| Una Speranza per Vivere |
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| Scritto da Silvja Manzi |
| Lunedì 19 Settembre 2011 13:02 |
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Un numero sempre maggiore di persone ritorna oggi ai grandi classici della spiritualità in cerca di nutrimento e conforto. Fra essi un posto a parte e speciale hanno i Vangeli, i testi che fondano la fede cristiana e sono una delle radici della nostra civiltà.
Edizioni Lindau Collana «I Pellicani» pp. 208 - € 14,50 ISBN 978-88-7180-942-7
Quest'ultima fatica di Monsignor Sigalini contiene 90 brevi riflessioni, piccoli appunti, su altrettanti passi dei quattro Vangeli, dedicati ai temi più diversi: la preghiera, la vita cristiana, la figura di Gesù, la solidarietà, l’amicizia, la sofferenza, il male, la famiglia, l’amore, i sentimenti, il lavoro, l’ambizione, l’egoismo, il sesso, il perdono, l’invidia, la conversione, la speranza, la povertà, e tanti altri. Il volume propone dunque alcuni dei passi più belli e intensi dei Vangeli, seguiti da riflessioni al contempo semplici, positive e profonde. La violenza sta segnando sempre più pesantemente la vita sia familiare che sociale. Ce ne danno un esempio i personaggi pubblici, viene continuamente mostrata in televisione, e vi ci stiamo lentamente abituando. I sentimenti forti, le passioni esagerate, le emozioni gridate sono il clima in cui si svolge la nostra vita di relazione. Così gli interessi prendono il sopravvento sulle relazioni umane, sul gioco. Dell’amore si parla in modo superficiale, in termini di fascino personale o di avventura e così della riuscita nell’esistenza. L’odio è tollerato come forma di difesa e opinione dovuta. L’immagine della società è spesso connotata in questo modo, anche se nella vita opera ed è presente Dio e tante persone realizzano il suo progetto di umanità.La domanda però che ci possiamo fare è: qual è l’apporto del cristiano a questa società? Il Vangelo offre indicazioni molto semplici ma impegnative: amate i vostri nemici… benedite coloro che vi maledicono… prestate senza sperare di ricevere… non giudicate… date a chiunque chiede… Il cristiano è un uomo come tutti, ma ha un cuore grande come quello di Gesù. In questa società violenta è chiamato a offrire pace, perdono, solidarietà. Non avremo mai fatto abbastanza per realizzare nella vita i sentimenti del cuore di Gesù. Non siamo più bravi degli altri, ma abbiamo una vocazione originale, quella della croce, cedendo per ritrovarsi più forti, morendo per risorgere, pagando anche per gli altri, perché Dio ama chi si sacrifica per il bene di tutti. Il male che c’è nel mondo è troppo grande. Come si può uscire da questa spirale? Non certo limitandosi a comportarsi bene. Occorre un’eccedenza d’amore, occorre sradicare il male mettendo in campo la capacità di assorbirlo su di sé e distruggerlo. La sofferenza, se è sopportata per amore di Cristo, diviene grazia, dono di salvezza, il segno concreto che si è chiamati alla salvezza e a portare salvezza.Occorre che qualcuno si assuma l’infelicità degli altri e la muti in amore. Questa è stata la scelta di Gesù, questa deve essere la scelta di chi lo vuole seguire. Gli apostoli lo hanno capito tardi, ma hanno dato tutti la vita per Gesù; noi siamo chiamati a offrire un comportamento controcorrente perché la vita e il mondo siano più abitabili. Lo diceva anche papa Benedetto all’Agorà dei giovani: andate controcorrente, contro la corrente del male, dell’egoismo, del disprezzo della vita, della deturpazione del creato, della vendetta, della legge del taglione, del cuore capace di ogni compromesso. È la nostra visione del mondo pieno di speranza.Di questa speranza voglio ancora vivere. |
Mors et fugacem persequitur virum (La morte raggiunge anche l'uomo che fugge) - Orazio |
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