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09th
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Il memorandum di Lisbona sull’orientamento

Fin dall’antichità si guardava e venerava l’oriente perché da lì sorge il sole. La stella del mattino che ci dà la luce e ci permette di vedere le cose e quindi di orientarci e cercare di capire dove incamminarci e quali scelte fare per progettare il proprio sviluppo. Avere un orientamento, quindi, risulta fondamentale.

 

In senso più “tecnico psicologico” l’orientamento è un processo che accompagna la persona lungo tutto l’arco della propria vita.

Però ci sono diversi modi di intendere questo processo; secondo la scuola francese[1] i problemi sociali e individuali sono inseparabili e l’orientamento, pur essendo centrato sull’individuo, è inteso come strumento di costruzione della società e le cui finalità rientrano nel soddisfacimento dei bisogni sociali e individuali; invece per la scuola americana[2] al contrario è l’individuo che viene prima della società e perciò l’importanza di una “buona scelta” da parte della persona diventa fondamentale per il suo sviluppo.

In ogni caso l’orientamento si tratta di un processo psicosociale attraverso il quale la persona gestisce le esperienze significative della propria storia formativa e lavorativa.

Avendo un orientamento possiamo affrontare meglio i momenti di transizione e, quindi, superarli per poter proseguire nello sviluppo personale sia se parliamo di momenti di difficoltà che lo studente incontra nel percorso scolastico (comprese vere e proprie bocciature), ma anche se parliamo di quelle fasi della vita, nelle quali si avverte un desiderio di cambiamento. Inoltre non dobbiamo dimenticare che ci sono anche le transizioni dal mondo familiare al mondo del lavoro, nonché le difficoltà nella ricerca del lavoro … e, non da ultimo, tutte le problematiche del mondo adulto.

In altri termini, alla persona è richiesto di mettere in campo una serie di capacità che gli permettano di fronteggiare e gestire positivamente tutte le transizioni della sua storia personale in un contesto ambientale che diventa sempre più complesso sia in generale che nell’ambito soggettivo.

Per questi presupposti con la parola “orientamento” possiamo fare riferimento a due aspetti diversi:

  • Orientamento come processo che viene attivato in autonomia dalla persona per cercare di orientarsi con le sue proprie risorse,
  • Orientamento inteso come l’insieme delle azioni svolte dai professionisti/consulenti a sostegno della persona che deve affrontare dei compiti orientativi, facilitandone la maturazione di progetti personali.

Fattori che intervengono in modo significativo nell’ambito di questi due aspetti sono i seguenti:

–          Condizionamenti ambientali e culturali, in cui la persona matura le sue scelte (per es. vivendo in una grande città è favorita la scelta dell’università)

–          Ambiente familiare e relazionale (una famiglia con difficoltà economiche può compromettere la continuità nel proseguire gli studi; le pressioni dei genitori sul percorso di studi, …)

–          Aspetti relazionali nella famiglia (ad es. una madre che desideri riprendere il lavoro)

–          Influenze macro-sociali (per es. legate agli scenari economici, la flessibilità delle aziende, i cambiamenti nel mondo del lavoro globalizzato).

–          Sistemi economici e produttivi locali (es. differenze tra nord e sud)

–          Dispositivi di riconoscimento dei titoli di studio.

Una scelta di un percorso o di un progetto formativo sono frutto di queste interazioni, infatti tutte queste diverse variabili sono interconnesse. Perciò è importante  per il “professionista dell’orientamento” costruire un quadro di riferimento teorico e degli schemi che attengano alla letteratura contemporanea[3].

Ma ciò che desideriamo mettere in evidenza e che non ci sembra sufficientemente divulgato è che, in questa materia, esistono anche le linee di indirizzo europeo. E uno dei punti discussi dal consiglio europeo di Lisbona 23 e 24 marzo 2000 è stato “l’occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale” ed in particolare si è parlato di come “predisporre il passaggio a un’economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza e  modernizzare il modello sociale europeo investendo nelle persone e costruendo uno stato sociale attivo”.

In questo Congresso è stato data origine al cosiddetto “memorandum di Lisbona”, in cui sono citate alcune linee essenziali per operare nel settore dell’orientamento.

