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Nebbia; cambiamenti climatici!

Nel pieno di un mondo in continuo cambiamento atmosferico è necessario fare un focus su uno dei fenomeni più pericolosi per l’uomo.

La nebbia è uno dei fenomeni naturali più pericolosi per l’uomo. Nelle regioni dove è molto frequente (per esempio in Italia nella Pianura Padana) la nebbia causa ogni anno migliaia di incidenti d auto, con centinaia di morti. Nel migliore dei casi, rallenta i trasporti causando gravi danni economici, blocca gli aeroporti e rende pericolosa la navigazione.

Per cominciare, vediamo in che modo si forma la nebbia. Tutti i fenomeni meteorologici gill spettacolari pioggia, grandine, neve, brina e nebbia sono prodotti da due componenti diffusi nell’aria in piccolissima quantità: l’acqua (sotto forma di vapore, goccioline e ghiaccio) e il pulviscolo. Il 90 per cento del vapore acqueo contenuto nell’atmosfera proviene dagli oceani. Il ruolo svolto dal pulviscolo è molto importante perché fornisce i minuscoli  ”nuclei” intorno ai quali, grazie a forze attrattive di natura chimica, il vapore si condensa per formare goccioline di acqua o minuscoli cristalli di ghiaccio.

Le dimensioni dei granelli di pulviscolo vanno da pochi milionesimi di millimetro a circa un millimetro. Il pulviscolo più fine è essenziale nel meccanismo che porta alla pioggia, perché è quello che più facilmente può salire ad alta quota. La composizione di questo pulviscolo è incredibilmente varia: cristalli di sale marino (da 0,05 a 10 millesimi di millimetro), smog di origine industriale (da 0,01 a 1 millesimo di millimetro), fumo di incendi naturali e artificiali (da 0,01 a 1 millimetro), polveri di vulcani e di meteoriti, ma anche Virus, microbi, pollini, spore.

Il vapore acqueo è trasparente. Le nuvole sono visibili in quanto in esse il vapore si è già condensato in goccioline di acqua o in cristalli di ghiaccio che diffondono la luce. Poiché la luce del Sole è bianca, se non sono troppo spesse anche le nuvole ci appaiono bianche (questa scoperta la dobbiamo allo scienziato e filosofo francese Réné Descartes, vissuto dal 1596 al 1650). La nebbia non è nient’altro che una nuvola stratificata a contatto con il suolo, e come tutte le nubi nasce dalla condensazione del vapore in goccioline di acqua. Le goccioline ella nebbia sono però molto più grandi di quelle elle nubi in alta quota: il loro diametro raggiunge 0,5 millimetri e il volume è 70 mila volte maggiore. E’ per questo motivo che nella nebbia la diffusione della luce bianca è così forte da impedire la visibilità anche quando lo spessore della nube è relativamente piccolo. I meteorologi parlano di nebbia quando la visibilità orizzontale è inferiore a un chilometro. Si ha nebbia spessa se la visibilità è di 200 metri (questo è il limite sotto il quale diventa impossibile l’atterraggio degli aerei). Si ha nebbia fitta quando a visibilità scende a 50 metri, e infine nebbia densa con visibilità inferiore a 30 metri.

A seconda di come si forma, esistono vari tipi di nebbia. Il tipo più comune è la nebbia da irraggiamento, chiamata così perché viene prodotta dal calore che il suolo restituisce durante la notte, dopo averlo accumulato quando il Sole era sull’orizzonte. e nebbie che coprono la Pianura Padana un’ottantina di giorni all’anno sono per lo più nebbie da irraggiamento.

C’è poi la nebbia di avvezione, che si forma quando aria tiepida e umida arriva sopra una superficie più fredda, ad esempio quella del mare o di un lago; oppure quando aria fredda scorre su una zona umida.

Infine i meteorologi parlano di nebbia orografica quando una massa di aria umida risale lungo i fianchi di una collina o di una montagna (oros in greco significa montagna), fino a raggiungere il livello di condensazione.

Tecniche di difesa..

Veniamo ora alle tecniche per difenderci dalla nebbia. Negli ultimi anni l’uomo sta sperimentando sistemi di due tipi: il primo tende a dissipare la nebbia, il secondo a permetterci di “vedere” nonostante la nebbia. Il primo si basa su processi fisici e chimici. Il secondo sulla tecnica dei radar.

Sappiamo già che la nebbia è una nube nella quale le goccioline di acqua sono particolarmente grandi. Se queste goccioline diventano ancora più grandi, cadono sotto forma di pioggia o di rugiada e la nebbia si dissolve.

Le goccioline di acqua delle nubi e della nebbia si formano grazie ai nuclei di condensazione costituiti dal pulviscolo. Alcuni meteorologi hanno quindi pensato di immettere nella nebbia un gran numero di nuclei di condensazione per dissipare la nebbia trasformandola rapidamente in pioggia o in rugiada.

I primi esperimenti risalgono alla seconda guerra mondiale ed al programma Fido (sigla che deriva dalle iniziali delle parole Fog Investigation and Dispersal Operation, cioè ”Operazione per lo studio e la dispersione della nebbia”). Grandi quantità di pulviscolo furono prodotte per mezzo di bruciatori a petrolio ed in questo modo si riuscì a liberare alla nebbia alcuni aeroporti.

L’altra tecnica per difendersi dalla nebbia consiste nel trovare un  ”trucco” che permetta di vedere ugualmente. Le microonde, per esempio, a differenza della luce, attraversano indisturbate la nebbia: grazie a esse il radar permette a un aereo di scendere sul a pista anche con una nebbia molto fitta. In teoria i radar più avanzati oggi consentono di volare anche a visibilità zero.

Ormai l’auto che viaggia sicura nella nebbia, senza che il guidatore debba neppure toccare i comandi, è forse dietro l’angolo.

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