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21st
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L’invasione di termini e locuzioni anglo-americani (dagli anni 40)!

Quasi a reazione contro tale campagna, con l’occupazione alleata si diffondono dal 1943 in Italia termini e locuzioni anglo-americane, a volte italianizzate e a volte integrali, abitudine che permane tuttora pur se sovente è forma di snobismo, mentre pare attenuarsi l’uso dei francesismi.

Il diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio, televisione), fenomeno che si accentua e poi si afferma clamorosamente dalla metà del secolo, ha come pronta e diretta conseguenza una forte unificazione linguistica nazionale, influenzando enormemente la lingua della popolazione media, in gran parte ancora legata esclusivamente al dialetto locale.

Esempio di termini americani in un quotidiano

Una nuova terminologia

La lingua della stampa sia periodica (riviste di attualità, moda, canzoni, sport, per ragazzi, ecc.), sia quotidiana (giornali), rivolgendosi ad una massa eterogenea e molto vasta, si adegua al suo livello culturale con espressioni semplici e concise, ma contemporaneamente diffonde termini e locuzioni che diventano di dominio pubblico, sia in campo politico che di attualità. In parte questa nuova terminologia è attinta da regionalismi adattati, in parte da forestierismi integralmente ripresi o italianizzati o ricalcati, alcuni dei quali sono latinismi di ritorno, ed in parte sono necessariamente creati per esprimere nuovi concetti. Particolarmente con l’esperienza delle esplora­zioni spaziali ci sono divenuti ormai familiari termini tecnici come perigeo, apogeo, modulo, docking, convincendoci dell’assurdità di poter atterrare sulla luna (come ancora si diceva al tempo della prima impresa di Armstrong, nel 1969) e sostituendo quindi tale verbo con allunare, da cui il sostantivo allunaggio.

L’influenza della radio e della televisione è a carattere ancor più popolare, estendendosi ad un pubblico che varia dal letterato all’ analfabeta: l’espressione e quindi la comprensione deve essere immediata, per cui il linguaggio deve attenersi il più possibile a quello parlato comunemente, in stile scarno e scorrevole, con la preoccupazione di non annoiare o scandalizzare chi è più istruito e allo stesso tempo non scoraggiare dalla comprensione e perciò dall’ uso della lingua italiana quanti sinora l’hanno considerata una lingua di lusso, da cittadini, quasi una lingua straniera, preferendole il dialetto locale. La massa contadina e montanara, che vivendo in colonie e casolari lontani da ogni contatto umano per gran parte dell’anno si sentiva quasi esclusa dalla società, vede ora rotto questo isolamento e riacquista dignità sentendosi partecipe della vita comune. Speciali trasmissioni televisive dedicate agli analfabeti e semi-analfabeti dimostrano con buoni risultati che non è mai troppo tardi per adeguarsi alle necessità di una sia pur modesta istruzione e contribuiscono a ridurre ancor più ed un giorno annullare la vergognosa e dannosa piaga dell’analfabetismo. Nel linguaggio delle trasmissioni radio-televisive (nonché del cinema, che può anche considerarsi un mezzo di comunicazione di massa) è ancora più accentuata che nella stampa la diffusione di termini e locuzioni di origine regionale, particolarmente ad opera di artisti, comici e cantanti, che ponendo nel suo giusto valore espressivo la forma dialettale, in genere quasi italianizzata almeno nella pronuncia, la fanno accogliere nel parlato comune soprattutto per la sua vivezza d’immagine. L’ambiente in cui di solito tali termini trovano la loro prima divulgazione è quello dei giovani, sempre pronti a recepire (o… fagocitare) tutto ciò che sappia di nuovo, che li stacchi dalla tradizione. Se nell’ ambito della gioventù scolastica, vive e si rinnova continuamente un linguaggio tutto particolare, che va dal buco o dal tombino in Scienze alla cannonata o sparata in Latino, dal violino alla barbata, in un particolare ambiente di giovani capelloni nasce la contestazione globale tra i suoni della musica psichedelica e purtroppo, a volte, anche tra gli effimeri sogni creati dai dannosi allucinogeni…

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