Nov
30th
left
right

Elena e Monica. Donne cristiane nell’impero romano (IV secolo)

10 domande allo storico

Premessa

Abbiamo ricordato in una precedente occasione le figure di s. Ambrogio e s. Isidoro che, durante il IV secolo d.C. hanno rivestito un ruolo non debole nella storia del mondo romano.

Oggi, in vista del 27 agosto, giorno in cui la Chiesa commemora s. Monica (Numidia 331 d.C. – Ostia 387 d.C.), vorremmo, invece, chiedere allo storico Prof. Pier Luigi Guiducci (Istituto Ecclesia Mater, Pontificia Università Lateranense di Roma) come scorreva la vita delle donne cristiane sempre nel IV secolo. In particolare, lo vogliamo fare riflettendo sulla testimonianza di done come s. Monica, ma anche di s. Elena, imperatrice, di cui invece si fa memoria il giorno 18 del mese di agosto

Infatti “siamo consapevoli che non è possibile parlare dei primi secoli del Cristianesimo senza ricordare con affetto il nome di s. Elena, della quale si rinvengono notizie talora difformi presso gli storici. Nata in Roma da genitori pagani verso il 250, mostrò subito doti di ingegno e di bontà d’animo”.

Qui di seguito riportiamo le risposte che gentilmente il Prof. Guiducci ci ha dato e che ringraziamo anticipatamente:

1.  Innanzitutto, professore, ci può accennare, a grandi linee, cosa succedeva nell’impero del IV secolo? Com’era la relazione con il Cristianesimo?

La tendenza storica dominante nel IV secolo è la progressiva affermazione della religione cristiana sul paganesimo. In meno di ottant’anni – dalla persecuzione di Diocleziano all’editto di Teodosio del 380 – si passa dall’intolleranza pagana al riconoscimento del Cristianesimo come unica religione ufficiale dell’impero. Due sono gli eventi-chiave: la c.d. ‘svolta costantiniana’ (313 d.C.; libertà di culto concessa anche ai cristiani), e l’editto di Tessalonica (380 d.C.). Dopo tali episodi comincerà a svilupparsi una “teologia politica”.

2.  E in questo periodo qual è il ruolo prevalente delle donne cristiane? avevano un trattamento diverso?

I membri del clero cristiano hanno compiuto un passo che li ha separati dai rabbini di Palestina.  Accoglievano le donne come protettrici e giungevano fino a dare loro dei ruoli in cui potevano agire come collaboratori. In termini di posto occupato all’interno della società più vasta, e  in termini di partecipazione alle comunità cristiane, un gran numero di donne disattese le normali aspettative legate ai ruoli femminili.

Nella Chiesa antica la differenza maschile e femminile non fu mai in opposizione, ma in armonia con il fatto che entrambe le differenze rimangono  parte dell’unità dell’essere umano.  L’uomo, così come la donna, non esistono “da soli” ma acquisiscono un senso e una pienezza solo se si pongono “in relazione”. Le donne cristiane godevano di un miglior rapporto con gli uomini di quanta ne avessero le controparti pagane o ebree. Teodoreto di Cirro (393 ca-457 ca), vescovo di Cirro, in Siria, scriveva: “Al pari dell’uomo la donna è dotata di ragione, capace di comprendere e conscia del proprio dovere; come lui, essa sa ciò che deve evitare e ciò che deve ricercare; può darsi talvolta che esse giudichi meglio dell’uomo ciò che può riuscire utile e che essa sia una buona consigliera”. Lo conferma anche l’archeologia: uno studio sulle sepolture in catacombe sotto Roma, basato su 3733 casi, ha rivelato che le donne cristiane avevano quasi le stesse probabilità degli uomini di essere commemorate con lunghe iscrizioni. Questa quasi uguaglianza nella commemorazione di maschi e femmine è qualcosa di peculiarmente cristiano, e differenzia i cristiani dalle popolazioni non cristiane della città.

