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Il Romanzo di Marco (2)

II. IL MINISTERO DI GESÙ IN GALILEA

GESÙ INAUGURA LA SUA PREDICAZIONE  CHIAMATA DEI PRIMI QUATTRO DISCEPOLI

  Giovanni il Battista, era stato fatto arrestare da Erode Antipa perché lo aveva pubblicamente rimproverato per il suo adulterio consumato con la moglie del fratellastro Filippo; quella donna faceva di nome Erodiade.

Passato qualche tempo da quel doloroso arresto, Gesù si recò in Galilea, nel centro abitato dove io Pietro risiedevo.

Infatti, da Cafàrnao iniziò a predicare il “Vangelo”, inteso come “Buona Novella” di verità, fino a farlo conoscere a tutti i viventi della Palestina. Facendo questo diceva alla gente:

… “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. MARCO (1, …15)

Ricordo che, a questo punto del racconto, Pietro, nel suo testimoniare, divenne più coinvolto e particolareggiato nell’esposizione dei fatti, perché li ricordava come diretto testimone per quanto accaduto nella vita pubblica di Gesù.

   Diventai discepolo di Gesù e fui scelto da Lui tra i primi due che lo avrebbero seguito, mi disse umilmente estasiato Pietro; mi parlò del “mare di Galilea”, cioè il lago di Tiberiade, uno specchio d’acqua meraviglioso e ricco di pesce che dava da vivere a molte famiglie di Cafàrnao; erano tutte famiglie che abitavano nei pressi della sponda nord del lago e che avevano consorziato lo sforzo della pesca.

Io e mio fratello Andrea avevamo unito i nostri sforzi con Giacomo, detto il “maggiore” e il giovanissimo Giovanni, suo fratello.

Mentre io con Andrea stavamo gettando le reti a poche decine di metri dalla riva, un uomo vestito di bianco, puntando la mano verso di noi, gridò: … “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. MARCO (1, 17)

Pietro, ora sorridendo, mi disse che, sentite quelle parole, lui e suo fratello, per la sorpresa, fecero involontariamente scorrere un bel pezzo di rete in acqua; Andrea agguantò proprio all’ultimo istante quella rete, prima che scivolasse interamente fuori dalla barca e affondasse.

Non avevamo preso pesce quella mattina, quindi dirigemmo la barca verso riva, remando energicamente; tutto questo proprio per andare a conoscere quell’uomo vestito di bianco che aveva gridato, dall’arenile verso di noi, quelle così strane parole.

Intanto Gesù, camminando veloce sulla spiaggia, si era avvicinato ai miei soci, che stavano riparando le reti, seduti sulla sabbia e vicino alla loro barca tirata a secco.

Erano in tanti a lavorare e lesti; c’era Giacomo il maggiore, suo fratello Giovanni, il loro padre Zebedeo e alcuni servi a giornata.

Il racconto di Pietro si fece ansimante nel ricordare Gesù mentre accostava quelli che stavano riparando le reti, perché lo raggiunse di corsa insieme al fratello Andrea, dopo aver lasciato la barca di pochissimo tirata a secco sull’arenile.

Ci fu, contemporaneamente, un rapido saluto tra tutti i soci pescatori e poi un semplice invito fatto da Gesù a noi quattro prescelti, cioè quello di “seguirlo”.

Pronunciata quella parola, Gesù fece un dolce cenno con la mano e noi quattro subito lasciammo Zebedeo e i servi a continuare il loro lavoro, seguendo da vicino il Maestro che già aveva diretto i suoi passi verso l’entroterra. Gesù aveva scelto i primi suoi quattro discepoli che Dio Padre gli aveva messo davanti agli occhi.

La bellezza e la semplicità di questo racconto fatto da Pietro, mi turbò e commosse molto, perché mi fece provare di nuovo quella dolce sensazione di resa volontaria e compiaciuta che proviamo noi esseri umani davanti alla volontà di Dio che, incalzando, prima ti circonda, poi inspiegabilmente ti avvolge e infine ti coinvolge.

UNA GIORNATA DI GESÙ (dal versetto 21 fino al versetto 45)

21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 

22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 

23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 

25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 

26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 

27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 

28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. 29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 

30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 

31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 

34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 

36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 

37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 

38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 

39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

40 Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 

41 Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 

43 E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 

45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

GESÙ INSEGNA A CAFÀRNAO E GUARISCE UN INDEMONIATO

   A Cafàrnao iniziò l’evangelizzazione di Gesù tra la gente, perché Cristo entrò di sabato nella sinagoga locale insieme con me, mio fratello Andrea e gli altri due discepoli Giacomo e Giovanni, con l’intenzione di leggere un brano della Sacra Scrittura e commentarlo davanti ai presenti.

