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La panca o la sedia? Una volta era questione di ceto.

Sebbene sia un elemento di arredo, costituito, nella forma classica, da un piano orizzontale (la “seduta”), dalle gambe di sostenimento e da uno schienale di appoggio, la sedia costituisce di per sé uno dei campi più analizzati all’interno del mondo dell’arredamento.

 

Nel corso del tempo il design della sedia si è sbizzarrito tanto per la seduta[1] e lo schienale con forme diverse, quanto per le gambe (in numero di tre o quattro, o, in contesti particolari, anche una sola gamba).

Invece come materiale, è noto che la maniera più classica di realizzarla è quella di far uso del legno[2]. Una tavola di legno, lunga e stretta, che si appoggia su due assi verticali costituisce l’antenata della sedia, denominata “panca” che accoglieva più persone, costringeva, però, a sedersi in posizione eretta e scomoda, mentre la sedia destinata ad ospitare una sola persona fu usata all’inizio soltanto per i sacerdoti e i principi[3].

La sedia propriamente detta compare in Europa all’alba del 1400 ed “assemblare sedie”, ovvero gestire la combinazione dei singoli componenti, fu da subito considerata una vera e propria attività di ricerca e sviluppo.

Ormai, negli ultimi due secoli, tale “arte” integra le esigenze estetiche, quelle di design e dei materiali, con la necessità di rispettare le norme sulla sicurezza, sull’ergonomia e sulla corretta postura. Infatti l’altezza del sedile, i meccanismi di rotazione, l’oscillazione, il movimento dello schienale (contatto permanente) ed il movimento simultaneo sedile-schienale (synchro), nonché le ruote autofrenanti, il supporto lombare ed i braccioli, sono solo alcuni aspetti studiati fin dalla fase creativa e progettuale.

A Vienna, nel 1859, il mobiliere tedesco, Michael Thonet[4], realizzò, per la prima volta con una produzione in serie, i suoi famosi arredi in legno curvato; terminava così la tradizione degli oggetti progettati e realizzati manualmente da una sola persona, per essere soppiantata dalla realizzazione in fabbrica su vasta scala[5]. Inoltre, da allora, si cominciò a far ricorso anche ad altri materiali oltre il legno, come l’alluminio o l’acciaio (alleggerito), materiali capaci di diminuire notevolmente il peso delle sedute; alla fine, pertanto, dalla sedia impagliata e dalla sedia a dondolo[6] si arrivo alla sedia cantilever (Mart Stam)[7].

Quest’ultimo modello è considerato un importante esempio del design del XX secolo, in pieno movimento moderno dell’architettura. Il modello di sedia cantilever più noto è quello progettato dal designer ungherese Marcel Breuer, denominato “Cesca” del 1928. Si tratta del modello B 64, che nasce da una serie di elaborazioni del modello di Stam.

Più tardi Ludwig Mies van der Rohe ne realizzò una con una struttura molto più elastica, infatti ideò, per primo, la sedia senza le gambe posteriori (modello “MR 10”), facendo proseguire un unico arco a ferro di cavallo a formare la seduta. La sedia di Mies fu esposta, insieme a quella di Stam, nella mostra di Stoccarda del 1927.

 

Esempio: La Sedia Wassily

 

“Fu disegnata, da Breuer, anche la Sedia Wassily, conosciuta come sedia Modello B3. Questa sedia fu rivoluzionaria nell’uso dei materiali (eisengarn[8] e tubi di acciaio nichelato piegato) e nei metodi di produzione perché furono usati i tubi d’acciaio per costruire mobili. L’ungherese si fece piegare, dalla ditta Mannesmann[9], i singoli elementi di cui aveva bisogno e costruì il primo prototipo[10]. La sedia B3[11], prodotta inizialmente dalla Standard Möbel di Berlino, divenne un prodotto di massa negli anni sessanta dopo che Dino Gavina[12] nel 1962, dopo aver conosciuto il designer ungherese a New York, lo aveva convinto a rieditare la sedia tubolare. Quando Gavina seppe che Kandinskij aveva chiesto che il primo esemplare fosse destinato al salone del suo appartamento, decise di produrla con il nome Wassili. Nel 1968 la Knoll di New York comprò la Gavina Spa di Bologna, compresa la produzione della sedia, che è ancora in produzione.”

Chiudiamo con un sintetico elenco dei nominativi più noti del genio umano che negli ultimi 2 secoli hanno contribuito all’evoluzione di questo oggetto quotidiano: Wright, Gropius, Mies van der Rohe, Le Corbusier, Rietveld, Aalto, Stam, Breuer, Eames (Jr) e Panton.

 

Bibliografia:

Teoria e storia dell’arredamento. Sedie e sedili italiani dalle matrici all’Ottocento,   Regazzoni Caniggia Adelaide [Kappa, 1994]

Thonet. Sedie a dondolo, Carafa Renzi, Chiara Giovanni Renzi, Wolfgang Thillmann [Silvana, 2006]

1000 Chairs, Charlotte Fiell Peter Fiell [Taschen, 2013].

Made in Italy. Storia del design italiano. De Fusco Renato. [Nuova Edizione, Altralinea, 2014]

 

Sitografia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sedia_Wassily

https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Thonet

 

 

 

 

 

 

 


[1] Col termine al plurale di “sedute” ci si può riferire anche al complesso di posti a sedere che caratterizzano un progetto architettonico, con riferimento alla loro posizione nel contesto e alla loro tipologia.

[2] Anche se, in realtà, i materiali possono essere svariati.

[3] Si trattava di una Prerogativa aristocratica quella di differenziarsi dalla massa e sedere a parte, come su un trono.

[4] Michael Thonet (Boppard, 1796 – Vienna, 1871) è stato un ebanista austro-ungarico, uno dei protagonisti del design del periodo dell’epoca vittoriana.

[5] Fu anche l’avvento dei prodotti in materiale plastico

[6] considerata tradizionalmente un’invenzione di Benjamin Franklin

[7] è un tipo di sedia, detta anche sedia a sbalzo. Ha due soli montanti ripiegati a livello del pavimento e a livello del sedile, ed è collegata orizzontalmente da un tubo continuo. Questa forma speciale fu disegnata per la prima volta dall’architetto olandese Mart Stam nel 1926.

[8] nome, in lingua tedesca (ferro filato), di un materiale di tipo tessile utilizzato in vari campi, fra cui l’arredamento.

[9] già dal 1885, la Mannesmann lavorava con tecniche innovative i tubi d’acciaio

[10] Gerrit Thomas Rietveld (Utrecht, 1888 – Utrecht, 1964) è stato un architetto e artigiano olandese. Fu uno tra i principali esponenti del neoplasticismo nel campo dell’architettura e del design. La posizione del sedile e dello schienale della B3 attestano l’influenza della sedia rossa e blu di Rietveld.

[11] Nello stesso anno Le Corbusier presentò all’Esposizione delle arti decorative di Parigi una scala in tubo d’acciaio “costruito come il telaio di una bicicletta”

[12] Dino Gavina (1922 – 2007) è stato un imprenditore, designer ed editore italiano. Si tratta di una delle figure imprenditoriali più importanti nel settore dell’arredamento e del design italiano.

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