3.   E qual’era il loro ruolo nella società che aveva da poco (IV sec.) accolto la religione cristiana?

Anche nella Chiesa delle origini, oltre che nei Vangeli, le donne ebbero un ruolo importante. Ad esempio nel 112 d.C., Plinio il Giovane fa notare in una lettera inviata all’imperatore Traiano di aver torturato due giovani donne cristiane “che venivano definite diaconesse”. 

Le diaconesse erano dei capi importanti nella prima Chiesa, dotate di responsabilità, cit. da Clemente Alessandrino e lo stesso san Paolo ne parla in Rm 16,1-2. Origene (185-216 d.C.), commentando questo brano di Paolo, ha spiegato: “Questo testo insegna con l’autorità di un apostolo che […] nella Chiesa ci sono, come detto, diaconi donna, e che le donne […] devono essere ammesse al diaconato”. Nel Concilio di Calcedonia del 451, si stabilì ad esempio che, in futuro, la diaconessa avrebbe dovuto avere almeno 40 anni e non essere sposata.

4.   Il diverso ceto di appartenenza come si poneva nei confronti della comunità cristiana e della società civile?

La donna cristiana appartenente a un ceto elevato poté aiutare molto la comunità con donazioni. Diverse catacombe furono costruite su terreni  offerti anche da donne (es. Priscilla, Domitilla). La donna cristiana meno abbiente, poté contribuire alla vita comunitaria anche sostenendo l’attività missionaria degli apostoli e quella dei primi responsabili di Chiese locali (cf i saluti nelle Lettere di san Paolo).

5.  Quale fu il ruolo delle donne nella trasformazione del culto dopo l’editto di Costantino?

Nella vita quotidiana la donna contribuì alla catechesi di base, alle opere di assistenza, al sostegno alle prime consacrate (es. s. Paola romana).

6.  Come si sviluppò l’educazione delle nuove generazioni?

In ambito cristiano esisteva un primo momento formativo in casa. Poi, gli adolescenti erano seguiti da un collaboratore del vescovo. Si arrivava in ultimo al catecumenato. Dopo il battesimo, il fedele entrava a far parte della comunità.

7.  La presenza dei  ‘barbari’ (in Italia e lungo i confini) segnò criticità?

La criticità maggiore fu segnata dal fatto che alcune tribù erano state già convertire all’arianesimo (dottrina condannata dalla Chiesa).

8.  La figura di s. Monica e quella di s. Agostino come si collocano nella dinamica già ricordata?

Nell’interazione tra Agostino e la madre colpiscono diversi aspetti. Nel figlio emerge una continua posizione di ricerca, di ‘intelligenza’ verso le realtà del suo tempo. Nella madre coesistono la preghiera, la testimonianza personale e il dialogo con il figlio.

9.  Nell’interazione tra Costantino e s. Elena quali aspetti acquistano rilevanza? 

Costantino si mostrò certamente un politico e un militare. Nel rapporto con la madre, però, mantenne un rispetto particolare e rivolse attenzione alla vita religiosa della donna. Egli, pur operando delle scelte temporali legate a una logica imperiale, volle approfondire la novità del Vangelo, e fece educare i figli in senso cristiano. Oltre alla legislazione filo-cristiana, all’azione conciliare, e al sostegno ai nuovi edifici cristiani, Costantino sostenne il pellegrinaggio di s. Elena in Terrasanta.

10. Suggerimenti e spunti di riflessione

Sul piano dei suggerimenti si possono indicare  alcune vite di donne cristiane vissute nel IV secolo. Come spunti di riflessione rimane utile orientare verso il significato di inculturazione. Il Cristianesimo, infatti, dovette passare attraverso culture diverse. Ci fu, quindi, un percorso non facile prima di arrivare a definire una dottrina base (Simbolo di Fede).

Piccola Antologia

Bibliografia

Curatore: F. Bergamelli E. Dal Covolo
Editore: Paoline Editoriale Libri
Collana: Letture cristiane del primo millennio
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 25 settembre 1995
Pagine: 444 p., Rilegato
EAN: 9788831511254

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *