituito i primi avventizi.

Fin dall’inizio di questa storia, Francesco, quasi in senso profetico, affermava che S. Damiano sarebbe divenuto monastero di donne che, per la fama della loro vita, faranno che il Padre celeste in tutta la chiesa cristiana sia glorificato.

Quando sembrò tutto in ordine, Francesco lasciò S. Damiano, fu così possibile il trasferimento definitivo di Chiara ed Agnese in San Damiano, in quel luogo ove la quiete, la povertà, la solitudine, erano connaturate. Considerando che Chiara aveva 18 anni ed Agnese 14 anni, è facile intuire che non stessero sole, ma, fin dai primi giorni, doveva esserci nel monastero qualche Religioso.

Francesco e il Cantico della Creature

Negli anni successivi Francesco si dedica tra l’altro a scrivere la Regola, documento fondamentale che guida l’Ordine Francescano approvata nella versione definitiva, chiamata Regola Bollata, da papa Onorio III il 29 novembre 1223.

Nell’inverno del 1225 Francesco, già con le stimmate alle mani, ai piedi e al costato, gravemente malato di stomaco e d’occhi, decise di lasciare la Porziuncola e andare a S. Damiano. Il gesto era motivato al fine di portare conforto spirituale a Chiara, da molti anni inferma.

Francesco quindi si era trasferito in una celletta realizzata con canne sotto il monastero, a mezzogiorno, vicino agli ambienti destinati ai frati. Il sito dominava il panorama della valle di Spoleto, perimetrata da colli sui quali vi erano sparsi casolari e castelli e una distesa infinita di ulivi. Ma Francesco, ormai quasi cieco, ben poco poteva vedere di tutto questo.

I più dei cinquanta giorni che passò nei pressi di S. Damiano non furono tuttavia inutili, anche se non riuscì a confortare Chiara e le Povere Donne, pur così vicine perché compose il Cantico delle Creature (Canticum o Laudes Creaturarum) ad esclusione delle due ultime strofe.

Elaborata in volgare umbro è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore, una lode a Dio e alle sue creature diventando anche un inno alla vita. La più antica stesura del Cantico che si conosca è quella custodita nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco in Assisi.

Arrivata la primavera Francesco lasciò S. Damiano con in capo un grande cappuccio di lana e di lino che i frati gli avevano realizzato per non esporre gli occhi alla luce. Con quel cappuccio i compagni lo portarono a cavallo presso l’eremo di Fonte Colombo con l’idea di meglio curarlo.

Passati circa due anni da quella separazione, Chiara si aggravò e manifestava grande tristezza per il timore di morire senza poter vedere Francesco, allora infermo alla Porziuncola. Il Santo mandò a dire a Chiara di rimanere serena perché l’avrebbe certamente riveduto; così confortata la Santa parve migliorare, mentre appena una settimana dopo, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco morì.

Per mantenere fede alle parole di Francesco il suo corpo che dalla Porziuncola doveva essere solennemente portato in S. Giorgio, si fece passare per S. Damiano, per la consolazione spirituale delle monache.

Fu così che eccezionalmente la grata della clausura di S. Damiano, dietro l’altare della chiesa, si apri per far passare il corpo di Francesco, e Chiara insieme alle altre Sorelle si gettarono sulla salma commosse e singhiozzanti.

Il Cantico delle Creature è la prima grande opera poetica in volgare italiano, che celebra la riconciliazione tra l’uomo e la creazione. Non è solo una preghiera, ma un capolavoro poetico e filosofico che ha rivoluzionato il modo di intendere il rapporto tra l’uomo e la natura.

Il Cantico è scritto in volgare umbro illustre, la scelta della lingua non è casuale: Francesco voleva che la sua lode potesse essere compresa e cantata da tutti, non solo dai dotti che leggevano il latino. È una lingua musicale, ritmata e densa di spiritualità.

Oggi il Cantico è considerato il manifesto dell’ecologia integrale. Francesco ad esempio, loda l’acqua perché è “utile, umile, preziosa e casta” e la terra perché ci “sostenta e governa”. C’è un riconoscimento del valore intrinseco di ogni elemento naturale, indipendentemente dal suo utilizzo economico o pratico.

L’Eredità: Perché Francesco e il Cantico sono ancora attuali?

