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Nanoingegneria

E’ un ramo di quelle tecniche che vanno sotto il nome di nanotecnologie. In breve le nanoteconlogie permettono di osservare, misurare e manipolare la materia su scala atomica e molecolare. Le grandezze in gioco sono:1 nanometro (nm), cioè, un miliardesimo di metro che corrisponde all’incirca a 10 volte la grandezza dell’atomo dell’idrogeno, invece una proteina semplice ha una grandezza intorno- a-10 nm. I “nanoprodotti” sono compresi tra 1 e 100 nanometri e sono quei materiali o dispositivi nei quali vi è almeno un componente funzionale con dimensioni inferiori a 100 nm. A questi livelli di dimensioni i comportamenti e caratteristiche della materia cambiano drasticamente e le nanotecnologie rappresentano un modo radicalmente nuovo di produrre. I materiali ottenuti, le strutture e i dispositivi hanno proprietà e funzionalità grandemente migliorate o del tutto nuove. Due sono le strade per operare a livello nanometrico. 1) Approccio cosiddetto “top down”, che significa ridurre con metodi fisici le dimensioni delle strutture verso livelli nano. Le tecniche proprie della microelettronica, come per esempio la litografia a fascio di elettroni o a raggi X, sono riconducibili a questo approccio e, proprio per questo, costituiscono la strada di più immediato utilizzo per entrare nel mondo “nano”. La nanoelettronica e la nanoingegneria, appunto, utilizzano questo approccio ed in effetti la nanoelettronica costituisce l’applicazione più diffusa delle nanotecnologie. 2) Altro approccio è quello cosiddetto “bottom up”. Esso sta ad indicare l’approccio nel quale, partendo da piccoli componenti, normalmente molecole o aggregati di molecole, si cerca di controllarne/indirizzarne l’assemblaggio utilizzandoli come “building blocks”, tipo “Lego” per realizzare nanostrutture, sia di tipo inorganico che organico/biologico.

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