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20th
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Consumare è risparmiare?

Il petrolio non sta finendo, ma il prezzo sale e non capiamo bene perché. Manovre dell’Opec o di speculatori? Panico dei mercati? Alcuni cominciano a consumare meno carburante. Gli apprensivi chiedono: «Dove andremo a finire?». Riflettiamo: la legge della domanda e dell’offerta vale sempre e se i consumi calano di molto, il prezzo li seguirà. Non si osa nemmeno chiedere: «Che succederà se astuti governanti scenderanno in guerra e, quindi, si bloccherà ogni importazione di petrolio e gas ?». Molti risponderebbero: « Sarebbe il disastro. Si fermerebbe tutto. Il paese alla fame. Niente più automobili, niente aria condizionata, case gelate d’inverno, industria ferma, disoccupazione rampante». Non andrebbe proprio così. Certo che nel 1939 si viveva peggio. C’era solo una automobile ogni 150 abitanti, mentre ora ce n’è una ogni 1,7 abitanti. Le case non erano scaldate molto bene, alcune non lo erano affatto. Il reddito pro capite era molto più basso di ora. Si viaggiava molto meno entro i confini del Paese: non c’erano autostrade e per andare in auto da Roma a Milano ci voleva una decina d’ore. Pochissimi andavano all’estero. C’era anche il regime fascista. Moriva molta più gente (13 persone ogni mille all’anno, oggi sono poco più di 9). Non esistevano i computer e quasi nessuno viaggiava in aereo. Si lavorava di più, ma tutto sommato si sopravviveva. Il benessere di oggi è dovuto al progresso tecnologico (e anche culturale), ma in parte è stato ottenuto scegliendo la via di sprecare enormi risorse. Vediamo come potremmo sprecarne meno. Il fattore negativo principale è costituito dalla mancanza di pianificazione logistica e di innovazione tecnologica nell’industria, che ad esempio usa la metà dell’energia elettrica totale, dall’agricoltura e dal terziario (che ne usano il 30%). I consumi domestici usano il 20%: risparmiare in casa è opportuno, ma ha un peso relativamente modesto. Vediamo come si possano ottenere situazioni accettabili riducendo i consumi. Facciamo un conto grossolano sull’aria condizionata. Un appartamento di 300 m³ contiene 380 kg di aria che ha calore specifico di 0,25 Calorie / Kg /°C. Per raffreddarlo di 20°C vanno sottratte 1.900 Cal. Se sottraiamo questo calore 20 volte al giorno, ci vogliono 38.000 Cal equivalenti a 44 kWh. Ma in effetti a noi interessa tenere fresche le persone che abitano l’appartamento, non i 300 m³ d’aria. A questo scopo conviene sottrarre calore ai nostri corpi non per conduzione, ma per evaporazione. Un litro d’acqua a 17°C tenuto accanto al nostro corpo gli sottrae al più 20 Calorie. Se ne faccio un velo di 0,5 mm sul mio corpo (che ha una superficie di poco inferiore a 2 m²), evapora e mi sottrae 537 Calorie-25 volte tanto. Per rinfrescarsi conviene stare in una corrente d’aria, magari davanti a un ventilatore. Comunque negli anni 70 lavoravo in un ufficio molto spartano. Non c’era aria condizionata e mi infilavo un ventilatore nella camicia. Il sudore evaporava e stavo fresco. Qualcuno mi disse:« Prenderai un malanno!»,ma si sbagliava. Aveva osservato il fenomeno nel 1602 Pietro Bardi conte di Vernio (musicista e scienziato). Scrisse a Galileo:« Mi bagno in un fiume freddo, poi esco e sto all’aria. Se rientro nell’acqua fredda, la sento calda. Perché?» Galileo senza termometri e non sapendo niente del calore di evaporazione, gli rispose in modo acuto ma vago, parlando di «gradi dl calore». Un conto analogo si può fare per il riscaldamento degli ambienti. Per scaldare l’ appartamento di 300 m³, se  fuori siamo a zero, ci servono oltre 30mila Calorie. Possiamo farne a meno se ci vestiamo come i cinesi fanno d’inverno con giacche di cotone imbottite di ovatta. Non è comodo, ma ci si resiste e si funziona normalmente. Nel 1970 la biblioteca dell’Università di Leningrado non era scaldata. Gli studenti erano imbacuccati e portavano guantoni: ne sfilavano uno, giravano pagina e se lo rinfilavano. Si possono fare ragionamenti simili sugli spostamenti. Nel 1939 si usavano tram e treni invece di auto. Oggi, poi, abbiamo Internet: possiamo avere rapporti umani frequenti, riservati, rinfrescanti e sarebbe bene spostarsi meno e ricorrere al telelavoro. Recentemente se ne parla troppo poco (in genere per lamentare che si usa per l’outsourcing ad aziende indiane).

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