La figura di Francesco poggia su tre pilastri che risuonano con forza nella nostra epoca:

  1. Ecologia Integrale: È il patrono d’Italia e dei cultori dell’ecologia. Ha insegnato che non si può proteggere l’uoma senza proteggere la natura.
  2. Dialogo Interreligioso: In piena epoca di Crociate, Francesco andò disarmato in Egitto per incontrare il Sultano Malik al-Kamil, cercando la pace attraverso l’ascolto invece che con la spada.
  3. L’Amore per gli Ultimi: La sua scelta della povertà non era miseria, ma libertà. Stando accanto ai lebbrosi e agli emarginati, ha riportato il focus della società sulla dignità di ogni essere umano.

Si deve a Francesco anche l’invenzione del Presepe. Nel 1223, a Greccio, realizzò la prima rappresentazione vivente della Natività per far comprendere a tutti la vicinanza umana e materiale di Dio alla vita quotidiana.

In sintesi, Francesco d’Assisi è stato l’uomo che ha saputo vedere il “sacro” nella polvere delle strade e nella bellezza dei fiori, rendendo la spiritualità un’esperienza accessibile a tutti attraverso l’arte del vivere con semplicità.

La Mostra

Gli allievi dopo aver studiato il Cantico delle Creature (chiamato anche Cantico di Frate Sole) e la vita e le opere di Francesco, avviano un ambizioso progetto quello di realizzare una Mostra collettiva tra i ragazzi della 2 A, B, C, D capace di mettere in risalto la figura del Santo e dell’antico testo poetico e i suoi elementi: acqua, fuoco, terra, luna, stelle, vento.

Era inoltre indispensabile conoscere le fattezze di Francesco, milioni di volte raffigurato nell’arte. La prima volta da Cimabue e poi da Giotto nella Basilica di Assisi. Nel Rinascimento da Giovanni Bellini (San Francesco in estasi) e in età Barocca da Caravaggio che lo ritrae con un teschio in mano e da El Greco.

Si veda ad esempio la reinterpretazione degli allievi dell’aspetto di San Francesco, sia di Cimabue che negli episodi della vita di Francesco di Giotto, realizzata dagli allievi attraverso la tecnica del fumetto, ispirati dagli affreschi nella basilica Inferiore e Superiore di Assisi,

Inoltre, di ogni elemento presente nel Cantico hanno verificato quali artisti li avevano precedentemente dipinti, ad esempio per le stelle l’opera di Van Gogh “La notte stellata”; per l’acqua le opere di Claude Monet nella serie delle “Ninfee”.

Oltre alla rea­lizzazione di dipinti, si sono sviluppati percorsi di approfondimento letterario e poetico, che sono confluiti nel “con­tenitore” della mostra.

Ogni elemento lodato e citato nel Cantico è stato individuato dai ragazzi in testi di scrittori e poeti del passato e moderni scritti in funzione di un ringraziamento a Dio.

Si veda ad esempio la poesia di Pablo Neruda “Inno al sole” (1954) che non celebra solo la luce, ma insegna a non vivere nell’ombra dei filtri estetici, sociali, emotivi.

I testi delle poesie scelte per supportare e corredare gli elaborati figurativi sono stati scritti a mano dagli stessi alunni. Questo per recuperare la modalità di scrittura che porta allo sviluppo del processo cognitivo dei ragazzi ormai pericolosamente proiettati sempre di più verso la scrittura meccanica e impersonale del computer.

Gli alunni, singolarmente o in gruppi, guidati dalla docente, hanno svolto attività di elaborazione, proget­tazione, realizzazione di manufatti artistici, ma anche approfondimenti letterari, scientifici e culturali ad ampio raggio, che abbiano quale unico fattore comune quello del tema prescelto.

Come accade spesso nelle mostre collettive gli elaborati grafico-pittorici, le opere, sono state realizzate in piena autonomia artistica utilizzando fogli F4 attraverso varie tecniche coloristiche: china, pennarelli, pastelli a olio e cera, acquerelli e collage, met­tendo in risalto sia il rapporto di Francesco con la na­tura e gli animali, sia con il Cantico e quindi con la lingua italiana.

Conclusioni

L’evento è quindi stato progettato per valorizzare le competenze, abilità e conoscenze degli studenti. Prioritaria è stata la maturazione e la promozione del senso di appartenenza ed una più concreta colla­borazione tra le classi ed il personale delle sedi della scuola, da tradurre in preziosa occasione di promo­zione di crescita umana, culturale e formativa.

La mostra in trattazione non è quindi soltanto una ve­trina artistica, ma un vero e proprio progetto didattico che ha coinvolto gli studenti in un’approfondita ri­cerca tematica e in un percorso interpretativo.

