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19th
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Il Labirinto

La leggenda del labirinto di Minosse fu una delle più conosciute e popolari del mondo antico e medievale. Il fascino del luogo impenetrabile e oscuro dove era segregato il mostruoso Minotauro, della Vittoria di Teseo su di esso e della fuga con Arianna fu tale che il mito non poté rimanere entro i confini di Creta. Fin da tempi antichi il simbolo del labirinto acquisì il valore di archetipo, rappresentando innanzitutto le difficoltà, le incertezze e la casualità tipiche della Vita umana. Attraverso, un percorso oscuro e incomprensibile, ognuno di noi, cerca di giungere al centro dell’intrico di possibilità che gli si aprono davanti: vi sono infinite scelte possibili, ma solo una è quella giusta. Le geometrie del labirinto, viste dall’alto, possono essere decifrate da una formula magica che permette di entrarvi e di uscirvi.
Il labirinto è caos e incertezza, conduce alla disperazione e alla follia, ma nello stesso tempo racchiude anche la via d’uscita per venirne fuori.
Il mito della misteriosa costruzione, cretese, nel mondo antico, veniva rievocato da ogni luogo o edificio che appariva enorme, oscuro, formato da antri e accessi tortuosi. Oltre ai palazzi minoici vi erano altri labirinti, complessi di culto scavati nella roccia, come, per esempio, il cosiddetto labirinto nella caverna di Gortina a Creta o il tempio sotterraneo preistorico di Hal Saflieni a Malta. Erodoto visitò nell’oasi di el-Fayyum, in Egitto, il tempio funerario di Amenemhat III, che interpretò come una copia esatta del labirinto cretese. Anche le fondazioni della leggendaria tomba del re etrusco Porsenna, non lontano da Chiusi, vengono descritte da Plinio il Vecchio come un labirinto. Questa descrizione avrebbe risvegliato, nel corso dei secoli, la fantasia di molti cercatori di tesori, sedicenti studiosi: nel XVIII secolo, il religioso Angelo Cortenovis scrisse una dotta monografia per sostenere che il labirinto di Porsenna era una colossale macchina elettrica!
Altri labirinti erano noti nelle isole di Lemno e Samo, a Nauplia, in Grecia, e presso Agrigento.
Le raffigurazioni della lotta tra Teseo e il Minotauro erano comuni sui vasi e rilievi greci del VI e V secolo a. C.; compaiono anche su urne funerarie etrusche, su gemme incise e su pitture parietali romane, mentre il disegno della pianta del labirinto compare più raramente. In forma rotonda, quadrata o cruciforme e visibile su una serie di monete cretesi del V secolo a. C.
Durante il periodo romano il disegno della pianta del labirinto si diffonde e acquista popolarità, particolarmente come soggetto di mosaici pavimentali, nell’arco di tempo che va dalla fine del periodo repubblicano al III secolo d. C.
Splendido esempio ne è il mosaico nella Casa del Labirinto a Pompei che, nel pannello centrale, riporta una scena di minotauromachia; sempre a Pompei, un altro mosaico simile si trova nella Casa di Diomede. È probabile che già in età romana parte delle complesse simbologie del disegno del labirinto avessero perso il loro significato e venissero percepite solamente a livello inconscio; il labirinto rappresentava soprattutto un motivo augurale e un’occasione di divertimento.
Il motivo del labirinto venne anche utilizzato per decorare i pavimenti delle chiese, soprattutto tra il 1000 e il 1300. In Francia si sviluppò anche in notevoli estensioni pavimentali ed ebbe un’importante implicazione simbolica; i percorsi tortuosi venivano chiamati chemin de Jhérusalem, viaggio per Gerusalemme, e volevano ricordare sia le difficoltà e i pericoli mortali del pellegrinaggio verso la Terra Santa, sia le insidie nelle quali cadeva l’anima nel corso della vita terrena, prima di trovare la salvezza della fede.
Il motivo decorativo del labirinto, a un certo punto, non fu più utilizzato nelle chiese, forse perché si intuivano in essi oscure radici pagane oppure perché distraevano dal culto i bambini.
Dopo il XIII secolo il labirinto perse il suo significato sacrale ma non certo la sua popolarità di simbolo: lo troviamo infatti come importante elemento decorativo nell’architettura dei giardini, soprattutto durante il periodo barocco.

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