Un uomo, mai visto prima in giro, e per di più con un seguito, poteva solo che essere notato da tutti; infatti, quelli della sinagoga fecero leggere Gesù e lasciarono che commentasse quello che aveva letto; rimasero tutti stupiti dal suo modo di fare e dalla sua capacità di spiegare.

Tutt’altra cosa sarebbe stata, se a parlare e spiegare fossero stati gli scribi; riuscivano sempre a dare l’impressione di pronunciare parole per dovere in mezzo alla gente, parole che recitavano a memoria facendo finta di leggere, per poi commentarle con monotona e lamentosa ritualità.

Gesù aveva letto con il cuore e aveva spiegato con molto di più; la sua autorevolezza si esaltava soprattutto nello svolgere il servizio più semplice.

Dopo un breve silenzio per ricordare meglio, Pietro mi disse che Gesù, appena entrato nella sinagoga, aveva rivolto lo sguardo verso un uomo che cercava di nascondersi per non essere notato; aveva gli occhi spiritati e mostrava di non gradire la sua presenza.

Gesù, dopo aver letto e parlato, andò a sedersi proprio vicino a quell’uomo. Costui, alzatosi improvvisamente in piedi, cominciò a gridare:

… “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. MARCO (1, …24)

Tutti, dopo quelle parole incomprensibili urlate da quell’esagitato, guardarono Gesù per vedere la sua reazione; Gesù pronunciò con voce ferma un ordine secco, comandando allo spirito impuro che era dentro quell’uomo, di lasciare immediatamente la sinagoga.

L’uomo che ospitava il demone, cadendo in avanti, fu sorretto da altre due persone che erano a lui vicine, mentre fu avvertito da tutti i presenti, un leggero soffio caldo dirigersi verso l’uscita della sinagoga.

Il timore colse tutti i presenti, inclusi noi quattro discepoli, perché avevamo assistito a un fatto straordinariamente singolare; era stato cacciato da un uomo, che tutti sospettavano essere posseduto da Satana, uno spirito maligno e sicuramente altri demoni a lui compari. Con quell’uomo, però, prima che Gesù intervenisse, nessuno aveva mai avuto relazioni, quindi, il sospetto della sua possessione, non essendo mai stato verificato, era cresciuto in mezzo alla gente all’ombra della diceria, ingigantendosi a dismisura.

Non sarebbe stato possibile, per noi quattro discepoli, immaginare la rapidità con la quale si diffuse la notizia di quanto accaduto nella sinagoga di Cafàrnao per opera di Gesù.

Non c’era posto abitato in tutta la cittadina e dintorni, nelle bettole o nei luoghi di ritrovo, dove non si parlasse di un uomo alto, biondo e con gli occhi chiari, per quello che era riuscito a fare e dire nella sinagoga di Cafàrnao.

  Pietro intanto si era alzato dalla sedia e aveva chiesto il soccorso del mio braccio perché doveva andare giù in cortile, nella latrina, a fare i suoi bisogni.

Questa era la situazione della modesta casa dove alloggiavamo: dormivamo e mangiavamo sul piano rialzato di un edificio rettangolare molto lungo con dodici abitazioni sistemate lungo il perimetro a piano terra e altrettante dodici sistemate al piano rialzato, collegate ciascuna al cortile sottostante da quattro scale abbastanza ripide, agganciate al ballatoio.

Al centro di quel cortile erano stati sistemati quattro servizi igienici e la piscina coperta per le abluzioni del corpo.

Purtroppo, non eravamo riusciti a ottenere un locale posto in basso con accesso diretto al cortile, per usufruire più comodamente dei servizi, ma in compenso avevamo ricevuto assicurazioni che, appena si fosse liberata una stanza al piano terra, saremmo stati immediatamente trasferiti.

Tornammo in casa dopo del tempo perché Pietro, oltre ai suoi bisogni fisiologici, coglieva sempre l’occasione per parlare con un romano del piano terra a cui Gesù non dispiaceva, e quindi si era già fatta l’ora di pranzo; nel primo pomeriggio, però, dopo aver mangiato frugalmente qualcosa del giorno prima, Pietro continuò il discorso che aveva interrotto per scendere in cortile.

GUARIGIONE DELLA SUOCERA DI SIMONE

  Dopo la stupefacente vicenda dell’indemoniato accaduta nella sinagoga di Cafàrnao, i discepoli uscirono con Gesù da quel luogo sacro, tra mille inchini e sorrisi della gente.

Tutti arrivarono a casa di Pietro, e Gesù sembrò gradire molto l’ospitalità della famiglia.

La madre della moglie di Pietro, quel giorno giaceva a letto con la febbre tanto alta da non riuscire a scendere in basso per svolgere le consuete faccende domestiche.