Con questo intento i nostri allievi hanno voluto realizzare, con i loro elaborati, una mostra che ci catturasse visivamente ed emotivamente, attraverso immagini, testi letterari, scientifici e ambientali, che ci appartengono e che abbiamo il dovere morale di salvaguardare per noi e per il futuro dell’intera umanità.

N.B.

-Le foto pubblicate sono state realizzate da Anastasia Maria Luciani e Anna Maria Rossato.

-Le opere degli allievi sono prive di didascalie perché volutamente non firmate.



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5 Comments

  1. Angelica

    L’articolo richiama e attualizza il “Cantico delle Creature” di San Francesco, trasformandolo in un manifesto ecologico che unisce spiritualità medievale e urgenza di salvaguardia ambientale.
    I ragazzi sono stati capaci di tradurre in immagini pure e sincere l’amore per il creato, arricchendo il messaggio, con una prospettiva vitale e di speranza. Complimenti alla Dirigente scolastica Simona Ugolini che ha promosso l’iniziativa di mettere al centro i suoi allievi attraverso la professionalità dei suoi collaboratori Anna Maria Rossato e Roberto Luciani.

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  2. Franca

    Complimenti per l’iniziativa scolastica della Dirigente Prof.ssa Simona Ugolini che, sulla scia del messaggio francescano che richiama alla bellezza del Creato, ha voluto ccompagnare i suoi allievi a riflettere attraverso l’espressione artistica sull’importanza di esserne i custodi. La mostra con decine di opere realizzate con diverse tecniche sotto la guida della prof.ssa Anna Maria Rossato e la cura dell’arch. Roberto Luciani hanno dimostrato il valore fondativo della scuola nell’educare alla bellezza quale sinonimo di bontà e fratellanza . Franca

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  3. Massimo Previtero

    Portare San Francesco d’Assisi a scuola è un gesto che dice tantissimo. Con la sua attenzione alla natura, agli ultimi, alla pace e al rispetto per ogni creatura, è davvero un esempio educativo potentissimo oggi. In un mondo che corre, insegnare ai ragazzi la “fraternità universale” e la cura del creato è uno di quei semi che poi cresce tutta la vita.
    Si sente che Simona Ugolini ha messo cuore e poliedricità in questo progetto, come fai notare tu: non solo scuola, ma scuola che guarda al sociale e ai valori grandi. E il merito va condiviso con tutti i ragazzi che ci hanno lavorato con amore e dedizione — perché senza il loro impegno questi progetti restano solo idee.
    Il messaggio di Francesco in classe oggi
    • Rispetto del creato: dall’ecologia all’empatia verso animali e persone. Tema attualissimo.
    • Semplicità e solidarietà: valori concreti contro individualismo e spreco.
    • Dialogo e pace: imparare a risolvere i conflitti partendo dall’ascolto.
    Immagino l’emozione di vedere gli studenti farsi portavoce di questi insegnamenti. Avete fatto qualche iniziativa particolare? Una mostra, uno spettacolo, un progetto di volontariato legato a San Francesco?
    Complimenti ancora alla dirigente Ugolini e a tutti i ragazzi. Sono progetti così che fanno la differenza tra “fare lezione” e “fare educazione”.

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  4. Daniela

    Come docente di questo Istituto, guardare le opere esposte in questa mostra mi riempie di un’emozione profonda e di un immenso orgoglio. Vedere il lavoro delle classi seconde confluire in un progetto così ambizioso e armonioso è la testimonianza più bella di cosa significhi fare scuola oggi: unire i saperi, stimolare la creatività e, soprattutto, far crescere il pensiero critico dei nostri ragazzi. Un grazie speciale alla nostra Dirigente Scolastica, Simona Ugolini, per aver sostenuto fin da subito questa iniziativa, alla Prof.ssa Rossato, per la preziosa collaborazione e all’Arch. Roberto Luciani per il fondamentale e autorevole contributo scientifico, critico e culturale che ha saputo offrire al nostro progetto.

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  5. Marina

    Complimenti alla Dirigente Scolastica Professoressa Simona Ugolini dell’Istituto Comprensivo di via del Calice di Roma, scuola secondaria di via della Seta e Gregna S. Andrea, per aver ideato questa ambiziosa e significativa Mostra realizzata con opere di giovani Allievi-Artisti che hanno certo ampliato la loro competenza e conoscenza . Complimenti anche a Roberto Luciani e AnnaMaria Rossato per aver curato una Mostra capace di mettere in sinergia opere d’arte e testi letterari in un progetto didattico fortemente culturale e formativo.

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