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Come eravamo nel 2005? Rilettura di statistiche al tempo presente

Il dato medio ci riconduce sempre all’apologo del pollo di Trilussa. Soprattutto in una società come in quella in cui viviamo, così tanto frammentata e segmentata. Con buona pace dei radicati stereotipi della omologazione e della standardizzazione, dei tanti profeti e cantori della società di massa. Tentare di disegnare una giornata tipo degli italiani, sotto il profilo dei consumi, è operazione altamente arbitraria perché ognuno dei tanti segmenti, o sub culture, che popolano il Paese ha un proprio, peculiare time budget. Ci limiteremo quindi a osservare comportamenti/atteggiamenti maggioritari che scandiscono la nostra quotidianità. La sveglia, per gli italiani, suona tra le sette e le otto del mattino (43% della popolazione, 16% si sveglia invece prima delle sette) ma già nella prima colazione ci imbattiamo in una prima, rilevante, novità. Sino a un recente passato erano i bambini\ragazzi a fare la colazione e gli adulti si limitavano ad una frettolosa tazzina di caffè. La percentuale di adulti che fa la colazione è passata, in un decennio, da meno di un terzo della popolazione al 65%. Niente che assomigli al breakfast anglosassone ma comunque si diffonde l’abitudine di mangiare qualcosa (pane, biscotti, merendine) insieme una bevanda: in genere caffè o caffe e latte. È singolare notare invece che chi fa la prima colazione al bar –un’abitudine considerata qualificante e gratificante- sia, negli ultimi anni, in netta contrazione. Si è passati dal 23 al 9%.
È una casa, quella che vede anche gli adulti partecipare al nuovo rito della colazione, satura di elettrodomestici: televisione (60% delle famiglie ha ben due televisori, 20% tre), lavatrice e frigorifero hanno una diffusione praticamente ecumenica. La lavastoviglie, invece, non supera un modesto 31% -ben al di sotto della media europea- e il televisore ultrapiatto al plasma -in questo momento il più ambito oggetto del desiderio- è presente nel 5% delle abitazioni. Ma la sua escalation, negli anni a venire, sarà travolgente. Colpisce la ricca dotazione tecnologica della casa degli italiani che contrasta vistosamente con lo stereotipo di abitazioni paciose, che odorano di ragù e gli strilli dei bambini come sottofondo. In oltre 50% delle abitazioni è presente il computer si collegano a Internet tutti i giorni, da casa, 35% degli italiani. Sorprendentemente la dotazione casalinga di information technology -con le principali periferiche: la stampante, il lettore DVD, il masterizzatore, lo scanner -risulta più ricca di quella di cui si dispone sul posto di lavoro. I componenti più giovani della famiglia, a loro volta, hanno contribuito a rendere più tecnologica l’abitazione mediante l’accesso privilegiato o esclusivo a proprie piattaforme come la play-station, la console per i video giochi (29%).

Purtroppo il gesto, abituale in altri Paesi uscendo al mattino di casa, dell’acquisto di un giornale è rimasto rara cosa: i sei milioni scarsi di copie continuano da decenni a confinarci come non lusinghiero fanalino di coda nella lettura di quotidiani nell’ambito del Paesi industriali avanzati. La recente diffusione della free press -tanto popolare nei mezzi di trasporto pubblici- non ha raggiunto l’obiettivo di svolgere una funzione maieutica, di iniziazione a una lettura più impegnativa ma non ha nemmeno sottratto copie ai quotidiani. A mezzogiorno -un dato davvero difficile da intuire per chi abita nei grandi centri metropolitani- oltre quattro italiani su cinque tornano a casa per il pranzo: erano 89% dieci anni fa adesso, 2005, si sono leggermente contratti a 85%. Un pranzo che rispetto alla tradizionale scansione ternaria (primo, secondo con contorno, frutta o altro) si è un poco semplificato; nel 34% dei casi ci si orienta verso un piatto unico (58% alla sera).
Un lasso di tempo non indifferente nella giornata è trascorsa al telefonino. Come è noto siamo il Paese in Europa dove il possesso di cellulare è più elevato e questo genera un consistente traffico telefonico (6% lo usa per più di 60 minuti, 8% tra i 31\60 minuti, 24% tra i 10 e i 30). Se aggiungessimo anche gli sms\mms il dato sarebbe assai maggiore. Anche se le recenti, importanti innovazioni sul telefono fisso, che sembrava ormai sul viale del tramonto, prefigurano una seconda impetuosa giovinezza al telefono di casa e una crescente competitività nei confronti del cellulare.

La giornata feriale, al di là degli orari di lavoro, vede la frequentazione di palestre o luoghi dove svolgere attività di movimento (13%), la partecipazione a corsi di formazione, aggiornamento, lingue (3 %), il ritrovo con gli amici al bar (soprattutto maschi; 7%) mentre 10% circa indicalo shopping come attività abituale di tempo libero. Che, molto spesso -soprattutto in un periodo di congiuntura sfavorevole come l’attuale- è prevalentemente window shopping più che comportamento finalizzato agli acquisti. Il negozio di vicinato continua a perdere appeal e clienti a favore della Gdo. Tra l’altro, in questi anni, l’abitudine allo slalom fra punti vendita anche molto diversi si è accentuato privilegiando quelli che si caratterizzano per un prezzo più contenuto: dall’ambulantato agli outlet ai centri commerciali. Questi ultimi stanno divenendo uno dei luoghi preferiti per trascorrere il tempo durante i fine settimana.
Un comportamento in rapida espansione 17% di cultori nelle ultime settimane è l’aperitivo serale indotto dall’happy hour e da un’offerta ormai molto variegata che vede il prevalere di ciò che si mangia su ciò che si beve e consente quindi una cena, o una precena, a prezzi ridotti. La cena fuori casa ha subito invece una drastica contrazione negli ultimi anni ed interessa poco più del 7% della popolazione con un inedito interesse per la ristorazione etnica: negli ultimi tre mesi 15% si è recato a un ristorante cinese, 12% in un fast food. I ristoranti giapponesi, culturalmente tanto attuali, sono frequentati nello stesso periodo dall’ 1,5% della popolazione.
La sera vede l’indiscusso primato e presidio della televisione anche se le circa quattro ore medie di visione sono spalmate durante tutto l’arco della giornata: 33% della popolazione vede la TV 2\3 ore, 19% 3\4 ore, 9% tra le 4 e le 5 ore e 10% (prevalentemente anziani) oltre 5 ore. È la sera che si concentrano prevalentemente i momenti di socialità: 7% invitando amici a casa e 12% trascorrendo la serata, sempre con amici, fuori casa.

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