I discepoli ancora non immaginavano quale fosse la reale potenza di Gesù nel compiere miracoli, ma quando videro la suocera di Pietro scendere dal letto senza febbre, e tutta arzilla dirigersi verso la cucina per prendere un bicchiere di latte che gli aveva chiesto Gesù, cominciarono a presagire per loro esperienze di vita straordinarie.

Anche la storia di mia suocera fece il giro di Cafàrnao, disse Pietro ridendo, proprio come succede in paese, dove tutti sanno tutto di ciascuno e nessuno dichiara di sapere qualcosa di qualcuno.

Pietro, però, ancora pensando all’improvvisa guarigione della suocera, smise di ridere, forse ricordandola non più tra i vivi.

Cambiò subito argomento, raccontando dell’arrivo alla porta di casa sua, di una non attesa moltitudine di persone bisognose di aiuto sia fisico sia spirituale.

MOLTE GUARIGIONI

  Gesù, uomo che, appena alcuni giorni prima che giungesse a Cafàrnao, nessuno conosceva, ora guariva malattie e purificava corpi da spiriti malvagi con grande naturalezza e amore. A noi discepoli, continuò a raccontarmi Pietro, la gente ci trattava come persone importanti a cui chiedere intercessione per avere disponibile l’attenzione del Maestro Gesù.

Senza Gesù non saremmo stati nulla per tutta quella gente, anzi non l’avremmo nemmeno incontrata, ma, nonostante quella consapevolezza presente in noi, dentro il nostro cuore era cresciuta una certa punta d’orgoglio personale.

Contemporaneamente, però, stava nascendo e cresceva un forte amore per il Maestro che ci spingeva verso la sottomissione e l’obbedienza, solo che non avevamo ancora piena consapevolezza di quanto ci stesse accadendo nel profondo dell’anima.

A distanza di tempo posso dire, e capisco bene perché Gesù ci sorrideva in faccia ogni volta che eravamo a Lui vicini, che il Maestro sapeva che noi quattro non avremmo avuto scampo, perché la nostra vera conversione non era ancora avvenuta solo per una questione di tempo, il tempo bastevole per vedere e sentire di Lui quanto fosse stato necessario. Detto questo, Pietro zittì.

GESÙ ABBANDONA IN SEGRETO CAFÀRNAO E PERCORRE LA GALILEA

  Senza preavviso, sul fare del giorno, Gesù si svegliò, uscì da casa mia e si ritirò in disparte a pregare, mi sussurrò Pietro all’orecchio improvvisamente.

Noi avevamo dormito in terra distesi su pagliericci, e quando mi accorsi che il pagliericcio di Gesù era vuoto, mi precipitai fuori dalla porta e, siccome non ero riuscito a vederLo in giro, svegliai mio fratello e anche gli altri due discepoli che avevano dormito con noi.

Eravamo tutti buoni segugi e lo trovammo subito, poco distante, in ginocchio all’ombra di una grossa palma, concentrato nella preghiera. Gesù aveva trovato un luogo deserto e tranquillo che Lo aveva ben isolato dagli occhi della gente. Quando, esagerando un poco, gli dicemmo che tutti Lo cercavano, Lui ci rispose: … “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. MARCO (1, …38)

Da quel momento in poi, non trovammo più quiete né riposo, perché di lì a qualche tempo veramente tutti Lo avrebbero cercato, trovandoLo.

GUARIGIONE DI UN LEBBROSO

  Passammo la notte al riparo di un ovile, mi disse Pietro dopo aver fatto un enorme sbadiglio davanti al sole del mattino, e ancora non avevamo trovato la forza per metterci in strada, talmente eravamo stanchi dal giorno precedente.

Gesù era già sveglio, ma ancora disteso sul pagliericcio, e io Lo salutai col cenno di una mano. Sentimmo una campanella suonare fuori dall’ovile e pensai che fosse quella di una pecora, invece era l’avviso di un lebbroso isolato che ci aveva seguito dal giorno prima.

Era venuto a cercare Gesù perché aveva saputo di Lui e sperava che lo avrebbe guarito; viveva l’inizio della malattia e non mostrava ancora vistose deturpazioni sul volto ma solo macchie rosse e delle piccolissime piaghe umide e contagiose al centro delle stesse; piangeva disperato e aveva timore di disturbarci.

Gesù uscì dall’ovile, andò incontro a quell’uomo e gli toccò il viso, mentre noi eravamo rimasti sull’ingresso a guardare, increduli, pensando all’incoscienza del Maestro.

La guarigione del lebbroso fu istantanea come fu istantaneo il nostro cadere in ginocchio a mani giunte sulla bocca, senza parole. Gesù poi disse al lebbroso:

… “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. MARCO (1, …44)

Per Gesù, fu come se avesse parlato al vento; il lebbroso sanato, bussò alle porte dell’intero paese, facendo vedere alla gente la sua pelle compatta e di bel colorito e diceva a tutti che era stato Gesù a fare il miracolo.

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