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USA – Riforma sanitaria, bocciato emendamento contro finanziamento pubblico aborto

Il senato Usa ha respinto, nella prima settimana di dicembre, un emendamento mirante a impedire l’utilizzo di fondi pubblici per finanziare l’interruzione volontaria della gravidanza. I senatori hanno respinto l’emendamento con 54 voti contro 45.

L’emendamento era sostenuto dal senatore Ben Nelson, il suo collega democratico Robert Casey e otto senatori repubblicani, tra cui Orin Hatch, co-autore del testo.
L’emendamento prevedeva che alcun fondo della riforma della copertura sanitaria potesse essere utilizzato per un aborto, salvo nel caso di patologie gravi o se la gravidanza fosse il risultato di uno stupro o di un incesto.
La legge in vigore, però, e i regolamenti relativi, proibiscono l’uso dei fondi ricevuti sotto il Title X per finanziare direttamente l’aborto. Secondo i critici, come Pence, “non c’è dubbio che i soldi che Planned Parenthood riceve dal governo federale per i suoi costi operativi liberino altre risorse che possono essere usate per fornire o promuovere l’aborto attraverso le cliniche abortive. Il buon senso ci dice che non può che essere così”.
A favore dell’emendamento Pence si era espressa anche la repubblicana Chris Smith, cattolica, copresidente del Congressional Pro-Life Caucus: “Milioni di bambini oggi vivono grazie al fatto che i fondi pubblici non sono stati disponibili per finanziare la loro morte”, ha detto Smith. Ciononostante, “Planned Parenthood cerca aggressivamente di ottenere fondi dei contribuenti per l’aborto… È ora di capire il danno irreversibile che il Planned Parenthood sta facendo ai bambini americani, nati e nascituri”.
Il dibattito sulla necessità di evitare che il finanziamento pubblico alla sanità finisca per promuovere indirettamente l’aborto non è appannaggio solo degli esponenti del partito repubblicano. Nelle fila dei pro-life figurano infatti anche diversi democratici, raggruppati nei Democrats for Life, il cui direttore esecutivo è Kristen Day, la quale nei giorni scorsi ha preso parte all’iniziativa via internet che ha chiamato a raccolta circa 36.000 persone. Attraverso la rete i partecipanti sono stati sollecitati a diffondere la loro posizione circa la futura riforma del sistema sanitario e a interpellare i loro rappresentanti al Congresso e l’amministrazione a Washington seguendo un iter spiegato in un apposito sito on line dal nome inequivocabile: Stop The Abortion Mandate. I promotori condividono il timore che la riforma divenga il più importante provvedimento a favore dell’aborto dai tempi della sentenza Roe v. Wade.

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