Fra gli elementi principali del memorandum europeo ricordiamo:

Servizio accessibile a tutti

–          La necessità di fornire un servizio accessibile a tutti i cittadini, e un servizio decentrato a livello sociale, vicino alle persone, in grado di offrire pari opportunità e ricevere un sostegno durante il processo di orientamento; dei servizi di orientamento in grado di spostarsi e andare incontro alle persone.

e

Operatori del settore come “facilitatori”

–          L’importanza del ruolo degli operatori di orientamento, che devono: diventare mediatori, facilitatori, agenti del cambiamento individuale e sociale, attraverso l’uso di un ampio ventaglio di metodi e strumenti; sviluppare un livello minimo condiviso di “standard di qualità” dei servizi, che riconosca la titolarità ad esercitare degli operatori del settore (legittimazione degli operatori e dei centri di servizio).

Questi elementi spiegano come, per coniugare bisogno e azione in modo finalizzato, collegare cioè la specificità delle azioni al tipo di struttura o contesto che eroga il giusto servizio, sia fondamentale capire il bisogno specifico della persona.

Per individuare questi bisogni l’unione europea identificò tre grandi ambiti di intervento nell’orientamento, e cioè

  1. l’orientamento vero e proprio (guidance);
  2. il counseling (consulenza specialistica);
  3. l’informazione.

Descriviamo brevemente come sono caratterizzati questi ambiti:

  1. Guidance o orientamento: permette di maturare delle competenze orientative che favoriscono il monitoraggio delle esperienze che sviluppano quelle finalizzate a prepararsi alle transizioni e favoriscono le scelte e la progettualità e che enfatizzano i contesti di piccolo gruppo.
  2. Counseling: interventi più focalizzati sulla maturazione di processi di riorganizzazione del sé professionale, finalizzati a costruire lo sviluppo e l’evoluzione delle storie personali cercando una logica di continuità e di coerenza.

L’azione di counseling si riferisce ad aspetti più generali della vita dell’individuo, cercando di sviluppare una coerenza tra progettualità professionale ed entità globale, sia personale sia sociale.

Possiamo distinguere una specificità di intervento legato al target dei destinatari: “counseling di orientamento” con i giovani (in uscita dal sistema scolastico, in ingresso nel mondo del lavoro …) o con gli adulti che vogliono progettare uno sviluppo di carriera, oppure inserirsi o re-inserirsi qualora disoccupati.

3.Informazione: è importante per garantire pari opportunità di accesso alla conoscenza delle informazioni che riguardano i percorsi formativi e lavorativi.       L’informazione permette di fornire delle chiavi di lettura significative e degli scenari locali più allargati; l’uso delle tecnologie ha fortemente potenziato i mezzi e gli strumenti a disposizione degli operatori e degli utenti.

Con questi brevi cenni agli ambiti fondamentali del settore dell’orientamento cioè di quel campo delle discipline psicosociale che approfondiscono le tecniche di aiuto alla persone nel districarsi tra i meandri di una società sempre più complessa abbiamo voluto evidenziare quali direttive già nel lontano 2000 la comunità europea aveva formulato. Il mondo della scuola e del lavoro sono i primi destinatari di tali direttive ma anche gli operatori in prima persona possono cogliervi diverse opportunità di crescere perché oggi è sempre più vero che bisogna essere sempre pronti ad imparare come recita un antico detto latino: paratus semper doceri.

Link utile: http://www.istruzione.it/orientamento/

 


[1] Edouard Toulouse (1865 – 1947), Alfred Binet (1857 – 1911), Psicologi francesi (1909) hanno studiato tematiche come: lavoro di tipo fisico e organizzazione razionale del lavoro con nessuna attenzione ai bisogni individuali ma solamente cercando l’uomo giusto al posta giusto.

[2] Frank Parsons, (USA 1845-
1908), il “padre” dell’orientamento, riteneva che è l’individuo ad essere al centro del dispositivo e i bisogni sociali passano in secondo piano. Questa posizione è più vicina alle odierne tecniche di orientamento che centrano l’orientamento stesso sull’individuo. Scrisse: Choosing a vocation, Boston, Houghton Mifflin, 1909.

[3] Jean Guighard e Michel Huteau “Psicologia dell’orientamento professionale” Cortina Editore I ed. 2003

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