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22nd
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Il Romanticismo

Il Romanticismo è un movimento spirituale estremamente complesso e multiforme che non si presta ad essere facilmente definito. Le sue componenti sono varie e di natura diversa: filosofica, religiosa, poetica, artistica, sociale, politica. Esso quindi viene ad investire tutta la vita dell’uomo e della società e provoca, agli inizi dell’Ottocento, un mutamento radicale nella civiltà umana, di intensità pari a quella operata dal Rinascimento. Difficile è stabilire quando nasce il Romanticismo poiché esso, come tutti i mutamenti spirituali, presenta un lungo processo di formazione del quale si possono cogliere i sintomi, le manifestazioni parziali ed infine l’affermazione, non certo fissare una data di inizio. Sintomi della spiritualità romantica ad esempio, si possono cogliere già nel Tasso nelle varie scene intime e malinconiche, nel presentarci la debolezza e il limite dell’uomo. Certe componenti romantiche, almeno come esigenze ed allo stato embrionale, si possono già ravvisare nella poetica del Seicento e nella polemica letteraria condotta nel corso del Settecento: stati d’animo romantici sono nella poesia ossianica e sepolcrale. 
Una formulazione di esso nelle sue caratteristiche fondamentali viene a precisarsi sul finire del Settecento, in polemica e come reazione al razionalismo ed all’illuminismo. Gli inizi vengono chiamati col nome di preromanticismo. 
In clima preromantico è il Rousseau, che contro la ragione e la cultura esalta la vita di natura e l‘abbandono al sentimento e alla fantasia. Critici di fronte al razionalismo e denuncianti l’incapacità di spiegare tutti i problemi dell’universo e dell’uomo furono i filosofi tedeschi Kant, Fichte, Schelling ed Hegel. 
Le leggi della ragione, meccaniche e rigide, se potevano essere applicate a spiegare la matematica e la scienza, nelle quali da premesse seguono necessarie conseguenze, si rivelavano del tutto impotenti a spiegare i moti dello spirito umano, a risolvere i problemi più vivi e tormentosi dell’uomo: quali il valore, il significato e le finalità della vita. 
Si avvertì allora che, accanto ed insieme alla ragione, opera nell’uomo un’altra facoltà, non meno nobile e non meno necessaria: il sentimento. Attraverso di esso è possibile intuire, se non spiegare, ciò che sfugge alla ragione. Si capì cioè che non tutto e non sempre, nelle manifestazioni dell’umano, è possibile spiegare con leggi universali e conseguenziali. C’è qualcosa che si avverte, si sente, si prova, ma che la ragione da sola non riesce ad esaurire. 
La crisi del razionalismo è anche crisi dell’illuminismo. Questo, nel suo entusiastico ottimismo, aveva preteso di instaurare un’era nuova, l’era della felicità per tutti. Ma a questo ideale di felicità universale si contrapponevano i risultati della rivoluzione francese, figlia dell’illuminismo, che aveva deificato la ragione umana. Non solo la rivoluzione non aveva instaurato l’era del benessere, ma aveva compromesso anche quei promettenti indizi ed inizi di mutamenti politici e sociali che l’assolutismo illuminato aveva lasciato intravedere. 
La ragione era stata impotente nel prevedere lo sviluppo della storia. Le sue leggi, così matematicamente certe, erano fallite proprio quando si trattava di realizzare le richieste fondamentali e più proclamate dell’Illuminismo: la felicità, l’uguaglianza, la libertà, la fraternità tra gli uomini. 
Da qui deriva il rifiuto dei canoni illuministici, la coscienza dell’incapacità di porre i problemi su di un piano collettivo e risolverli con ottimistica concordia.  Succede un periodo di sfiducia in cui viene meno ogni speranza ed ogni certezza, un periodo di instabilità spirituale nel quale predomina lo sconforto e l’inquietudine.

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