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Il vocabolario della Crusca

Nel 1612 viene pubblicato da un editore veneziano il primo Vocabolario italiano di una certa importanza, quello curato dell’Accademia della Crusca; immediatamente i letterati si danno da fare per arricchirlo o per criticarlo, sicché nell’arco del secolo vengono date alle stampe altre due edizioni aggiornate del medesimo, oltre a diverse pubblicazioni polemiche sull’opera. È interessante notare quali siano le critiche che Lorenzo Magalotti, uno dei letterali dell’Accademia, riferisce da parte di alcuni stranieri che rammaricano di «trovarsi ingannati delle dieci volte le otto (otto volte su dieci) dal Vocabolario della Crusca, perché include troppi arcaismi… perché il Vocabolario non serve soltanto per i Toscani ma anche agli altri; come sapranno questi che si può dire “datemi lo specchio” e non “datemi lo speglio”?». Da queste osservazioni si deduce innanzitutto che il dizionario era costruito su una lingua letteraria e non parlata e poi anche che l’unità degli Italiani sul piano della lingua presentava molte sfumature diverse da regione a regione e che il dizionario ne accoglieva solo quelle toscaneggianti. D’altra parte la vera lingua popolare è costituita dai vari dialetti, se si escludono la Toscana e parte del Lazio dove c’è una certa uniformità di linguaggio abbastanza prossimo a quello classico.

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