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13th
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Caravaggio – La chiamata di San Matteo

La “Chiamata di Matteo” è il titolo del dipinto del Caravaggio datato 1599 e si trova nella cappella della famiglia Contarelli nella Chiesa di san Luigi dei Francesi in Roma. Nel quadro che vediamo ci sono due gruppi di persone uno a destra ed uno a sinistra di una finestra. In quello di sinistra sono in cinque, seduti a un tavolo, eleganti nei loro abiti del 1500 e stanno contando dei soldi.

Immagine ad Alta Risoluzione

 

Come noto Matteo era stato incaricato di riscuotere le tasse, quello che oggi chiamiamo “recupero crediti”. A destra, invece, sono in due, in piedi, vestiti al modo classico dell’antica Roma, scalzi. Sono Gesù, all’estrema destra riconoscibile dall’aureola, e Pietro. Il volto di Gesù è ben illuminato e visibile mentre quello di Pietro, ritratto quasi totalmente di spalle, si intravede appena. Il personaggio di Pietro, non previsto nella prima stesura del dipinto, è stato aggiunto successivamente, con in mano il bastone del pellegrino indica chi si incammina con Gesù. E’ una bella idea quella di differenziare i personaggi nel modo di vestire in uno stesso dipinto: è un modo interessante per dire che gli episodi del vangelo parlano alla gente del suo tempo, ma anche ai contemporanei. Osserviamo ora la figura di Cristo: il suo sguardo è fissato su Matteo, ha le labbra semiaperte, e la sua mano destra rende esplicite le parole che ha appena pronunciato (La chiamata a Matteo: “Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.” Tratto dal vangelo di San Marco cap. 2, versi dal 13 al 17). Questa mano non è una pura invenzione di Caravaggio, ma una sua rielaborazione di un’altra mano vista nella Cappella Sistina dipinta da Michelangelo: la mano di Adamo che nel dipinto di Caravaggio viene rovesciata. Ma in questo dipinto non c’è solo l’indice di Gesù: ci sono anche quelli di Pietro e della persona al centro, che è Matteo. E’ un concerto di indici.

Abbiamo visto che l’indice di Gesù, qui sostenuto da un gesto deciso del braccio, richiama la mano di Adamo di Michelangelo: Gesù è il nuovo Adamo “spirito datore e vita” scrive San Paolo nella lettera ai Corinzi (dalla I lettera ai Corinti, cap.15, versetto 45). Il gesto dell’indice di Pietro, invece, riprende quello di Gesù ed a Lui rimanda: non è un gesto originale. Perché

Pietro rappresenta la Chiesa, costituita, nel tempo, sacramento della presenza di Gesù: compito della Chiesa è infatti rendere presente Gesù nella storia. Infine Matteo: è seduto al centro, sorpreso dalle parole di Gesù; la mano destra ha appena fatto cadere una moneta sul tavolo; è ben vestito, col cappello piumato, ricco, sicuro di sé. Ma… gli occhi e la mano sinistra, con l’indice puntato verso di sé, rivelano una sorpresa ed uno stupore suscitati dall’arrivo di Gesù e dal suo invito “Seguimi”. Una chiamata inattesa; indica sé stesso come a dire “Io? Perché proprio a me? E’ sicuro che lo dice alla persona giusta? Non si sta confondendo per caso?”. Quanto agli altri quattro personaggi: i due a sinistra continuano a contare i soldi manifestando indifferenza, gli altri due guardano verso Gesù, ma non vanno al di là della pura curiosità; quello seduto di spalle cerca addirittura con la mano sinistra l’impugnatura della sua spada per difendersi.

Cerchiamo, ora, di fare alcune considerazioni sul significato di questo quadro.

Gesù e Pietro sono uniti: sebbene le mani siano due la chiamata è la stessa. Esattamente come oggi Gesù chiama attraverso la Chiesa. La chiamata avviene nella vita di tutti i giorni, nel proprio ambiente di impegno e di lavoro: non bisogna essere dei preti per accogliere la proposta di Gesù, né è necessario andare a Lourdes o a Roma per scoprire Dio, basta saperlo ascoltare nella propria intimità. L’indice di Gesù non è il dito puntato di chi comanda e, dei cinque seduti, solo Matteo si mostra attento, gli altri rimangono indifferenti. Dio, infatti, ci ha creati liberi: da noi attende una risposta libera fosse anche un rifiuto camuffato da indifferenza. Matteo è un uomo, pubblicano, peccatore pubblico, coi suoi difetti e limiti umani. E’ seduto, immobilizzato dal suo stato di uomo peccatore, si ritiene indegno e incapace di seguire Gesù. Le tenebre dei quadri di Caravaggio traducono la situazione di non salvezza in cui è posta la comunità umana: Matteo si trova in questa situazione, ma ora viene illuminato dalla luce che entra non dalla finestra ma da una fonte che sta alle spalle di Gesù. Matteo, quel giorno, aveva chiaramente percepito che da quella fonte, poteva attingere la Verità, che quella parola era diversa da tutte le altre, perché dava la forza per la sequela. Il risultato di quell’incontro è ben noto: da quel giorno la sua vita non fu più la stessa: al banco delle imposte egli preferì Gesù, ai personali interessi, antepose il Messia e, così, tutto cambiò.

In altri termini si vuole intendere che la luce della grazia di Dio, che irrompe con l’arrivo di Gesù, illumina il volto di Matteo e ne cambia la vita. Scrive San Giovanni nel suo Vangelo: “Veniva a me la luce vera quella che illumina ogni uomo”. Tutto questo per dire che a tutti è data la possibilità di seguire Gesù e la chiamata non conclude un cammino, ma lo inizia in modo nuovo: la grazia di Dio, il suo amore, raggiunge l’essere fragile e peccatore e illumina la strada della realizzazione umana. L’indice di Matteo è quello di Dio in Michelangelo: tocca a me. Inizia così il cammino di fede di Matteo, un cammino difficile perché si deve fare i conti con i propri difetti e limiti, ci saranno difficoltà, delusioni, fallimenti. Infatti se fissiamo la finestra ci accorgiamo che è a forma di croce greca. Pure essa viene illuminata dalla luce della grazia di Dio, quasi ad indicare che la morte non è l’ultima parola, che ad ogni problema c’è una soluzione, ad ogni peccato corrisponde, attraverso la richiesta di perdono, la possibilità di redenzione e il riscatto umano perché quella croce è stata vinta dalla resurrezione di Gesù che ha illuminato di speranza la storia del genere umano. Tant’è che prima del cristianesimo il mondo non conosceva la speranza, seppure intuendola.

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